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Federica Torchetti de La scuola cattolica: «L'arte di adattarsi»

La prima volta che Federica Torchetti è entrata in contatto con il mondo del cinema era poco più che un'adolescente. Nella sua scuola di Bisceglie, in provincia di Bari, si era sparsa la voce che Michele Placido stesse cercando comparse per il film La scelta, e Federica e i suoi amici non si lasciarono sfuggire l'occasione. «È stato un caso che ho cavalcato. Da lì non mi sono più fermata», racconta oggi Federica che, da quella comparsata arrivata un po' per gioco, ha proseguito la carriera di attrice fino ad inaugurare l'autunno con due film al cinema: Mondocane di Alessandro Celli, nel quale ha prestato il volto a un membro di un clan senza scrupoli, e La scuola cattolica di Stefano Mordini, nel quale si è calata nei panni di Rosaria Lopez, la ragazza che la notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 ha trovato la morte nel massacro del Circeo.

«Ho provato un estremo rispetto per il personaggio e la storia», spiega Federica, che nel film, oggetto del dibattito per via dell'assurda censura ai minori di 18 anni, ha affrontato diverse scene di nudo e violenza difficili da digerire. «È stato difficile affrontare tutto quanto, ma ho cercato di usare la paura e la tensione che avevo per il film». 

È difficile mantenere un distacco da un ruolo così complesso?
«Dipende. All'inizio facevo fatica a prendere sonno. Poi, quando ci siamo conosciuti con i colleghi e abbiamo creato il gruppo, è andata meglio, si è creata fiducia. Al di là di questo, però, era necessario ricordare a me stessa che quella non era la realtà: se lo dimentichi, rischi di farti male».

Nata e cresciuta in provincia e arrivata a Roma a 19 anni: che aspirazioni aveva?
«Mi sono buttata. Dopo il liceo non sapevo che fare ma, dopo aver fatto la comparsa nel film di Placido, ho pensato che mi sarebbe piaciuto percorrere quella strada. Una volta arrivata a Roma, però, ho capito che non era un gioco e che avrei dovuto studiare. Dopo due anni di preparazione, sono entrata alla Volontè». 

Primo approccio con Roma?
«Sembrava un circo senza età. Ero spaesata, come se fossi andata in America».

La sua famiglia come l'ha presa?
«Rispetto al solito clichè, i miei erano contenti, non mi hanno mai detto di non farlo. A una certa, però, sapevo che me la sarei dovuta cavare da sola, così mi sono laureata in Lingue: ho pensato che avesse senso avere un piano b».

Se non avesse fatto la comparsa per il film di Placido, pensa che avrebbe fatto questo mestiere?
«Quando ero piccola ero affascinata dai film in bianco e nero che vedevo da mia nonna, da quel cinema italiano con la Loren e la Vitti. Chissà».

A Roma vive da sola?
«Con altre persone. Non penso di essere ancora pronta per vivere da sola: per adesso voglio godermi ancora un po' questa gioventù da fuori sede».

Cosa la blocca? 
«Entrare ufficialmente nel mondo degli adulti, mettere dei punti».

Il sogno più grande?
«Entrare nel cinema internazionale francese e, magari, essere diretta da Xavier Dolan in un film con Marion Cotillard».

Il suo più grande talento?
«La facoltà di adattamento. Non alzo polveroni se gli altri la pensano in maniera diversa da me, non creo disastri né nella vita né sul lavoro».