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Eurobond, è stallo all'Eurogruppo I falchi del Nord non cedono

Maratona negoziale nella notte per i ministri delle finanze europei: l'Eurogruppo cerca un compromesso sugli strumenti per rispondere alla più "grave crisi economica dal dopoguerra" scatenata dal coronavirus, ma le posizioni restano distanti. La riunione prosegue ormai da 12 ore. I ministri dell'Economia della zona euro non hanno ancora raggiunto un accordo sulla risposta che la politica economica dell'Ue deve dare all'emergenza Coronavirus.

Il commissario europeo per l'Economia Paolo Gentiloni poco prima delle sei del mattino ha pubblicato su twitter (nella foto in altouna emblematica foto del pc attraverso il quale è collegato in videoconferenza con la riunione di palazzo Berlaymont: "Quasi l'alba", è il commento. Alle 10 dovrebbe tenersi la conferenza stampa, come annunciato ieri sera dal portavoce del presidente dell'Eurogruppo Mauro Centeno.

Per il momento i tre pilastri del pacchetto di misure per quasi mezzo trilione di euro che l'Eurogruppo ha messo a punto nelle ultime settimane sono ancora aperti. Sul tavolo c'e' l'attivazione di una linea di credito per la pandemia da parte del Meccanismo europeo di stabilita', la mobilitazione dei 200 miliardi di prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI) a favore delle imprese e un fondo anti-disoccupazione della Commissione europea, dotato di 100 miliardi.

Ma le posizioni dei governi europei restano lontane su due punti: sul ricorso alle linee di credito del Mes anche se con condizionalità "light" e soprattutto sulla creazione di un fondo per emettere dei "bond" che dovrebbero finanziare la ripresa attraverso una condivisione del debito. Il blocco del Nord, guidato da Olanda e Germania rimane contrario a questa ipotesi, mentre Italia, Francia e Spagna insistono. 

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I paesi più colpiti dal virus, Roma e Madrid in particolare continuano a chiedere la creazione di una forma di strumento di debito comune per fronteggiare la crisi sanitaria e le conseguenze economiche causate dalla crisi. A fianco dell'Italia e della Spagna, anche se con sfumature diverse, restano diversi paesi tra cui Portogallo, Grecia, Malta, Lussemburgo e Irlanda. Ma il blocco dei rigoristi (con L'Aia e Berlino sarebbero schierati anche Finlandia, Danimarca, Austria, Svezia e baltici secondo fonti Ue) insiste sul fatto che gli strumenti ad oggi a disposizione sono sufficienti.

A cominciare dal Mes, seppur aperto a condizionalità. Ipotesi che l'Italia respinge, a meno che non sia messa sul tavolo una 'quarta gamba' di interventi, ovvero una soluzione che si avvicini a un bond comune. Serve una risposta coraggiosa, l'Italia dirà no a compromessi al ribasso, è la linea del premier Giuseppe Conte, ribadita in una telefonata avuta dal presidente del Consiglio con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Poco prima dell'incontro, il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno ha invitato i ministri "a prendere un chiaro impegno per un piano di ripresa coordinato e di vasta portata" dopo l'epidemia, citando i tre punti sul tavolo: Mes, intervento della Bei e piano della Commissione per le misure di sostegno alla disoccupazione, senza menzionare alcuno strumento che possa avvicinarsi all'ipotesi di bond garantito da un debito comune come richiesto da Roma. La Francia ha provato mettere sul tavolo una ipotesi di compromesso, proponendo un fondo in grado di emettere debito comune verso gli Stati membri, ma limitato ai servizi pubblici essenziali, come la sanità o le industrie in particolare difficoltà. 

L'idea pero' non piace, ai Paesi Bassi, all'Austria e alla Finlandia, che si oppongono a uno strumento che implicherebbe che l'Ue nel suo insieme si assuma il rischio di insolvenza sul debito di uno dei suoi membri. La Germania invece potrebbe aprire. Il ministro delle finanze Bruno Le Maire chiede che questa "opzione" sia "menzionata" nelle conclusioni dei ministri, anche se dettagliata in seguito.

Secondo alcune fonti europee per evitare lo stallo, una formulazione vaga su uno strumento del genere potrebbe essere inserita nelle conclusioni e poi affidata al negoziato politico dei leader che dovrebbeo vedersi in videoconferenza la settimana prossima. Ma al momento non c'e' intesa. 

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