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Firenze, il Brahms di Zubin Mehta è struggente: non entusiasmano Zuckerman e Forsyth

Trifonov d’improvviso può scattare e quelle che escono dalle sue mani sono slavine di suoni

di Francesco Ermini Polacci

Struggente, dall’eloquio grandioso, è il Brahms di Zubin Mehta con l’Orchestra del Maggio. Nel percorso sinfonico-concertistico tutto dedicato a Brahms, proposto in questi giorni al Teatro del Maggio, gli esiti interpretativi sono alterni: non entusiasma, ad esempio, la provanel Doppio Concerto di Pichas Zuckerman al violino e della moglie Amanda Forsyth, perché lui ha un suono sfocato e un’espressività debole, e lei un piglio che lo sopravanza; il tutto a scapito di quello che dovrebbe essere un fitto dialogo alla pari. Ma la visione dal podio di Mehta è quella: un Brahms struggente, e dall’eloquio grandioso. Quando poi la partitura è quella di una Sinfonia, le campiture sono così distese, il respiro così profondo, che Brahms pare anticipare Bruckner e le sue solenni cattedrali sinfoniche.

Ha comunque un suo fascino retrò il Brahms di Mehta, e suona così, struggente e dall’eloquio grandioso, anche nella Sinfonia n. 1. Quella che è la prima, e soffertissima, prova nel genere della Sinfonia da parte di Brahms, con Mehta acquista i caratteri di una turgida, opulenta malinconia; solenne, all’occorrenza drammatica, con tempi lunghi, che a volte compromettono la tenuta d’insieme dell’Orchestra del Maggio. In programma c’è anche il Concerto per pianoforte n. 1, nato originariamente come sinfonia e che come sinfonia, nei volumi e nei fraseggi, Mehta intende (e bellissimo è l’attacco del secondo tempo: assorto, come una preghiera). Lasciando qui, nel Concerto, ampio spazio libero al solista, Daniil Trifonov: trent’anni, acclamatissima star del pianoforte a livello internazionale, tecnica di gran smalto, piglio risoluto. Entra solido e impetuoso nel primo movimento, lo sguardo concentratissimo su quel mondo tutto suo di tasti bianchi e neri. All’occorrenza si alza anche dal panchetto, si flette in avanti, fa forza sugli avambracci per dar più corpo al suono. Che è, va detto, di bella fattura. Chino e pensieroso sulla tastiera, Trifonov d’improvviso può scattare, e quelle che escono dalle sue mani sono slavine di suoni. Il primo movimento è tutto suo, il secondo (l’Adagio) scorre fra le sue dita, pulito e senza poesia; l’ultimo è il terreno a Trifonov più congeniale per lanciarsi a dritto sulla strada del virtuosismo più scintillante. Bis con la trascrizione pianistica del celebre corale dalla Cantata BWV 147 di Bach: netta e senza indugi. Un trionfo, manco a dirlo.

Il concerto verrà replicato lunedì 21 (ore 20), in occasione della Festa della Musica, e potrà anche essere visto (a pagamento) in diretta streaming sulla piattaforma digitale ITsART. Domenica 20 (ore 20), il Maggio ospiterà invece il violinista Frank Peter Zimmermann e il pianista Martin Helmchen: un duo di lusso impegnato nelle ultime tre Sonate (fra le quali la celebre “A Kreutzer”) di Beethoven.

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