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Eutanasia: Daniela voleva solamente “morire nel migliore dei modi”

Daniela voleva solamente morire “nel migliore dei modi”. “Con un sorriso e senza soffrire”. Nient’altro. Sapeva di dover morire, conosceva il suo destino, ma aveva paura dell’agonia che una malattia come la sua, il tumore al pancreas, può causare. E così ci ha provato a informarsi per l’eutanasia, ma dalle Asl di Roma e di Foggia ha ricevuto indietro prima solamente una grossa risata, e poi un profondo silenzio.

eutanasia

Eutanasia, la storia di Daniela e la raccolta firme per il referendum

“Diceva spesso: se mi dovessero dire che non posso più essere curata allora voglio scegliere io come morire. Lo chiamava ‘il mio piano B'”, racconta sua sorella Verdiana a Repubblica. In Italia, però, l’eutanasia è ancora totalmente illegale. E proprio ieri, nel giorno di apertura della raccolta firme per il referendum sull’eutanasia legale, la sua testimonianza aiuta a capire quanto sia insufficiente il testo che la Camera discuterà a breve. Per ora, il referendum per l’Eutanasia Legale è stato depositato su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni lo scorso 20 aprile in Corte di Cassazione. Il testo prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale, ovvero quella parte che impedisce ciò che comunemente viene definito “eutanasia attiva”. La raccolta firme al momento è partita da Roma e Milano, ma entro la fine del mese si potranno trovare tavoli sparsi in tutta Italia.

L’obiettivo non è altro che quello di poter garantire una morte dignitosa ai malati terminali.  Tra le condizioni per accedere al suicidio assistito, reso possibile dalla sentenza della Consulta del novembre 2019 sul caso Cappato per la morte di Dj Fabo, infatti, non è compresa quella di non essere attaccata a una macchina per sopravvivere. Per questo Daniela si è dovuta limitare ad aspettare. “Daniela aveva paura dell’agonia. Nella nostra famiglia avevamo già vissuto la morte del nonno materno, che consideravamo come un padre. Lei continuava a ripetere che non avrebbe mai voluto diventare un malato terminale. L’ho sentita tante volte ripetere questa frase: ‘Se mi dovessero dire che non posso più essere più curata, allora voglio scegliere io come morire’. Ne parlavamo spesso tra di noi e confrontavamo i nostri punti di vista”, racconta ancora sua sorella.

Eutanasia, Verdiana: “Daniela voleva morire dignitosamente”

“L’ho sentita tante volte ripetere questa frase: ‘Se mi dovessero dire che non posso più essere più curata, allora voglio scegliere io come morire‘. Ne parlavamo spesso tra di noi e confrontavamo i nostri punti di vista”. Per lei, infatti, è stato presto chiaro che non ci sarebbero state tante possibilità di sconfiggere il tumore. “Già dai primi di marzo, nel pieno della pandemia, curarsi era un inferno, era difficile prenotare le visite con gli ambulatori chiusi, anche quelli dedicati alle visite oncologiche. Io da Manfredonia e lei da Roma avevamo difficoltà per organizzare gli esami. Abbiamo perso un mese intero, siamo riuscite ad arrivare all’ospedale Sant’Andrea di Roma a fine marzo. Ma in un mese la sua malattia aveva galoppato. Tra la prima e la seconda Tac la situazione è precipitata”.

“A gennaio è tornata a Roma, ma i medici non hanno fatto neppure in tempo a cambiare la cura, a fine mese era di nuovo a letto”. Ed è proprio quello il momento in cui è partito il suo piano B, ottenere l’eutanasia. “Già a fine gennaio ha avuto i primi contatti con la Svizzera e con la Coscioni. E abbiamo trasmesso i documenti necessari alla Asl Roma 2 e alla Asl di Foggia, poiché la sua residenza era a Monte Sant’Angelo. Roma ha risposto subito con un secco no, perché dicevano che non era grave al punto da accedere a quella procedura, i suoi requisiti non erano idonei. A Foggia invece, come mi ha raccontato mia madre, le hanno riso in faccia. Daniela ha inviato i documenti, ma loro non hanno mai risposto”. Dalla Svizzera, invece, nel giro di qualche mese è arrivata la risposta positiva.

“Noi soffrivamo molto per la sua scelta, pur rispettandola. Soffrivamo all’idea che sarebbe stata in viaggio da sola verso il suo fine vita. Per noi era terribile sapere che sarebbe arrivato un giorno in cui avrebbe detto ‘io vado’. Daniela è rientrata in Puglia a fine marzo, ma una Tac ha dato un esito devastante. La chemioterapia per bocca non aveva sortito l’effetto sperato. Ormai l’addome era assediato dal tumore. L’oncologa ha parlato con me. Sapere che tua sorella morirà a 37 anni è stato terribile”. Tra l’altro, a fine maggio l’Asl di Foggia ha tentato di ricontattarla.

“Volevano capire quanto fosse grave mia sorella, hanno fissato una visita per il 7 giugno, ma Daniela se n’è andata due giorni prima. Il direttore della Asl di Foggia ha detto ‘pensavamo fosse a Roma…’. Mi pare che questo non sia eticamente corretto. La verità è che il silenzio è stato assordante”. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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