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"Enlightened – La nuova me": si sorride amaro su un finto risveglio spirituale

A dieci anni dalla messa in onda oltreoceano, la serie Enlightened – La nuova me esce anche in Italia, su Sky Atlantic e NOW a partire da oggi, mercoledì 12 maggio.

Dramedy con protagonista assoluta (nonché produttrice) Laura Dern, cui valse il Golden Globe come migliore attrice, “Enlightened” è uno strano prodotto, sicuramente divisivo in termini di gradimento: uno studio di carattere composito che verrà percepito come stimolante o irritante a seconda dello spettatore.

L’incipit vede una quarantenne, Amy (la Dern), perdere il controllo e mandare all’aria in un colpo solo sia la vita privata che quella professionale. Ristabilitasi in un centro di recupero alle Hawaii , la donna tenta di fare rientro alla propria vita dopo un mese di meditazione e affini. Appare senz’altro diversa ma non più centrata, solo molto sorridente. Tra esercizi di visualizzazione e integralismo morale (da tipica ex peccatrice), Amy è una scheggia impazzita, convinta di dover stimolare gli altri al miglioramento. Compie azioni amabili, animata da buone intenzioni, ma ha modi invadenti, alimentati da un nuovo entusiasmo e dalla volontà di fare la differenza nella vita di chi le è intorno. Il risultato è che viene percepita come un’eccentrica arrogante da cui stare alla larga. Sul lavoro viene reintegrata con una mansione nettamente inferiore alla precedente e torna a vivere con la madre (Diane Ladd, madre della Dern anche nella vita), affettivamente distaccata da sempre.

Onestamente non ci si appassiona nello scrutare una figura che ha rimesso la sua psiche in funzione dandole solo una riverniciata frettolosa, senza prima procederne al restauro. Amy ha reagito alle difficoltà e coltiva generoso ottimismo, ma a questo scopo è stata imbevuta di così tanti contenuti atti a provocarne il risveglio spirituale, che in realtà è solo una mente ingolfata di istruzioni. I nuovi insegnamenti non hanno avuto il tempo di essere assimilati, quella di Amy è l’euforia della neofita di discipline new age ma che, in realtà, è ancora lontana dall’integrare i nuovi valori nella vecchia vita. Più che creare empatia, genera sterile pietismo: vediamo in lei un essere vivente che procede per tentativi cercando di fare la cosa giusta, ma è uno spettacolo triste perché è ovvio come, sotto l’autoconvincimento di essere una eletta, Amy si senta invece ancora una reietta. In dieci episodi di circa mezzora ciascuno assistiamo alla continua dissimulazione di debolezze, dubbi esistenziali e smarrimento, per mezzo di una gentilezza stucchevole, quasi parodistica.

“Enlightened – La nuova me” è un dramma con elementi comici, in cui sono presenti riflessioni il cui valore è smorzato dall’essere declamate da una persona che le vive come dogmi ma non ne ha esperito la validità. Verso la fine di ogni episodio, infatti, sentiamo il dialogo interiore della protagonista come voce fuori campo ma l’assertività da guru non basta a cancellare la delirante retorica di frasi come “sarò la madre che desideravo per me” e “infonderò la luce nei cuori più tenebrosi”.

Veniamo messi a conoscenza di quanto avvenuto nella vita di Amy negli ultimi anni: la perdita di un bambino, i tradimenti, il divorzio, fino all’attuale incertezza riguardo ai sentimenti verso l’ex marito (Luke Wilson). Purtroppo sembra di osservare un’adolescente ingenua e dalla cotta tanto facile quanto passeggera (che si tratti di un’amicizia, una filosofia, un’opera di volontariato).

Nonostante si vedano disinnescare alcune generalizzazioni erronee (ad esempio che le vite degli altri siano sempre migliori delle nostre o che le madri siano giuste per definizione), scorgiamo la rabbia repressa e i trascorsi irrisolti nascosti dietro una trasformazione più apparente che autentica.

Forse “Enlightened – La nuova me” ha lo stesso problema del personaggio su cui si fonda: ha una sua profondità preziosa ma si trascina senza avere a fuoco uno scopo. Magari nel 2011, al tempo della sua messa in onda su HBO, sarà stata una serie a suo modo innovativa, ma oggi appare un prodotto confuso nelle intenzioni e, nonostante l’universalità senza tempo del tema, paradossalmente datato.

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