Italy

Ex «Rizzoli», così l’antica fabbricadiventa bioufficio firmato Kuma

Nuova vita per la «Stecca» di via Rizzoli, l’immenso quartier generale dell’imprenditore Angelo Rizzoli che dal 1960 ospitava rotative, redazioni, uffici e abitazioni dei dipendenti della sua casa editrice. Una suggestiva archeologia industriale dismessa ai confini Nord-Est della città, all’uscita della fermata metropolitana di Crescenzago, con un (recente) passato di occupazioni abusive, denunce dei residenti e sgomberi. Per il 2024 il complesso sarà interamente sostituito da un’architettura composta da sei corpi tra loro intrecciati, ruotati e sovrapposti in legno e acciaio con le fondamenta in calcestruzzo, che andranno a costruire un «bioufficio» d’autore firmato dallo studio Kengo Kuma & associates. Una sorta di villaggio del lavoro, con uffici, spazi di coworking, negozi, supermercato e luoghi al chiuso e all’aperto per eventi e tempo libero chiamato, a livello commerciale, «Welcome, feeling at home».

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Gli uffici bio dell?archistar Kuma: l?ex Rizzoli prima e dopo

Lo stabilimento tra le vie Cazzaniga, Rizzoli e il fiume Lambro è in sostanza una delle ultime parti rimaste fuori dalla riqualificazione della maxi-area ai confini della città durante gli anni Duemila, quando venne realizzata la sede della società che edita questa testata (Rcs Mediagroup) con il suo villaggio e la sua torre di 80 metri disegnati come una «libreria urbana» dagli architetti Boeri, Barreca e La Varra. Il progetto di completamento — arenatosi per la crisi finanziaria tra il 2011 e il 2012 con Morgan Stanley che lascia la maggioranza del pacchetto nelle mani della Pirelli Re (poi Prelios), con Rcs azionista di minoranza — si è sbloccato infatti soltanto nel 2018 quando la giunta comunale di Palazzo Marino aveva approvato una variante al Piano di intervento del 2004 sull’area per superare l’impasse e consentire le demolizioni, in cambio del mantenimento dei diritti volumetrici di edificabilità modificando i vincoli di destinazione, così da muovere le acque di un «buco nero» urbanistico, nervo sempre più sensibile per i residenti. L’anno scorso la proprietà è infine passata nelle mani della piattaforma indipendente Europa Risorse con il progetto di Kuma che sarà finanziato da un fondo della società di private equity inglese Pine Bridge Benson Elliot .

Il progetto è avveniristico e ambizioso, in linea con le nuove esigenze già in atto ma accelerate bruscamente dalla pandemia: un «business park» da 50 mila metri quadrati di superficie commerciale laddove Angelo Rizzoli aveva trasferito la sua fabbrica, ormai troppo grande per il «triangolo» di piazza Carlo Erba. Piazza, corti, terrazze, serre si alterneranno tra interni ed esterni, tra spazi pubblici e privati, tra uffici e negozi, lavoro e tempo libero. Sentieri rialzati, orti e piante della tradizione saranno la cornice di uno degli interventi più ambiziosi previsti in città nei prossimi mesi. Con al centro l’efficienza energetica, la sostenibilità e un miglior ambiente di lavoro, più contaminato da una natura «amica». Un altro passo per il quartiere che vedrà anche il ripensamento integrale del parcheggio di interscambio della fermata M2 di Crescenzago all’interno dei bandi internazionali di Reinventing cities (i progetti innovativi, sociali e di qualità promossi dalla rete di città C40).

Kuma è solo l’ultima delle archistar internazionali che sembrano fare a gara per lavorare in città (gli ultimi esempi sono i norvegesi di Snøhetta e lo studio americano Diller-Scofidio reclutati a Porta Nuova). «Milano — ha spiegato Kuma — è una città che presenta un connubio unico e originale di modernità e tradizione dal punto di vista dell’arte, dell’architettura e dell’artigianalità e ciò la rende il posto ideale dove realizzare il nostro lavoro. Il pubblico, la committenza e i costruttori dispongono di un elevato livello di comprensione del design e dell’architettura di qualità: la situazione ideale e perfetta per gli architetti stranieri». Aggiunge il presidente di Europa Risorse, Antonio Napoleone: «Rendere le giornate di lavoro più vivibili alle persone è stato l’obiettivo più nobile raggiunto da questo progetto: luce naturale, controllo dei rumori, invito al movimento, mangiare sano, ampi spazi interni ed esterni per incontri di lavoro, facile circolazione, e tante altre attenzioni per la persona, in linea, tra l’altro, con la nuova cultura post-Covid. Il progetto va oltre la sostenibilità, che oggi è un dovere morale e non più una scelta».

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