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Forum di Davos, salta Conte per la crisi. Ma a sorpresa parla lo «zar» Putin

world economic forum

di Giuliana Ferraino

La crisi politica costringe il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a dare forfait al World Economic Forum di Davos, dove avrebbe dovuto parlare mercoledì alle 13. Ma a sorpresa arriva lo zar russo Vladimir Putin, che presenterà al mondo la sua agenda, dopo il duro intervento del presidente cinese Xi Jinping. Ironicamente il formato virtuale di questa edizione del World Economic Forum, per la prima volta per la prima volta nei suoi 51 anni di storia, permette molta più flessibilità nell’organizzazione e nella disponibilità alla partecipazione dei capi di Sato e di governo.

Chiunque sia stato in questo paesino sulle Alpi svizzere, sa bene che la preparazione dell’evento comincia l’anno prima. E la gestione della sicurezza è un vero incubo. Con controlli infiniti. Un cambio in corsa all’ultimo momento sarebbe impensabile. Lo streaming invece si adatta più facilmente agli imprevisti , aprendo anche maggiori possibilità. Come l’intervento di Putin, che da oltre 10 anni non partecipava al Wef. L’ultima volta accadde nel 2009, quando Putin era primo ministro della Russia.

La decisione di Putin di intervenire in streaming da Mosca sarà probabilmente controversa, in un momento in cui l’Occidente sta valutando possibili nuove sanzioni contro la Russia per l’arresto dell’oppositore politico del Cremlino, Alexei Navalny, dopo il ritorno a Mosca. E le violente dimostrazioni di piazza di domenica 24 gennaio per chiederne la liberazione.

Fino a martedì il nome di Putin non era presente nel programma del Wef. Il suo nome prende il posto di Conte, che evidentemente a Roma ha altro per la testa. Probabilmente il presidente russo, sentendosi al sicuro tra le mure del Cremlino, approfitterà, della possibilità di poter raccontare la sua versione dei fatti sulla pandemia e sul vaccino Sputnik, senza il rischio di domanda e risposta, come è accaduto per esempio alla cancelliera tedesca Angela Merkel, alla presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, che al termine del loro discorso hanno risposto ad alcune domande del fondatore del Wef, Klaus Schwab, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha optato per il formato dell’intervista tout court. Più difficile che invece affronti spontaneamente la questione di Navalny, che accusa Putin di essere il mandante del tentato avvelenamento con l’agente nervino Novichok messo di nascosto nelle sue mutande.

Difficile non notare la grande assenza degli americani, impegnati a rispondere alla pandemia dopo l’insediamento della nuova amministrazione Biden. Eppure è un segnale, come è un segnale il fatto che il prossimo appuntamento del World Economic Forum si terrà di persona nell’Est del mondo, a Singapore.

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