Italy

EDITORIALE/ Con l’emergenza Coronavirus tutto è possibile

 Lo Spallanzani e il completamento dell’edificio ad alto isolamento, fermo da anni

 Lo dicono e lo scrivono tutti. Per anni hanno massacrato la sanità laziale, hanno tagliato uomini e risorse, hanno chiuso ospedali e bloccato il turn-over. Oggi l’emergenza Coronavirus  ci fa assistere al fenomeno inverso. Sulla sanità piovono risorse infinite, contributi, donazioni,  sono in atto massicce campagne di assunzioni, chiamate alle armi, si aprono ospedali, si spostano reparti, si adattano strutture sanitarie e non in funzione Covid-19, parola magica che apre tutte le porte, si requisiscono alberghi, B&B, tutto quello che serve.  Ci siamo accorti di non avere letti sufficienti in terapia intensiva, di non avere dispositivi di protezione, di non avere mascherine. E oggi è una continua rincorsa a rimediare agli errori di ieri. In pratica è in atto una operazione di restyling   colossale della sanità: effetti collaterali? Svuotati i Pronto Soccorso, nessuno si ricovera più, nessuno muore più di infarto (si fa per dire) , non c’è più un ictus in giro, si preferisce restare a casa con una emiparesi,  rischiare la pelle piuttosto che ricorrere all’ospedale. il “fatturato” sanitario pubblico è crollato dell’80 per cento. Quello del privato? Non ne parliamo. Esiste solo il coronavirus, per il quale il privato è tenuto ai margini, battaglie sanguinose per tamponi e mascherine. Incredibile ma vero. E in questo scenario irreale accade che qualcuno (nella fattispecie il governo regionale) metta in atto una operazione alla quale nessuno aveva pensato. Sull’onda della necessità di reperire letti di terapia intensiva si decide improvvisamente di concludere i lavori e aprire in fretta quella che si può definire una cattedrale nel deserto completamente dimenticata all’interno di uno dei punti chiave nella lotta al coronavirus Covid-19, lo Spallanzani, un edificio ad alto isolamento realizzato dieci anni fa ma mai portato a termine. Una struttura avveniristica costata già un sacco di soldi (oltre 50 milioni e con la prospettiva di una gestione molto onerosa), con le caratteristiche di  laboratorio biologico al massimo livello di sicurezza (BLS4). La struttura, innovativa,studiata per contrastare malattie aggressive quali la Sars, l’ebola e altre patologie altamente infettive è una delle poche a livello mondiale dotata di particolari strumentazioni e tecnologie per affrontare pandemie altamente diffusive. Dunque al suo interno verranno attivate dieci celle per malati ad “alta contagiosità”. L’ultima ispezione ministeriale risale all’ottobre del 2018, non aveva portato passi avanti sostanziali. Fino alla tempesta del Covid lo Spallanzani navigava tranquillo e annoiato, con metà dei posti letto vuoti, era poco performante. Ma adesso è la stella del firmamento sanitario italiano, può chiedere qualsiasi cosa. E dunque qualche giorno fa il capo della Protezione Civile Borrelli, cui quell’edificio chissà perché fa riferimento, ha annunciato che la struttura verrà completata e resa operativa in fretta. C’è un’ordinanza firmata dal responsabile dell’unità di crisi, Alessio D’Amato per conto del Governatore. La gestione dell’operazione, “valutato il curriculum e le competenze acquisite”, si legge nell’ordinanza, è affidata al Giuseppe Caroli, già direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea e della Asl Roma 5, in quiescenza, che fruirà del solo rimborso spese.  Dovrà fare tutto in due mesi,avrà poteri assoluti, una sorta di commissario “dentro” lo Spallanzani. Procedura assolutamente insolita, il provvedimento è chiaro su questo, Che nessuno si opponga, che nessuno parli di inconferibilità o altro.  Farà tutto quello che dovrà fare avvelendosi delle strutture tecniche e amministrative dello Spallanzani. e tutti dovranno collaborare con lui. In un contesto nel quale per pagare cento euro servono complesse procedure amministrative è un miracolo, un tornado. Ultima pennellata all’operazione. Chi la finanzia? Per  l’attivazione dei nuovi posti letto di terapia intensiva sc ende in campo il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco con una donazione di 4 milioni di euro. Niente male.

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