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Eitan torna in Italia dopo 84 giorni: è atterrato a Bergamo il volo partito da Tel Aviv. I legali della zia Aya: “Ora sia tutelata la sua privacy”

Cronaca

Eitan torna in Italia dopo 84 giorni: è atterrato a Bergamo il volo partito da Tel Aviv. I legali della zia Aya: “Ora sia tutelata la sua privacy”

Con lui hanno viaggiato la zia Aya Biran Nirko, suo marito Or e le loro due figlie. Ad attenderlo a casa i nonni paterni. La Corte suprema israeliana aveva fissato il 12 dicembre come data massima di rientro per il bambino

È atterrato alle 22 allo scalo di Orio al Serio il volo Ryanair che ha riportato in Italia Eitan, 6 anni, unico sopravvissuto all’incidente della funivia del Mottarone del 23 maggio scorso sul lago Maggiore. Il volo era partito poco dopo le 19, ora locale, dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Con il bambino hanno viaggiato la zia Aya Biran Nirko, suo marito Or e le loro due figlie.

Con un volo Tel Aviv-Bergamo Eitan fa così rientro nella sua nuova casa italiana in provincia di Pavia. Ad attenderlo ci saranno i nonni paterni, come ha spiegato un portavoce della famiglia Biran aggiungendo: “Dopo 84 giorni da quando è stato allontanato illegalmente dalla sua casa, Eitan tornerà ora alla routine della sua vita, a tutti gli ambienti medici, terapeutici ed educativi, ai suoi amici del quartiere e alla scuola, alla comunità in cui è cresciuto, e al suo adorato gatto Oliver”. In vista del suo arrivo, i legali di zia Aya, gli avvocati Grazia Cesaro e Cristina Pagni, hanno lanciato un appello scritto ai mass media affinché spengano i riflettori sulla vicenda. Hanno invitato a “comprendere l’esigenza di tutelare la privacy del minore nel rispetto dei principi della Carta di Treviso nonché delle norme deontologiche e professionali”. “Eitan – si legge nel messaggio – ora ha bisogno di serenità e tranquillità, insieme alla sua famiglia, per affrontare un percorso di recupero delicato”.

Su questa vicenda la Corte Suprema di Tel Aviv ha cercato di mettere un punto fermo: il giudice Alex Stein, confermando le due decisioni delle scorse settimane di primo e secondo grado, ha stabilito che “il luogo normale di vita” del bambino “sia in Italia dove ha trascorso quasi tutta la sua esistenza” e che quello che gli è accaduto a settembre è stato un rapimento verso cui la Convenzione internazionale dell’Aja prevede “tolleranza zero” e impone “la restituzione immediata” ai tutori. Aveva stabilito inoltre che il bambino dovesse fare ritorno in Italia entro il 12 dicembre. Il giudice ha perciò riconosciuto, accogliendo l’istanza della zia Aya, la sottrazione illegittima del minore da parte del nonno materno. Il quale è destinatario di un mandato d’arresto internazionale per le accuse di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all’estero e appropriazione indebita del passaporto del nipotino. Arrestato a Cipro, e rilasciato dietro cauzione, il presunto complice di Peleg, il “soldato” dell’agenzia di contractor statunitense Blackwater, Gabriel Alon Abutbul, anche lui israeliano e nei cui confronti è in corso il procedimento di estradizione.

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