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Franco Bragagna ex concorrente di quiz, la voce delle Olimpiadi in Tv con Pippo Baudo nel 1984

Protagonista delle olimpiadi di Tokyo 2020, straordinarie per l’Italia, è sicuramente Franco Bragagna, storico commentatore Rai che da anni è la voce ufficiale dei giochi olimpici. Dopo i successi di Tamberi e Jacobs circolano video datati di quando Bragagna, prima che al giornalismo, applicava la sua conoscenza enciclopedica allo sport nel quiz di Rete4 “Un milione al secondo”, condotto da Pippo Baudo. Che non fu l’unico.

Non ha vinto una medaglia, ma ad uscire vincitore dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 è senza dubbio Franco Bragagna. Il giornalista padovano, voce storica dello sport targato Rai, pare aver raggiunto una consacrazione definitiva presso il cosiddetto popolo della rete proprio durante questi giochi olimpici straordinari per l'Italia e anomali per la Rai. Al giornalista è riconosciuta la rara capacità di passare dall'inaugurazione dei giochi, uno degli eventi più complessi da raccontare per un cronista televisivo, vista l'enorme quantità di vuoti da riempire, alle gare di atletica che ormai sono suo appannaggio da anni, con i trionfi storici di Tamberi e Jacobs.

Bragagna concorrente di quiz

Che Bragagna fosse una sorta di tuttologo dello sport era cosa ben chiara sin da giovanissimo, quando non aveva ancora un ruolo in prima linea nel racconto degli sport olimpici in Rai. La cosa emerge con ancora maggior forza dopo che nelle ultime ore è spuntata fuori una vecchia registrazione di Rete4 in cui si vede Bragagna nei panni del concorrente da quiz, nello specifico Un Milione al Secondo, condotto da Pippo Baudo nella sua breve parentesi nelle reti Fininvest, alla corte di Silvio Berlusconi (parentesi che,lo racconta Baudo stesso, non si chiuse benissimo per lui, almeno sotto il profilo finanziario).

Nella brevissima clip che circola in queste ore sui social si vede un Bragagna 35enne impegnato a rispondere ai quesiti del conduttore. Una puntata del programma, quella alla quale partecipò, che vinse proprio nella parte relativa allo sport. E non fu un'esperienza isolata, visto che nello stesso anno Bragagna partecipò a un altro quiz, Super record, condotto da Giacomo Crosa e Rino Tommasi. Anche in quel caso vinse la puntata.

Bragagna voce delle Olimpiadi dal 1992

Si trattava di anni in cui Franco Bragagna parlava già di sport in Tv. Dagli inizi in una emittente di Bolzano al passaggio a Telemontecarlo, passando per la radio. E poi l'approdo in Rai nel 1990. La sua storia olimpica comincia nel 1992, con il racconto da inviato e telecronista dei giochi invernali di Albertville e quelli estivi di Barcellona. Dal 1998 con le Olimpiadi invernali di Nagano inizia ad occuparsi anche delle cerimonie inaugurali. Le commenta tutte da allora fino a Vancouver nel 2010, prima di una piccola interruzione per Londra 2012, quando il commento fu affidato ad Antonio Caprarica. Si fa notare per una generale conoscenza enciclopedica degli eventi sportivi e relative statistiche, ma anche per la capacità di saper spaziare in altri campi, oltre che per lo sforzo di pronunciare nella forma più corretta e appropriata i nomi di atleti provenienti da ogni parte del mondo. Le telecronache di Bragagna non si sono limitate all'atletica, ma hanno spaziato in molti altri campi, dallo sci alla canoa-slalom, passando per il softball e il baseball.

Le polemiche con Caressa

Negli anni Franco Bragagna è stato anche protagonista di polemiche che hanno assunto un certo peso a livello pubblico. Ad esempio quella del 2012, con il botta e risposta a distanza con Fabio Caressa. Era l'anno dei primi giochi olimpici acquisiti da Sky, con Rai più defilata, e Bragagna contestò a Sky l'utilizzo di Caressa per le cronache del nuoto, come aveva spiegato in una intervista a TvBlog: "non puoi chiamare Fabio Caressa a commentare le gare di nuoto solo perché è famoso, è un insulto all’olimpismo. Per raccontare le competizioni olimpiche c’è bisogno di gente che conosca la materia, non sono ammesse improvvisazioni". 

Il caso Schwazer

Ancora più roboante quanto accadde in relazione ad Alex Schwazer, marciatore italiano che aveva vinto la medaglia d'oro a Pechino e negli anni successivi ha visto rovinata la sua carriera a causa del doping. Qualcosa che Bragagna non è riuscito a perdonargli, come spiegava in un'altra intervista al Giornale del Trentino: "Una vicenda che mi ha turbato sul piano personale e che mi ha reso davvero difficile commentare la 50 km di marcia. Il ragazzo di Pechino 2008 non è diventato uomo, sembrava solare e divertente ma in realtà non lo era".

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