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Ecco perché sono diventata flexitariana e lo dovreste diventare anche voi

Sono le 12 di un giorno qualsiasi della quarantena. Sul fuoco ci sono le verdure che cuociono: sto provando a fare un curry con latte di cocco, chissà se esce. Ogni due o tre giorni provo una ricetta diversa, tanto ho tempo. Tutte, nessuna esclusa, sono vegetariane.

Ho mangiato carne e pesce per tutta la vita. Mi piace tantissimo mangiare, sono toscana quindi il manzo è parte della mia tradizione culinaria, e da quando vivo a Milano sono fan della cucina etnica, sushi in primis. Sono single, vivo da sola, e non ho mai amato cucinare per me: la mia settimana tipo era pranzo fuori al bar che accetta i ticket pasto, cena al ristorante almeno tre, quattro volte e le rare volte che stavo in casa o delivery oppure un variegato menù a base di insalata nella busta e tonno in scatola. In casa mia non c’era mai niente tranne il tonno: potevo essere letteralmente brand ambassador di Rio Mare, giuro.

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Eppure da un paio di mesi ho cambiato radicalmente la mia alimentazione: sono diventata flexitariana (o almeno così sembrano le definirsi le persone che seguono una dieta come la mia: si sa che la gente ama le etichette, e se questo facilita la comunicazione io mi adeguo).

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Cosa significa essere flexitariani? Significa continuare a mangiare carne e pesce, ma limitandoli a due, tre pasti la settimana. In altre parole vuol dire avere una dieta vegetariana ma senza privarsi, occasionalmente, della carne.

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Il motivo è molto semplice, e non è legato a nessun episodio in particolare. Non ho visto nessun documentario scioccante, letto un libro che mi ha fatto cambiare opinione, ascoltato un discorso illuminante. Niente di tutto questo, non c’è niente di sentimentale nella mia scelta. Il motivo è che, per lavoro, ho cominciato a leggere i report sul climate change, a informarmi sulle tematiche ambientali, a prendere atto della situazione globale. E vedendo la realtà delle cose, senza più poterle ignorare, a mettere in discussione la mia vita.

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La situazione del pianeta, il climate change, sono anche mia responsabilità. Sono una conseguenza anche delle mie azioni. E in quanto tale, devo modificare la mia vita per far parte del cambiamento positivo. In particolare, il consumo di carne rossa produce una quantità di emissioni inimmaginabile, in proporzione molto più di quelle derivanti da un volo transoceanico. E siccome voglio continuare a viaggiare e a vedere il mondo, non mi resta che modificare la mia dieta.

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Perché non diventare vegetariani allora? Perché non fare un passo definitivo, invece che questo ibrido che sembra dimostrare che non ho abbastanza motivazione per fare una scelta veramente rivoluzionaria?

Perché ho capito che vivere in modo sostenibile significa adottare un modello di comportamento che si può mantenere nel tempo. E che è meglio fare un passo piuttosto che stare fermi impalati.

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Personalmente, so che non riuscirei a fare a meno della carne in assoluto. Ci saranno sempre dei momenti in cui tornerò in Toscana e vorrò mangiare una fiorentina, e altri in cui il prosciutto crudo sarà il comfort food di cui avrò bisogno. Ci saranno cene di sushi, e lasagne al ragù nella mia vita. Non potrei farne a meno, perché se lo facessi so che durerebbe poco e mollerei tutto: non sono abbastanza determinata per essere così radicale, e onestamente non penso nemmeno che ce ne sia bisogno. Non servono 100 persone che fanno una vita sostenibile al 100%, ne servono milioni che fanno questo percorso in maniera imperfetta cercando di fare del proprio meglio.

Nelle ultime tre settimane ho mangiato vegetariano tutti i giorni, pranzo e cena, tranne venerdì scorso a pranzo. Avevo voglia di prosciutto, e non potete capire che bellezza è stato mangiare una focaccina crudo e mozzarella. Seduta al tavolo di casa mia, mi sembrava di essere a uno stellato Michelin.

Lo rifarò quando ne avrò voglia, senza sensi di colpa e senza obblighi, perché la mia dieta non me li vieta. E questo, paradossalmente, è il mio più grande stimolo a evitarli: siccome posso mangiarli, mangio altro per scelta, non per costrizione. È una bella, bellissima sensazione. E credetemi, se ce l’ha fatta miss tonno&insalata, ce la possono fare veramente tutti.

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