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Dubbi sul post emergenza: ci sarà la "seconda ondata"?

In Italia, il picco potrebbe non essere ancora arrivato. Ma c'è già chi si preoccupa di una possibile "seconda ondata", che potrebbe seguire il primo gruppo di contagi da Covid-19.

Il Sars-Cov-2 è un virus nuovo, che ancora l'uomo non conosce bene, e contro di lui non ci sono ancora strumenti sicuri: nessun vaccino, né farmaci specifici che si siano dimostrati efficaci per la guarigione dei malati. L'unica arma che abbiamo, ad oggi, per sconfiggerlo è rappresentata dalle misure di contenimento: distanziamento sociale e uscite limitate adesso e tracciamento dei contagi e isolamento immediato una volta finita l'emergenza. Per questo, tutto dipende da noi.

Impossibile prevedere cosa succederà, una volta terminata la prima ondata, ma abbiamo il vantaggio di poter guardate a Paesi più avanti di noi nella curva pandemica. Cina e Corea del Sud, infatti, vanno verso la riapertura, dopo la fine della "prima ondata" e ad aprile dovrebbero sospendere le misure adottate per fronteggiare la pandemia.

L'emergenza, secondo quanto spiega al Corriere della Sera il professore di Igiene al Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze, Paolo Bonanni, "si può dire finita quando non ci sono più casi di una malattia che non è diventata endemica", cioè che non è diventata costantemente presente sul territorio. "Bisognerà vedere appunto se il coronavirus diventerà endemico, cioè se al di là dell’episodio con il picco più alto, la malattia continuerà nei mesi a venire a esistere, anche se in pochissime persone e magari con una virulenza minore dal punto di vista clinico", precisa Bonanni.

Per questo, "le misure vanno mantenute per tempi più lunghi rispetto a quando si vede un calo significativo dei casi", vista la possibilità che i pochi casi ancora positivi contagini quelli "suscettibili, che sono ancora moltissimi, dato che il virus è nuovo". E l'esperto avvisa: "Potrebbe ricominciare tutto, con una reimportazione dei casi da aree del mondo dove l’infezione ha avuto un andamento più ritardato. Il problema in generale è la non-sincronia dei focolai epidemici in tutto il mondo". Per questo, "potremmo stare tranquilli quando vedremo una sostanziale riduzione del numero dei casi anche negli altri Paesi. Le misure vanno mantenute per un tempo significativamente lungo per poter essere sicuri che l’epidemia non riprenda". Ma, ammette Bonanni, "non sappiamo cosa succederà con il coronavirus": la sua diffusione potrebbe diminuire con le alte temperature, come sostengono alcuni studi, per poi ripresentarsi in autunno.

L'andamento della diffusione del virus è incerto, ma "la speranza è che mantenga l’attuale relativamente limitata patogenicità e letalità e che non muti geneticamente", ha sottolineato Walter Ricciardi. Il membro italiano del Comitato esecutivo dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha rivelato le ipotesi in campo: "il contenimento ha successo (come con la Sars); l’epidemia si estingue dopo aver contagiato il maggior numero possibile di persone (come per Zika); il virus perde di intensità e resta endemico come altri che continuano a circolare (come l’influenza)".

Dato il rischio di una possibile seconda ondata, sarebbe bene mantenere le misure igieniche adottate durante l'emergenza, anche per i mesi a venire, monitorando anche l'insorgere di sintomi riconducibili al Covid-19. Ma, nell'eventualità di nuovi casi, il Paese dovrebbe essere più preparato a individuarli e, nel caso, isolarli tempestivamente.