Italy

Divina Commedia, il «Dizionario» dantesco in edicola con il «Corriere»

Esce il 13 aprile il quarto volume della serie realizzata con Salerno Editrice. Citazioni, personaggi, luoghi e modi di dire nel censimento realizzato da Enrico Malato

di JESSICA CHIA

Una guida preziosa per affrontare la lettura della Divina Commedia; quasi un piccolo regesto enciclopedico, un vademecum sui luoghi, i 913 personaggi, il censimento dei nomi propri citati (anche attraverso soprannomi, epiteti o allusioni); i termini scientifici, filosofici, tecnici… con una serie di tavole mirate a dare una rappresentazione figurativa del cosmo dell’Alighieri. Esce il 13 aprile in edicola con il «Corriere» il primo volume del Dizionario della «Divina Commedia» (A-L) di Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana all’Università Federico II di Napoli. Si tratta del quarto titolo della collana «Dante», realizzata in collaborazione con Salerno Editrice per i 700 anni dalla morte del Poeta.

Enrico Malato
Enrico Malato

«L’idea del Dizionario è nata dalla necessità di contenere la Divina Commedia nei limiti di spazio stabiliti — spiega al «Corriere» Malato, che è presidente della Commissione scientifica preposta all’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi, ideatore e coordinatore della Necod (promossa dal Centro Pio Rajna) —, in un rapporto obbligato, in ogni pagina, di note ristrette in un ingombro non superiore a quello dei versi, e però insieme mantenere l’impegno di offrire un commento idoneo a consentire piena intelligenza del testo, compatibilmente con gli obblighi detti. Perciò si è pensato di rinviare a uno spazio esterno il profilo dei personaggi». Prosegue il filologo: «È poi parso opportuno usare quello spazio anche per un approfondimento di problematiche complesse, dottrinali, astronomiche, storico-mitologiche, linguistiche... Così l’“archivio” è andato prendendo corpo, lo si è arricchito con la registrazione delle voci linguistiche più notevoli o a qualsiasi titolo interessanti, ed ecco il Dizionario. Che certo impone un piccolo disagio al lettore, obbligato a cercare in un altro volume, informazioni integrative della chiosa al passo che sta leggendo. Ma si tratta di un piccolo disturbo, facoltativo, perché la chiosa dà l’informazione essenziale per intendere la lettera del testo, e comunque compensato dal vantaggio che ne deriva: perché chi legge trova un’informazione più ampia, collegata ad altre affini che a piè di pagina non sarebbe possibile dare, e soprattutto trova, nell’insieme, un repertorio tematico e lessicale che consente in modo agevole qualsiasi ricerca. Un piccola “enciclopedia dantesca”, maneggevole e di facile consultazione, che è un “miracolo” negli ambiti ristretti in cui è stato possibile contenerla».

La copertina del quarto volume della collana «Dante»
La copertina del quarto volume della collana «Dante»

Nel Dizionario si trovano citazioni e curiosità, come quelle sui termini della Commedia che ancora usiamo, dato che circa un terzo delle parole della lingua che parliamo risalgono a quella direttamente, o indirettamente. Tra questi, per esempio, ci sono i modi di dire come «far tremare le vene e i polsi» che compare nel primo canto dell’Inferno («avere tremiti per paura», spiega il Dizionario); o «bel paese» (dall’invettiva contro Pisa nel canto XXXIII dell’Inferno, per indicare l’Italia, il Paese dove si parla «la lingua del sì»: «(i)l bel paese là dove ’l sí suona». E si trova anche «cosa fatta capo ha», spiegato alla voce «Mosca (de’ Lamberti)», membro di una casata ghibellina, dannato nella 9ª bolgia fra i seminatori di discordia. Quando Buondelmonte de’ Buondelmonti manca alla promessa di matrimonio con una ragazza degli Amidei, Mosca interviene in un consiglio di famiglia e pronuncia la frase, intesa come un invito a uccidere Buondelmonte («Ricorderà’ti anche del Mosca,/ che dissi, lasso!: “Capo ha cosa fatta”,/ che fu mal seme per la gente tosca)»: un fatto che fu all’origine delle lotte tra le famiglie di Firenze.

Tra le parole e le locuzioni arrivate fino a noi è il celebre «galeotto fu» del canto V dell’Inferno. Spiega il Dizionario: «Galeotto: Galehault, colui che, nel romanzo arturiano Lancelot du Lac, rese palese l’amore tra Ginevra e Lancillotto, già scoperto dalla dama di Malehaut, inducendo la regina a baciare il cavaliere (assunto perciò come sinonimo di mezzano di amori illeciti)». Oppure ci sono parole che hanno assunto valore diverso, è il caso di «gentile»: nobile («latino gentilis, da gens, “che appartiene alla stessa gente, stirpe”): «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende»; «di gentile aspetto» (riferito a Manfredi di Svevia, Purgatorio, III); oppure dal «latino tardo gentilis, usato nel plurale con riferimento a gentes, “abitanti di villaggi rurali”, i pagi, da cui pagàno». E l’espressione «pan per focaccia» è già in Dante (Inferno, XXXIII) in forma simile: frate Alberigo dei Manfredi di Faenza, entrato in dissidio con dei parenti, li invita a pranzo inscenando una riappacificazione; ma al segnale di portare la frutta («io son quel da le frutta del mal orto»), fa intervenire dei sicari per ucciderli. Alberigo è dannato fra i traditori dei parenti nella Tolomea, dove dice: «Qui riprendo dattero per figo», cioè viene duramente ripagato per ciò che ha fatto.

Su «la Lettura» #412 del 20 ottobre 2019 una visual data di Giulia De Amicis, con un articolo di Paolo Di Stefano, ha calcolato che la parola più usata nella Commedia è «occhi» (occorre 212 volte); il Dizionario dedica ampio spazio alla parola: dall’organo della vista («quella [Beatrice] il cui bell’occhio tutto vede»; cioè il futuro), alla visione intellettuale («dinanzi a li occhi»; gli occhi della mente), all’espressione del sentimento («lucevan li occhi suoi più che la stella»). E poi gli «occhi di bragia», «biechi», «vivi», «torti»… Il Dizionario è sì uno strumento fondamentale per comprendere la Commedia; ma può essere anche una lettura a sé stante per gli appassionati che vogliono andare alla ricerca di curiosità e di aneddoti inaspettati.

Il volume in edicola: per conoscere, per divertirsi

È in edicola dal 13 aprile con il «Corriere» il quarto volume della collana «Dante», realizzata in collaborazione con Salerno Editrice. La serie raccoglie 18 titoli (al prezzo di e 7,90 più il costo del giornale) con le opere dell’Alighieri e i saggi dei maggiori studiosi dedicati al poeta. Dopo l’uscita de La Divina Commedia, divisa in tre volumi, uno per cantica, ora arriva in edicola il Dizionario della «Divina Commedia» (A-L) (il secondo tomo va in edicola il 20 aprile) di Enrico Malato, filologo, critico letterario e storico della letteratura, che firma anche gli ultimi tre titoli. Uno strumento di lavoro essenziale per la consultazione del testo dantesco, che fornisce notizie sui personaggi, i luoghi, i riferimenti mitologici, storici, astronomici, il lessico filosofico e tecnico. Tra le prossime uscite: La Vita nuova e Le Rime (27 aprile); Il Convivio (4 maggio); i primi saggi ad andare in edicola sono: Dante e l’aldilà medievale di Alison Morgan (25 maggio); Dante filosofo e poeta di Rocco Montano (1° giugno) e I numeri nella «Divina Commedia» di Manfred Hardt (8 giugno).

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