Italy

Esplosione, Samuel Cuffaro morto a 19 anni: «Aveva  un contratto a chiamata

Un cumulo di macerie fumanti sotto le quali, venerdì pomeriggio, sono bruciate le vite di due lavoratori pieni di sogni nella campagna di Gubbio, una quartina di minuti da Perugia. È questo ciò che è rimasto oggi dopo l’esplosione del capannone che ospitava un’azienda di cannabis legale e un’abitazione. Sulla tragedia sta indagando la procura di Perugia che ha aperto un fascicolo e tra i reati ipotizzati dal pubblico ministero Gemma Miliani ci sarebbero i reati di disastro colposo, duplice omicidio colposo e lesioni colpose. Nei corridoi del palazzo di giustizia si vocifera sul fatto che ci sarebbero già delle persone iscritte nel registro degli indagati ma la notizia non è stata confermata dagli inquirenti. Nell’area, subito sequestrata, hanno lavorato duramente i vigili del fuoco di Perugia che hanno messo in sicurezza il capannone e adesso stanno collaborando con gli inquirenti per ricostruire le cause dell’esplosione.

Solo 19 anni

Strazianti sono i ritratti delle vittime tratteggiate dagli amici. La prima salma ad essere estratta dalle macerie è stata quella di Samuel Cuffaro, 19 anni. «Samuel amava semplicemente la vita», ricorda Francesca, una sua amica. Lo studente-lavoratore di Raffadali, nell’Agrigentino, aveva un contratto a chiamata ed era impegnato nel settore al piano terra che si occupava del lavaggio. Al primo piano, dove c’era il reparto che, attraverso trattamenti chimici, abbassava il principio attivo per rientrare nei limiti imposti dalla legge italiana. Operazioni per le quali venivano utilizzati solventi. Da una prima ricostruzione, proprio quel maledetto venerdì pomeriggio, sarebbe stato chiamato al piano soprastante per sistemare delle scaffalature metalliche. Poi, lo scoppio e la tragedia: è crollato tutto. «La famiglia è straziata dal dolore», racconta l’avvocato Ubaldo Minelli a cui si è rivolta la famiglia Cuffaro. Samuel era un ragazzo vitale e pieno di interessi: amava il mare, la musica e gli amici. Proprio domani, nell’ambito della manifestazione «Della stessa sostanza dei sogni», avrebbe dovuto leggere in piazza alcune righe che in queste ore stanno facendo il giro del web e suonano fanno venire i brividi. «Comunque io sto bene — aveva scritto — e non mi è mancato mai nulla nella vita».

Ex cameriera

Nella cittadina umbra, l’aria è mesta, le bandiere sono a mezz’asta in ricordo sia di Samuel sia di Elisabetta D’Innocenti, 52nni. Una donna conosciuta in città, aveva lavorato a lungo come cameriera e, da alcuni mesi, aveva cambiato posto di lavoro. Per estrarre il corpo dalle macerie sono servite diverse ore.«Non esistono parole sufficienti a descrivere quello che tutti viviamo in questo momento — afferma il sindaco Filippo Stirati — venerdì sono stato sul luogo dell’incidente per diverse ore, assistendo al ritrovamento di entrambe le vittime e condividendo momenti difficilissimi al fianco di familiari e amici di Samuel e di Elisabetta, straziati dal dolore. È davvero terribilmente emblematico il fatto che a perdere la vita siano stati una donna e un giovane ragazzo, simboli entrambi degli enormi problemi sul fronte del lavoro che oggi questo Paese vive. Samuel, Elisabetta e gli altri ragazzi coinvolti nella tragedia cercavano una prospettiva, una speranza, non è davvero umanamente accettabile pensare che siano morti lavorando».

I feriti

Oltre alle due vittime, a causa dell’esplosione, ci sono stati anche tre feriti. Due sono stati ricoveranti nel vicino ospedale di Branca e se la sono cavata con una prognosi di 30 giorni ciascuno. Invece, un trentaduenne si trova in gravi condizioni a Cesena. Ha vaste ustioni su tutto il corpo ed è è stato operato d’urgenza dall’equipe da un’equipe di chirurgia ricostruttiva. Per due vigili del fuoco, impegnati nello spegnimento, sono stati medicati per ferite o intossicazioni al pronto soccorso e dimessi già ieri.

La «strage» quotidiana

Quella delle «morti bianche», purtroppo, è ancora una «strage» quotidiana. Pochi giorni fa era morta Luana D’Orazio, una ventiduenne, risucchiata in una pressa mentre lavorava in un’azienda tessile di Montemurlo, nel Pratese. Mercoledì il dramma era avvenuto invece a Busto Arsizio, nel Varesotto. Cristian Martinelli, 49 anni, è stato schiacciato da un tornio meccanico mentre era al lavoro in un’azienda di estrusione di materie plastiche. Giovedì, invece, a Pagazzano nel bergamasco un uomo di 46 anni era rimasto schiacciato da una lastra di cemento staccatasi dalla gru che stava manovrando. Il 29 aprile, era stato un giorno maledetto: prima in un deposito Amazon di Alessandria, una trave aveva ceduto investendo sei persone e causando un morto e cinque feriti; poi, nel porto di Taranto aveva perso la vita un gruista di 49 anni, precipitato sulla banchina; infine, nel Trevigiano, a Montebelluna un operaio di 23 anni era stato investito da un’impalcatura, morendo sul colpo.

Il trimestre «nero»

Secondo l’Inail, nel primo trimestre del 2021, le denunce ricevute di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 185: 19 in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+11,4%). Secondo l’Istituto, gli incrementi osservati sono avvenuti in tutti i mesi osservati: in buona sostanza, in media, sono morti due lavoratori al giorno. L’aumento ha riguardato tutte e tre le gestioni assicurative: industria e servizi (da 146 a 158 denunce), agricoltura (da 11 a 16) e conto Stato (da 9 a 11). Se si scende in dettaglio rispetto all’area geografica, emerge un aumento di due casi mortali nel Nord-Ovest (da 45 a 47), di quattro nel Nord-Est (da 34 a 38) e di 11 casi sia al Centro (da 23 a 34) che al Sud (da 47 a 58). Nelle Isole, invece, si registra un calo di nove decessi (da 17 a 8). Le regioni che presentano l’aumento più consistente sono il Lazio (+12 casi), l’Abruzzo (+8), la Lombardia (+6) e la Campania (+5), quelle con il maggior decremento Sicilia (-7 casi), Piemonte e Puglia (-4 decessi per entrambe). Non c’è distinzione di genere: la crescita ha riguardato sia gli uomini (da 155 a 171) sia le donne (da 11 a 14). A migliorare sono solo i casi segnalati mentre ci si reca sul posto di lavoro: passati da 52 a 31, mentre quelli avvenuti durante il turno sono stati 40 in più (da 114 a 154).

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