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FdI smonta Lamorgese: "Fn strumentale". Ira Pd: "Inaccettabile"

Ci sono voluti dieci giorni perché il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese si presentasse alle aule del Parlamento per rendere conto di ciò che è accaduto a Roma il 9 ottobre. Una manifestazione contro il Green pass in cui si sono infiltrati i neofascisti violenti di Forza Nuova, che alla fine della propria marcia hanno assaltato e devastato la sede della Cgil.

L'impreparazione dei responsabili dell'ordine pubblico, che fanno capo alla Lamorgese, è stata sotto gli occhi di tutto il Paese. E ad aggravare la posizione della titolare del Viminale è stata un'informativa della Digos, trapelata tramite i quotidiani, che metteva nero su bianco la cronaca della "trattativa" tra assaltatori e tutori dell'ordine per farli spostare verso la sede sindacale e così alleggerire le tensioni a due passi da Palazzo Chigi. Già giovedì, rispondendo durante un question time, la Lamorgese ha fornito alle Camere un assaggio delle precarie giustificazioni che tutti i partiti, specie Fratelli d'Italia - con Giorgia Meloni che, una volta emerso il dialogo con Forza Nuova, ha parlato apertamente di "nuova strategia della tensione" - e Lega.

Oggi l'ex prefetto di Milano ha esposto a Montecitorio la propria ricostruzione dei fatti. Rigettando le accuse della Meloni, Lamorgese ha dovuto ammettere che gli errori non sono mancati, ma il "deficit di sicurezza" è stato dovuto a "una situazione che ha superato ogni ragionevole previsione". Peggio la toppa del buco, si dice. Perché, di fronte a parole simili, i dubbi sull'effettiva preparazione del ministro sorgono spontanei. Come è possibile che l'ex prefetto di una metropoli di un milione e mezzo di abitanti abbia sottovalutato i segnali che già da settimane erano percepibili nelle precedenti manifestazioni? A chiedere spiegazioni con maggiore decisione sono stati proprio i partiti guidati da Matteo Salvini e dalla Meloni.

L'unico partito d'opposizione in Parlamento ha affidato il proprio intervento al capogruppo Francesco Lollobrigida, che non ha lesinato le accuse: "Lei ministro su quanto è accaduto sabato 9 ottobre a Roma ha mentito, non scarichi sulle forze dell'ordine le sue responsabilità, si vergogni. Lei qui ha mentito", ha esordito il deputato, che poi ha rincarato la dose: "Lei non ci ha raccontato la verità ma noi non smetteremo di chiederla, e di dire che Forza Nuova è strumentale a qualcuno, rispunta ogni volta che c'è la necessità. Continueremo a chiedere se esiste in Italia il tentativo di utilizzare alcune forze per sovvertire l'ordine democratico". E ha definito l'atteggiamento del ministro "vigliaccheria", ritenendola perciò inadeguata. Apriti cielo. Mentre la discussione a Montecitorio proseguiva, da Twitter il dem Enrico Borghi si è scagliato contro Lollobrigida: "Le accuse di vigliaccheria, di connivenza e le insinuazioni fatte in Aula nei confronti di membri del governo da parte del capogruppo di Fratelli d'Italia sono molto gravi. Continuare ad adombrare che organi dello Stato stiano complottando contro la democrazia è inaccettabile", ha scritto il membro della segreteria del Pd.

Se Fratelli d'Italia ha scelto la linea dell'accusa diretta, la Lega ha optato per il sarcasmo critico. Dagli scranni del Carroccio è intervenuto Gianni Tonelli: "Ministra Lamorgese, lei si è fatta mettere in scacco da dei ruba galline? Valutiamo molto negativamente la linea di autoderesponsabilizzazione, linea fissa della gestione del Viminale", ha esordito il deputato, prima di ricordare l'anno trascorso dal suo segretario al Viminale prima che vi s'insediasse Lamorgese: "Le responsabilità chiare si indirizzano verso la sua persona: non si può fare il ministro dell'Interno in guanti bianchi, dovrebbe imparare dal suo predecessore, pensi con quanta serenità Salvini poggiava la testa la sera sul cuscino".