L'uccisione di Michela Fiori, strangolata dal marito il 23 dicembre del 2018 ad Alghero, in provincia di Sassari, aveva scioccato la città. Ora l'assassino, Marcello Tilloca, ha avuto la sentenza definitiva, perché la Corte d'assise d'appello di Sassari ha confermato questa mattina il giudizio nei confronti dell'imputato, che aveva confessato il delitto e che in primo grado aveva beneficiato dello sconto di un terzo della pena perché giudicato con rito abbreviato.

Tilloca, che ha seguito l'udienza dal carcere di Bancali (Sassari), è stato condannato, inoltre, al risarcimento alla madre, al fratello e alla nonna della vittima e alla Rete delle donne di Alghero, che si erano costituiti parte civile. L'imputato dopo un litigio con l'ex moglie Michela, che aveva cercato di salvcarsi dalle sue violenze lasciandolo, l'aveva strangolata nella sua nuova casa, poi era andato a prendere i figli di 11 e 13 anni che erano agli allenamenti di calcio. Dopo averli accompagnati dalla nonna, si era presentato dai carabinieri in compagnia della suo avvocato per costituirsi. Tilloca in questi anni ha scritto numerose lettere ai giornali locali, ma non ha mai mostrato pentimento.

Dopo l'omicidio, la mobilitazione delle donne ad Alghero era stata immediata e l'amministrazione comunale, con l'allora sindaco Mario Bruno, aveva deciso di adottare i due bambini assicurando loro istruzione e sostegno con un fondo di solidarietà. Oggi la sentenza definitiva di condanna è stata accolta con l'applauso della Rete delle Donne di Alghero. È la prima volta che, in Sardegna, un'associazione di donne si costituisce parte civile in un processo di femminicidio.