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Diventare mamma durante la pandemia: dubbi e paure delle donne in gravidanza

“Il mio compagno potrà assistere al parto? Potrò condividere con lui questo momento speciale?”. E ancora: “Siamo sicure in ospedale? Riusciremo ad avere una adeguata preparazione al travaglio? Dovremo avere il primo contatto con i nostri bimbi con una mascherina in faccia?”. Queste sono solo alcune delle domande che molte future neomamme si stanno ponendo. Le donne in gravidanza e le loro famiglie si interrogano con un’ansia duplicata, pensando al loro parto e a quello che accadrà subito dopo. In piena emergenza sanitaria Covid-19 tutto quello che prima sembrava scontato e normale adesso non lo è più. E quel momento magico, quello della gravidanza, rischia di trasformarsi in un incubo fatto di ansie e paure. Le future mamme, che in questo periodo dovrebbero gioire per l’imminente arrivo del proprio bimbo, si trovano invece a temere e ipotizzare scenari critici.  Un momento complicato, fatto di visite annullate e consulti telefonici con sanitari, in questo caso ostetriche o ginecologi.

Voce alle future neomamme

“La cosa che più mi ha spaventato in questo periodo è stata la perdita della serenità – spiega Linda, futura neomamma a un mese dal parto – In queste ultime settimane sono stata poco bene: ho avuto la febbre, la tosse, forti dolori e tanta debolezza. Non nego di aver avuto tanta paura e aver fatto fatica a reperire informazioni, precise e chiare, da esperti. Ora sto meglio, ma non so cosa aspettarmi: il mio compagno potrà essere presente al parto? Avrò i primi contatti con mia figlia attraverso dei dispositivi di protezione?”. Timori e dubbi analoghi a quelli di altre future madri che temono di non poter condividere i primi momenti dopo il parto con i propri cari. “I nonni, gli amici: potranno gioire con noi?”, si chiede Cinzia al settimo mese di gravidanza. Enrica, invece, racconta del trascorrere delle sue giornate lontana dal compagno. “Questo Covid ci sta tenendo lontani. Io sono isolata in casa con mia madre a Varese, il mio compagno è a Milano e ci vediamo solo tramite video chiamate. Lavora là e, per la sicurezza mia e della bambina, non possiamo condividere questa gravidanza. O meglio, tentiamo di farlo a distanza. Ma non è la stessa cosa. Investo un sacco di tempo durante l’arco della giornata nel tenere a bada i pensieri negativi e non dovrebbe essere così: dovrei poter pensare ai nostri progetti e alla famiglia che mi sto costruendo”.

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