Italy

Firenze, quei “Baci Rubati” da tv, computer e cellulari: la mostra del nuovo progetto di Omar Galliani

Alla Galleria Tornabuoni Arte il progetto nato nel periodo del lockdown. «Sono frammenti di una quotidianità orfana delle labbra e del respiro, cerchiamo una rinnovata carezza che rimuova il senso dell’assenza»

di Loredana Ficicchia

Fotogrammi di baci cuciti insieme come una coperta patchwork. Un fermo immagine del più affettuoso dei gesti tra due persone che l’artista nel periodo del lockdown ha rubato alle uniche finestre aperte sul mondo: la televisione, gli schermi del computer e lo smartphone. Si chiama Baci rubati/Covid 19, la mostra di Omar Galliani da domani alla Galleria Tornabuoni Arte sul Lungarno Cellini. Una rassegna concettuale che rimanda ai mesi difficili della chiusura e del distanziamento sociale ma anche simbolica a cominciare dalla città scelta per la «prima» della mostra, ovvero Firenze, proposta ora come incipit del «nuovo Rinascimento».

L’impatto con la mostra è potente già all’ingresso dove sulla parete di sinistra vicino al pianoforte egemonizza lo spazio un grande pannello lungo sei metri. Riunisce 60 fotogrammi di baci, che Galliani ha ritoccato con la grafite, la tecnica che lo ha reso famoso nel panorama artistico internazionale. «Sono i frammenti di una quotidianità orfana delle labbra e del respiro, di carezze non date o ricevute, di un’oscurità latente che si è imposta nella nostra quotidianità in un silenzioso drammatico crescendo», spiega l’artista. «Osservando i quadri — fa notare Sonia Zampini, che firma il testo introduttivo del catalogo — vediamo come la corsa della visione si declina in baci, abbracci, reciprocità che nascono come risposta a quell’anelito che la separazione forzata ha soffocato». Ecco l’arte che alza la testa per ridare forma alla negazione. Un lavoro anche tenero come la più intima tenerezza che ripesca nella memoria il commovente collage di baci nel film di Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso. Erano baci censurati (erano gli anni del secondo dopoguerra), anch’essi rubati e poi ricuciti insieme in un poetico cortometraggio. La rassegna aperta fino al 2 luglio, propone altri lavori sul tema, sempre in bianco/nero e ritoccati a matita. Spiega Roberto Casamonti, titolare della galleria: «Nel momento più triste Omar Galliani ha ritrovato libertà e la serenità. È un lavoro museale seduttivo. L’artista ha evidenziato il bisogno e l’importanza di recuperare quella dimensione di umana comunione che diventa espressione fisica, una risposta spontanea e naturale a un’ urgenza, a uno stato di necessità nel momento in cui queste esigenze sono negate». «Vediamo identità multiple descritte in una grande visione d’insieme che investe il nostro sguardo — spiega Sonia Zampini — Le opere si pongono a metà tra la realtà e il desiderio, tra la volontà e l’impossibilità. Per evidenziare meglio questo fluire tra due condizioni opposte Galliani tramite la grafite ha reso i soggetti evanescenti come fossero sogni. Nuca, bocca, fronte, tempia e altri dettagli, condividono il limite della propria forma nel momento in cui entrano in contatto con l’altro». «Ora che il tempo dei baci e degli abbracci è sospeso tra noi e altri corpi desiderati, dove la pelle e il tempo delle carezze si è interrotto, cerchiamo nell’affannoso quotidiano delle immagini, una rinnovata carezza che rimuova il tempo dell’assenza e rifondi per noi il desiderio annota Galliani. Fiat Lux!», conclude Galliani. Catalogo a cura di Sonia Zampini, Omar Galliani e Roberto Mussapi.

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