Italy

Economia, 007 e urne. Conte crea un fortino per resistere agli alleati

Sostiene Bersani che «a breve si entrerà in un’altra era e tornerà anche la politica». E proprio l’approssimarsi della nuova fase porta autorevoli esponenti di governo del Pd a dire che l’esito di questo processo non può essere dato già oggi per scontato: o Conte sarà capace di guidarlo — cogliendo il momento giusto e aggiornando la squadra di Palazzo Chigi d’intesa con le forze di maggioranza — o finirà per esserne travolto. Nell’esecutivo è convinzione largamente condivisa che le capacità di manovra del premier in quel frangente saranno agevolate o ridotte a seconda di come il Paese arriverà al turning point, sotto il profilo sanitario e soprattutto sotto quello economico. Le previsioni non solo smentiscono un «rimbalzo» del Pil per il prossimo anno ma anticipano un «quadro drammatico», che è stato valutato allo stesso modo da esponenti di maggioranza con il leghista Giorgetti: «Per ora la Bce sta svolgendo un ruolo di supplenza, ma questa operazione rallenterà quando in Europa partiranno Mes e Recovery fund. Ce ne rendiamo conto o facciamo finta di nulla?». Sarà (anche) per questo che il capogruppo del Pd Delrio sottolinea come «senza un cambio di passo non si regge», con riferimento al Paese oltre che al governo.

Gioco di sponde

Sentendo puzza di bruciato, Conte ha preso a blindarsi. Le sue mosse sono figlie di un unico disegno, che è quello dell’arrocco in chiave di potere. Sui vertici dei servizi ha tenuto il punto per la proroga di Vecchione al Dis, e mira a controllare i quattro vice delle due Agenzie all’interno di un gioco di sponde che — come racconta un esponente della segreteria dem — «impegna anche Gianni Letta e D’Alema». Sulla gestione dei fondi europei lavora per accentrare tutto in una struttura di coordinamento a Palazzo Chigi che è una sorta di Invitalia 4.0. Sulle grandi opere — come ha scritto Giorgio Meletti sul Domani — ha ingaggiato un braccio di ferro con la Ragioneria generale dello Stato per decidere da solo i commissari di cinquanta progetti non meglio definiti. E sulla Rai — che è tassello essenziale della sua strategia — si è schierato a difesa dell’amministratore delegato Salini, smentendo il ministro dell’Economia.

Cercare una sintesi

Avendogli affibbiato il cliché dell’attendista, i suoi alleati sono storditi dalla rapidità con cui Conte si sta costruendo il fortino, mentre marciscono i loro tavoli sul programma con cui immaginavano di imbrigliarlo: quello per le riforme è saltato l’altro ieri; quello economico è andato a monte ieri dopo una rissa sul Mes su cui il premier ben si guarda dal cercare una sintesi. Conte ha l’abilità di dire una cosa e di fare il suo contrario. Sul Recovery fund prima ha ammesso in tv che «siamo un poco in ritardo», poi ha sostenuto di esser stato frainteso. È il meccanismo con cui ha messo in scacco finora istituzioni, partiti di maggioranza e opposizione, e pure i sindacati. «Aveva promesso di convocarci per la legge di Stabilità e non l’ha fatto», si lamentava ieri il leader della Cgil Landini, che ha aspettato invano l’invito dopo avergli steso il tappetino.

Ultimare l’arrocco

Avanti i prossimi, che sono li suoi alleati. Consapevole di essere atteso al varco dopo la Finanziaria, ieri sera il premier ha giocato d’anticipo portando in Consiglio dei ministri il decreto legislativo per ridisegnare i collegi elettorali dopo il taglio dei parlamentari. Una manovra da blitzkrieg, visto che nel Pd non erano stati informati e riversavano su Conte commenti irriferibili. Tecnicamente è una decisione ineccepibile, politicamente è un atto di guerra dichiarato a Di Maio e Zingaretti. Perché così, in caso di crisi, si potrebbe andare subito alle urne con l’attuale sistema di voto maggioritario, siccome il proporzionale staziona alle Camere sul binario morto. E Conte con la sua lista, che ci sarà, diverrebbe indispensabile per competere con il centrodestra. Mentre il Paese e i partiti sono concentrati sullo sci e sul cenone di Natale, il premier sta per ultimare l’arrocco. Che non è solo una mossa difensiva. Giorni fa, a un parlamentare a cui ha promesso la candidatura, a un certo punto ha detto: «Non si devono mai sottovalutare le persone»...

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