Italy

Ecco gli «assassini di bugie» sul web Così a Bari si studiano le fake news Nasce anche la piattaforma etica

Secondo un lavoro condotto dalla cooperativa Radici Future in collaborazione con il dipartimento di Informatica dell’Università il 7o% delle notizie non è attendibile

di Michele Pennetti

BARI - È sufficiente cercare l’informazione sbagliata per individuare le fake news? Quali sono i criteri per affermare che una notizia è finta? E, infine, possono i social autodisciplinarsi sul piano etico? Interrogativi così attraversano - da tempo - la galassia massmediologica e della pubblica opinione. Anche perché sulla riproduzione di falsità si fonda una porzione ragguardevole della promozione di consenso politico ed economico. Basti pensare che i social network sono cresciuti esponenzialmente proprio perché è impossibile - o quasi - rintracciare la fonte delle informazioni postate. Il peccato originale resta la concessione alle aperture di profili fasulli. Profili sovente governati da macchine, da algoritmi, non da esseri umani. Megafoni che diffondono notizie non certificate e neppure verificate. Il dibattito (già rovente) attorno al tema è esploso nel momento in cui Twitter ha deciso di sospendere - prima in via temporanea e poi definitiva - il profilo dell’ex presidente statunitense Donald Trump.

Due milioni e mezzo di articoli scandagliati

Le reazioni alla divulgazione di fake news o di giudizi costruiti ad arte, in realtà, pongono due problemi: uno di natura scientifica e l’altro di ordine etico. Scientificamente, per un utente medio senza competenze specifiche sul campo, è difficile scovare un’informazione non veritiera. Un approccio originale per congegnare un insieme di indicatori utili è stato focalizzato dalla cooperativa Radici Future Produzioni di Bari che, attraverso una convenzione siglata con il dipartimento di Informatica dell’università Aldo Moro, ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che traccia nel lessico, nello stile della scrittura e nel vocabolario i segni della menzogna. L’accordo ha consentito ad alcuni studenti di laurearsi con tesi sulle predizioni algoritmiche di scenari criminali e presenza di fake news. La mole di dati, invece, ha rivelato che le notizie ingannevoli nascono quasi sempre da informazioni autentiche che, successivamente, vengono decostruite, ribaltate, ristrutturate artificialmente grazie alla ricorrenza di mai generici keyword. Fra quotidiani e siti sono stati visionati e analizzati poco più di due milioni e mezzo di testi. Gli articoli scremati dalla carta stampata nazionale, comprese le edizioni locali dei giornali, sono stati ritenuti dallo studio al cento per cento attendibili. Una percentuale crollata fra il 30 e il 40 per cento nel momento in cui sono stati presi in esame i pezzi pubblicati dalle medio-piccole testate online. Detto in maniera più chiara: il 60-70 per cento delle notizie hanno palesi margini di arbitrarietà. Quota che sale fino al 90 per cento nel momento in cui le stesse notizie vengono traghettate sui social network.

Il social network certificato

Ai risultati appena enunciati si è pervenuti attraverso la spremitura di ricorrenze terminologiche che permettono di riconoscere se, dietro l’informazione vagliata, c’è un fabbricante artificiale. Proprio partendo da queste considerazioni sviluppate con l’università di Bari, Radici Future sta per immettere sul mercato online LiesKill.com/eu. Ovvero, un social network generalista con funzione per la didattica a distanza. La particolarità della piattaforma, che per parole e immagini viaggerà sulla stessa lunghezza d’onda di Facebook e Twitter, sta nella certificazione etica dell’utente, il lieskiller, l’assassino di bugie. Ogni utilizzatore, prima di iscriversi, dovrà approvare un galateo che l’impresa ha prodotto ispirandosi alla Dichiarazione universale dei diritti umani e al codice deontologico della stampa italiana. La società si avvarrà di un comitato etico-scientifico interno ed esterno. Su indicazione dell’equipe di LiesKill o di altri utenti collegati ad una chat, il lieskiller che contravverrà al codice etico sarà espulso. Il canone preselettivo sgombra il campo da dubbi. Il fil rouge è stabilire un rapporto di fiducia, diretto, con gli iscritti e rifarsi alle regole del gioco per evitare che un hater o un propagatore di disinformazioni possa insediarsi sulla socializzazione. Il ricorso alla deontologia dei giornalisti, peraltro, offre un’identità inconfondibile della collocazione “commerciale” di questa piattaforma etica, che è sempre più un posizionamento di opinione. Il punto cardinale del momento, in materia. Possono coesistere sul web piattaforme “leggere” e social solidi eticamente codificati? E l’Unione europea può normare le sanzioni a carico di chi riproduce bufale finalizzate a migliorare notevolmente le proprie performance? Nell’attesa, da Bari giungono rilevatori interessanti e una chiave operativa per schivare le fake news.

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