Italy

Firenze, il Giardino di Boboli nei racconti dei grandi scrittori: da Herman Hesse a Dan Brown

Schmidt: «Vogliamo offrire dei percorsi inediti per permettere a chi ritorna al Giardino di Boboli di poterlo rivivere con occhi nuovi»

di Ivana Zuliani

«Quando penso a Firenze la prima immagine che ricordo non è il Duomo o l’antico Palazzo della Signoria, ma il piccolo stagno con i pesciolini rossi nel Giardino di Boboli». Parole di Herman Hesse riportate in “Wanderung - Storie di vagabondaggi”.

Per scoprire il più famoso giardino di Firenze attraverso i racconti dei grandi scrittori, poeti, artisti che ne sono rimasti affascinati, da Hesse a Henry James da Goethe a Dostoevskij da Eugenio Montale a Dan Brown, le Gallerie degli Uffizi offrono ai visitatori, dal 18 maggio, tour guidati “Boboli Giardino letterario” (in lingua italiana e inglese). Ogni martedì e giovedì, alle 10, le visite saranno incluse nella tariffa del regolare biglietto di ingresso a Boboli (prenotazione necessaria entro il venerdì antecedente la data scelta, scrivendo un’email a: [email protected], gruppi di massimo 10 persone).

Sarà possibile scoprire di Goethe che rimane a Firenze per poche ore, ma trova il tempo per visitare il Giardino Granducale, o ancora di Henry James che ne parla nel suo “taccuino di viaggio”, “Ore italiane” pubblicato nel 1909, nel quale l’autore si confessa affetto da una sorta di “mal d’Italia” (”the luxury of loving Italy”). O ancora di Eugenio Montale che era solito andarci, quando viveva a Firenze, per declamare poesie alla sua musa, o Dan Brown che ha ambientato qui suoi best sellers. A fare da guida sarà Gabriele Morandi.

«Vogliamo offrire - sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – dei percorsi inediti per permettere a chi ritorna al Giardino di Boboli di poterlo rivivere con occhi nuovi».

«Siamo lieti di lanciare questo progetto con il quale Boboli declina il senso della sua appartenenza all’European Route of Historic Gardens Molti” dice la coordinatrice del Giardino Bianca Maria Landi. “Molti artisti e scrittori si sono fatti voce narrante della sua bellezza e nel tempo hanno contribuito a rendere il Giardino conosciuto in Europa e nel mondo, rinsaldando così il segno di un’identità culturale condivisa».

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