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Firmati i Patti con lo Stato: la Regione risparmierà 1,4 miliardi in cinque anni

TRIESTE. La Regione e il ministero dell’Economia hanno siglato ieri il rinnovo dei Patti finanziari validi dal 2022 al 2026 e che consentiranno al Friuli Venezia Giulia di risparmiare 1 miliardo e 400 milioni in cinque anni a titolo di contributo al risanamento della finanza pubblica.

Una cifra, questa, calcolata a partire da quanto stabilito dal precedente accordo Tria-Fedriga, in corso di validità e in scadenza il 31 dicembre, e che sale a 2 miliardi se teniamo conto del valore tendenziale dello Stato, cioè di quanto Roma si aspettava di incassare dalla Regione prima dell’inizio della trattativa.
Certo, le condizioni rispetto al recente passato, non soltanto quello dei tempi di Debora Serracchiani, ma anche della prima metà di legislatura di Massimiliano Fedriga, sono cambiate.

Il Governo, con Mario Draghi al comando, è più propenso a dare che a chiedere, visto l’anno e mezzo di pandemia che ha sconvolto i conti del Paese. Ma tutto questo nulla toglie al fatto che l’accordo strappato da Fedriga al ministro delle Finanze Daniele Franco, da un punto di vista economico e del valore, è senza dubbio il più vantaggioso siglato dalla Regione dall’epoca del primo Patto, il famoso Tondo-Tremonti firmato in ossequio a un federalismo fiscale che, in Italia, non ha mai visto la luce.

Se quest’anno, infatti, la Regione è stata chiamata a versare 716 milioni di euro – grazie allo “sconto” da 120 applicatole fin dall’accordo Padoan-Serracchiani – il prossimo questa cifra scenderà a 432, per passare a 436 nel triennio successivo e ritornare a 432 nel 2026. Rispetto al 2021, dunque, il risparmio complessivo è di poco meno di 300 milioni di euro annui, per un totale di 1 miliardo e 400 milioni che sale, come detto, a 2 miliardi se teniamo in considerazione quello che si sarebbe aspettato lo Stato e inserito, originariamente, a Bilancio: 836 milioni per un periodo valido fino al 2032.
L’obiettivo originario di Fedriga, annunciato in campagna elettorale nel 2018, era quello di annullare completamente i Patti con lo Stato. Il presidente non ci riuscirà in questa legislatura, ma la sua soddisfazione è comunque elevata.

«Perchè l’accordo – spiega il governatore – rappresenta un’accelerazione decisa verso l’abolizione dei contributi allo Stato. Voglio ringraziare il ministro Franco e il Governo per il deciso cambio di passo intrapreso in questi mesi.

Finalmente è stato riconosciuto il fatto che al Friuli Venezia Giulia venisse chiesto un sacrificio enorme rispetto al proprio bilancio, parliamo di una cifra attorno al 13%, e nettamente superiore a tutte le altre Speciali.

Già nel 2019, con il Patto siglato con l’allora ministro Tria, è stato compiuto un passo importante, contenendo il saldo a 686 milioni e mantenendolo per il 2020 a 726 milioni e a 716 milioni nel 2021, ma questa volta siamo andati davvero oltre, perché la posizione di partenza del ministero dell’Economia prevedeva che dovessimo versare allo Stato 836 milioni ogni anno per dieci anni».

Rivendicando il fatto di avere così a disposizione «ingenti risorse che potranno essere utilizzate per garantire migliori servizi ai nostri cittadini e più ampie opportunità al nostro territorio grazie al calo del peso del contributo allo Stato che scende al 6,8% del bilancio del Friuli Venezia Giulia», Fedriga ha anche voluto evidenziare la volontà «di non siglare un Patto perpetuo, come hanno lecitamente scelto alcune Speciali», bensì «temporaneo e particolarmente importante perchè il Governo, dal 2022, passerà a politiche di contenimento del debito, certamente non di ulteriore allargamento».

Per l’assessore alle Finanze Barbara Zilli, invece, la sigla del Patto rappresenta «un riconoscimento importante del lavoro che la giunta ha realizzato in questi mesi e che si concretizza adesso: abbiamo apprezzato la spinta unanime da parte del Consiglio a riconoscere il valore dell’Autonomia, che è piena se si esplica in un percorso in cui il contributo al saldo di finanza pubblica è delimitato dalla temporaneità e dal riconoscimento delle clausole di salvaguardia della Specialità del Friuli Venezia Giulia».

Zilli ha quindi reso noti altri punti dell’intesa, come, ad esempio, la proposta di impegno, da parte della Regione, a partecipare – per quanto a titolo esclusivamente conoscitivo – ai lavori della Commissione tecnica per i fabbisogni standard e la conferma esplicita che è con il metodo dell’accordo pattizio che lo Stato e la Regione regolano i reciproci rapporti finanziari.
In questo anno e mezzo di Covid, ma per la verità quasi esclusivamente con Giuseppe Conte a palazzo Chigi, le polemiche sull’asse Trieste-Roma non sono mai mancate. Fedriga, in particolare, ha spesso chiesto allo Stato un contributo economico in virtù dell’effetto della pandemia sui conti della Regione.

Lo scorso anno il Governo giallorosso stanziò 2 miliardi e 500 milioni di euro a favore delle Speciali. In base all’accordo trovato tra le Autonome, quindi, il Friuli Venezia Giulia ottenne 538 milioni utilizzati per abbattere quanto dovuto dalla Regione, portando il fabbisogno richiesto da Roma a 178 milioni.

Quest’anno, invece, «il sistema economico del Friuli Venezia Giulia ha retto meglio del previsto e siamo tornati, sostanzialmente, in pari», chiosa Fedriga, nonostante gli allarmi di primavera. Questo significa, in sintesi, che la Regione non utilizzerà quasi nulla del tesoretto statale messo a disposizione per la copertura di eventuali buchi legati al Covid.

Ma è pronta a investire tutti i 66 milioni – «nell’assestamento di fine novembre» conferma Zilli – “strappati” a Franco, sempre in sede di ridefinizione degli accordi con lo Stato, per il 2021. 

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