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Emanuela Orlandi, nuovo sit-in a Sant’Apollinare a 37 anni dalla scomparsa La foto-storia

L’ultima notizia sulla triste e infinita storia di Emanuela Orlandi, la figlia quindicenne del commesso pontificio Ercole svanita nel nulla quando a Roma circolavano ancora gli autobus di colore verde e per telefonare si usavano i gettoni, risale a allo scorso 30 aprile, in pieno lockdown: il Vaticano, dopo la magistratura italiana (nel 2015), ha di recente archiviato l’inchiesta sul caso Orlandi, nel caso specifico relativa alla montagna di ossa accatastate nelle botole del cimitero teutonico. No, neanche nel piccolo camposanto situato all’interno delle Sacre mura, secondo il giudice d’Oltretevere, c’erano resti di Emanuela: i «frammenti» rinvenuti sono infatti «databili in epoca anteriore alla scomparsa della quindicenne. I più recenti risalgono ad almeno cento anni fa. La famiglia può fare controlli», è stata la conclusione.

Emanuela Orlandi, la storia e i personaggi di un mistero
L’appello di Karol Wojtyla all’Angelus del 3 luglio 1983

Un colpo alle speranze di Pietro Orlandi e degli altri congiunti, che tornano a manifestare: è previsto per il domani 22 giugno 2020, dalle 18 alle 20, in piazza Sant’Apollinare, il sit-in organizzato dal fratello di Emanuela e dal gruppo Fb che sostiene la sua battaglia, per ricordare il 37° anniversario del rapimento di Emanuela Orlandi. Luogo non casuale: in quella piazza, attorno alle 19 di quel 22 giugno 1983, la «ragazza con la fascetta» si ritrovò all’uscita dalla scuola di musica (dove frequentava lezioni di flauto traverso e canto corale) e sparì. L’ultimo suo segnale fu una telefonata a casa. I genitori, Ercole e mamma Maria, non c’erano. Parlò con una delle sorelle , alla quale disse di aver ricevuto una strana offerta per fare volantinaggio per conto di una ditta di cosmetici, la Avon, in cambio di una cifra spropositata: 375 mila lire in un solo pomeriggio.

Una trappola, un tranello. Chi aveva avvicinato la sventurata studentessa con il flauto a tracolla e la salopette di jeans? È il primo dei tanti misteri che hanno portato Emanuela, assieme alla sua coetanea Mirella Gregori, scomparsa un mese prima, al centro di un complicatissimo intrigo che le prime lettere di rivendicazione e la richiesta di scambio con Alì Agca legarono sin da subito all’attentato a papa Giovanni Paolo II compiuto dall’estremista turco in piazza San Pietro due anni prima, il 13 maggio 1981.

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Fiaccolate e appelli, una lunga mobilitazione
Pietro Orlandi
Pietro Orlandi

Ora, con il sit-in per il 37° anno senza verità, ultimo appuntamento dei tanti, compresa la festa per il grande murale collocato un paio d’anni fa a Corviale, Pietro Orlandi rilancia: «Abbiamo scelto piazza Sant’Apollinare - ha detto in un’intervista a Radio Cusano Tv Italia - in quanto luogo particolarmente simbolico: è lì che s’intrecciano Stato, Chiesa e criminalità, visto che in quella basilica fu autorizzata la sepoltura della salma dell’ex boss della banda della Magliana Enrico De Pedis (di recente è morta la vedova di «Renatino», Carla Di Giovanni, qui l’articolo), e visto che lì, nello stesso palazzo, abitavano l’ex Presidente della Repubblica ed ex ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro e l’allora cardinale Vicario di Roma Ugo Poletti». Quanto agli ultimi sviluppi in Vaticano, il fratello di Emanuella ha una convinzione: «La recente nuova archiviazione non chiude certo l’inchiesta sulla scomparsa di mia sorella, noi continuiamo a pretendere risposte dal Vaticano. E grazie anche all’avvocato Laura Sgrò stiamo chiedendo che io possa essere finalmente ascoltato dal Vaticano».

È una novità, questa: in tanti anni di battaglia per la verità (dal 2004, quando raccolse il testimone di suo padre Ercole) mai Pietro Orlandi è arrivato a presentare un’istanza legale per essere interrogato formalmente Oltretevere. «La storia delle tombe al cimitero teutonico - ha aggiunto - non può finire con una semplice archiviazione. In quelle tombe infatti sono stati trovati 26 sacchi di ossa finora esaminate soltanto a vista e i nostri periti hanno detto che devono assolutamente essere esaminate in maniera più approfondita. Pertanto, ci stiamo organizzando con il nostro pool di esperti per vedere come procedere. Spero con tutto il cuore che in quei sacchi non ci siano le ossa di Emanuela, perché spero sempre di ritrovarla ancora viva, ma comunque faremo di tutto per esaminarle, anche ricorrendo a pratiche costose. Perché non vogliamo lasciare nulla di intentato, vogliamo chiudere anche questa questione e togliere ogni dubbio». ([email protected])

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