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Eitan è tornato in Italia, atterrato l’aereo a Orio al Serio

Il bambino di 6 anni è insieme alla zia Aya Biran Nirko, suo marito Or e le cuginette

DALL’INVIATO A ORIO AL SERIO (BERGAMO). Il bambino conteso è tornato a casa. Alle 22.05 di questa sera, Eitan Biran è atterrato a Bergamo con il volo Ryanair FR2006 decollato dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Ha viaggiato accanto agli zii a cui è stato affidato, Aya e Nirko Biran. Ha guardato i cartoni animati assieme alle cugine. Gli hanno fatto credere che fosse la fine di una vacanza. Ma è stato l’esito di una battaglia legale durata quasi tre mesi.

«Eitan torna nella casa dove è cresciuto da quando aveva un mese di vita e dove i nonni paterni non vedono l’ora di abbracciarlo, torna dal suo adorato gatto Oliver», ha detto il portavoce della famiglia Itai Ha-Or. È la fine del sequestro organizzato dal nonno materno Shmuel Peleg, ed è contemporaneamente il nuovo inizio della vita dolente di un bambino di 6 anni. Eitan Biran è l’unico sopravvissuto alla sciagura della funivia del Mottarone, in quello schianto del 23 maggio scorso ha perso i genitori e il fratello. Adesso si è ricongiunto alla famiglia a cui è stato affidato.

La zia Aya Biran ha detto poche parole attraverso i suoi avvocati: «Questo ritorno è la giusta conclusione di una vicenda molto delicata. Adesso chiediamo a tutti, per favore, che possa cessare il clamore mediatico. Eitan ha bisogno di serenità e tranquillità». Proprio per evitare microfoni e telecamere in areoporto, due auto con a bordo alcuni agenti della squadra mobile di Pavia hanno scortato il bambino e gli zii fin dalla pista di atterraggio. E poi, da Bergamo a casa. Devono fare dieci giorni di quarantena. La casa è stata prepara dai nonni materni con cibo e giocattoli nuovi, tutta il perimetro del giardino è stato coperto con un telo verde. Nessuno deve più spaventare il bambino conteso.

Sul rapimento di Eitan Biran adesso sappiamo quasi tutto. Il nonno materno, Shmuel Peleg, 63 anni, tenente colonnello in pensione dell’esercito israeliano, ci pensava già dall’inizio dell’estate. Da quando aveva ingaggiato Gabriel Alon Abutbul, anche lui un ex militare passato al servizio dell’agenzia di contractor «Black Water». Un soldato privato. Un mercenario. Uno che in molti avevano scambiato per un agente dei servizi segreti. Era lui che compariva alle udienze in Italia. Sempre lui che studiava la logistica di quello che sarebbe diventato il sequestro. Seconda la procura di Pavia, la decisone di passare all’azione forse era stata presa il 24 maggio, quando un giudice aveva affidato Eitan alla zia Aya Biran. Di sicuro il piano scatta l’11 settembre. Quel sabato il nonno deve vedere Eitan per una visita concordata. Dice al bambino che lo porterà a comprare dei giocattoli a Pavia. Eitan esce di casa sorreggendosi a un girello e si incammina con il nonno, mentre il complice aspetta nella strada parallela a bordo di una Volkswagen presa a noleggio. All’ora di pranzo passano il confine italiano a Chiasso. Per un incredibile errore che non è stato chiarito, il divieto di espatrio di Eitan Biran non era inserito nella banca dati Shenghen. Alle tre di pomeriggio, sulla pista dell’aeroporto di Lugano è già pronto un Cessna 680 della società tedesca «Aronwest» noleggiato per 42 mila euro.  Si imbarcano in tre. Atterranno a Tel Aviv: scendono il nonno e il bambino. Perché il volo del contractor Gabriel Alon Abutbul prosegue fino a Cipro, lì dove è stato arrestato e rilasciato su cauzione nei giorni scorsi.

Ci sono voluti quasi tre mesi prima che la giustizia israeliana riconoscesse la gravità di quanto era accaduto con parole esatte: «Sottrazione internazionale di minore». Sul nonno Shmuel Peleg e il suo complice pende adesso un mandato di cattura internazionale. La procedura per l’estradizione in Israele può durare anche un anno, l’ultima parola toccherà al ministro della Giustizia Gideon Sa’ar. Ma intanto, Eitan Biran, dopo 83 giorni, è a casa. E che proprio la villetta di Pavia, in frazione Travacò Siccomario, sia il suo indirizzo lo dice anche una sentenza della Corte Suprema di Tel Aviv. La sua casa è in Italia. Dove i genitori avevano scelto di vivere. Dove adesso un telone verde protegge la vista su un piccolo giardino e un gatto di nome Oliver fa le fusa di bentornato.

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