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Emergenza coronavirus: adolescenti più responsabili degli adulti

Adolescenti sempre più attenti e responsabili nell’affrontare l’emergenza Coronavirus. Una confortante evidenza che emerge dall’indagine online avviata da Laboratorio Adolescenza per monitorare il vissuto degli adolescenti in questo delicato momento. L’indagine, che prosegue da quindici giorni e ha raccolto oltre 3.200 risposte da parte di adolescenti e giovani adulti tra i 12 e i 25 anni, sta consentendo anche di analizzare come stiano cambiando i loro comportamenti, a partire proprio da quelli più strettamente legati agli aspetti sanitari.

Ragazzi meno prudenti delle coetanee

Se il 12 marzo – data della prima analisi dei dati – l’86% degli adolescenti affermava di condividere le misure indicate dal Governo e dal Ministero della Salute circa i comportamenti prudenti da adottare (distanza tra le persone, nessun contatto fisico, igiene accurata, specie delle mani…), oggi il consenso è ulteriormente salito (88%). Ma l’aspetto più importante è che sia aumentato moltissimo il rispetto, da parte dei giovani, di queste norme. La percentuale di chi afferma di seguirle rigorosamente è passata dal 48,9% al 78,9%, mentre si è di fatto annullata la percentuale di chi le rispetta raramente o mai (dal 3,3% allo 0,4%). Risultano essere complessivamente più prudenti i più giovani (studenti delle scuole medie) e gli over 19, così come le femmine lo sono più dei maschi. Ma un altro aspetto altrettanto positivo è rappresentato dalla resilienza che i giovani stanno dimostrando nell’adeguarsi ad una situazione straordinaria cercando di ritrovare il loro equilibrio.

Sui tempi dell’epidemia cala la percentuale degli ottimisti

Anche il timore, nei confronti dell’infezione, dopo un iniziale incremento si è stabilizzato. Gli «abbastanza preoccupati» sommati ai «molto preoccupati» passano dal 63,9% (primi quattro giorni di osservazione), al 70,8% (secondi quattro giorni di osservazione), al 70,6% (ultimi quattro giorni di osservazione). E questo nonostante scenda la percentuale degli ottimisti che immaginavano l’emergenza limitata a qualche settimana (dal 23,4% al 15,8%) e salga quella di coloro che, più realisticamente, pensano che durerà diversi mesi (dal 75,1% all’82,2%). Carlo Buzzi, professore senior di Sociologia all’Università di Trento, direttore scientifico dell’area ricerca di Laboratorio Adolescenza e membro del Comitato Scientifico di Istituto IARD, che sta curando il lavoro, spiega: «Appare evidente che dopo il primo comprensibile incremento (che per altro ha coinciso in gran parte con l’entrata in vigore delle restrizioni su tutto il territorio nazionale), anche la nuova situazione inizia ad essere metabolizzata e a rientrare in una sorta di “normalità” ».

Più preoccupati al Centro-Sud

Il timore, comunque, aumenta con l’età del campione (molto preoccupato l’11,9% dei 14-16enni, il 13,3% dei 17-19enni e il 31,5% degli over 19enni) e in base al genere (molto preoccupato il 18,3% delle femmine vs l’8,3% dei maschi). Doppia, inoltre, la preoccupazione dei giovani nel Centro-Sud rispetto ai loro coetanei del Centro-Nord (22,2% vs 11,1%). «Questo dato probabilmente si spiega – commenta ancora Buzzi – per il fatto che, mentre al Nord l’emergenza si sta già vivendo in pieno, al Sud l’incognita sul futuro che li attende genera una paura maggiore». Relativamente alle ricadute pratiche dell’emergenza e, soprattutto, dell’isolamento forzato sulla vita di tutti i giorni, sorprende che dopo un picco in cui il 90% affermava che le proprie abitudini di vita erano drasticamente cambiate, la percentuale ha iniziato a decrescere e nell’ultimo rilevamento è passata all’85,1%. Anche qui una sorta di effetto «normalizzazione» al quale ha certamente contribuito la scuola che si è organizzata per far ripartire prima possibile le lezioni online ed ha ricreato quella aggregazione tanto importante per gli adolescenti.

Il ruolo delle tecnologie

Hanno contribuito molto certamente tutte le tecnologie che consentono di rimanere connessi col gruppo di amici e che - a sentire i ragazzi - vengono utilizzate in modo un po’ diverso rispetto al solito. Meno messaggi scritti o vocali, ma tantissime telefonate (che erano state quasi abbandonate) e soprattutto videochiamate, per recuperare, finalmente, il piacere del dialogo e per continuare a «vedersi». A soffrire di più della situazione sembrano comunque essere i maschi. Oltre un quarto del campione maschile (26,6%) lamenta di aver contratto le proprie relazioni sociali con gli amici, mentre ad affermare la stessa cosa è meno di un quinto delle ragazze (19,3%). Conseguenza ovvia per il fatto che da un lato, a quell’età, la socialità maschile (dalla partita di calcio in giù) si è sempre sviluppata maggiormente outdoor rispetto a quella femminile, dall’altro perché molti passatempi casalinghi (pensiamo soltanto alla lettura) che possono distrarre e far sentire meno soli, sono molto più frequentati dalle ragazze che dai ragazzi.

«Non assisteremo a una mutazione genetica dell’adolescenza»

Leggendo i risultati dell’indagine ci si chiede se ci saremmo aspettati degli adolescenti così «compassati» nell’affrontare una situazione del genere. Preoccupati, ma senza isterismi e comunque prudenti quando per natura a quell’età si ama sfidare il rischio. Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza e referente dell’area psicologica di Laboratorio Adolescenza commenta: «Che alla loro età abbiano un ottimismo di fondo che in qualche modo li tranquillizza è ragionevole. Così come l’aver ripreso la scuola, sia pure con modalità diversa, e comunque a loro concettualmente gradita, li riporta a ricostruire una sorta di agenda della giornata, il che certamente aiuta a mantenere un buon equilibrio. Riguardo la grande prudenza manifestata, il “tutti a casa” - che non consente la vita di gruppo, in cui tipicamente si innescano i meccanismi che inducono alla competizione e quindi al rischio - li porta ad avere atteggiamenti meno trasgressivi. Senza “pubblico” anche Lucignolo sarebbe diverso. In ogni caso – conclude Scaparro – passata l’emergenza torneranno, nel bene e nel male, quelli di sempre, magari con qualche momento di riflessione in più. In ogni caso non assisteremo ad una mutazione genetica dell’adolescenza».