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Furtwängler on record, il tributo al più influente direttore d’orchestra del Novecento

È uscito da poco un cofanetto sorprendente e per certi versi imprevisto: Furtwängler on record è una raccolta di 54 cd dedicati al celebre direttore d’orchestra tedesco. Un ennesimo box dedicato al grande Wilhelm Furtwängler, di cui si è ristampato tutto il possibile negli ultimi anni e di cui si sono frugati anche gli angoli più riposti della discografia? Ebbene sì, ma tutt’altro che allotrio nel panorama delle edizioni dedicategli.

Tra i melomani dediti all’ascolto delle esecuzioni storiche il maestro tedesco gode di un status leggendario e la falange degli ammiratori che ne lustra le collezioni è particolarmente attenta; immettere qualcosa di veramente nuovo tra le centinaia di incisioni reperibili è difficile e spesso incauto, ma la Warner ha azzeccato la mossa e ha messo a segno un vero strike. La casa americana ha infatti tematizzato il box da un punto di vista assai interessante: ha inserito tutte le incisioni che Furtwängler ha registrato in studio o dal vivo con il proposito di essere messe in commercio, puntando tutto su masterizzazioni nuove di zecca dalle matrici, per la maggior parte originali.

Sono presenti le primissime incisioni elettriche degli anni venti del Novecento risalendo fino alle ultime sessioni del novembre del 1954, quando il maestro, minato dalla polmonite e dalla sordità incipiente, si accinse a registrare la Valkiria con i Wiener Philarmoniker, suo canto del cigno, primo tributo di una tetralogia in studio che non ebbe purtroppo compimento.

Ebbene questo box si caratterizza innanzitutto per la smagliante qualità sonora delle rimasterizzazioni: un autentico miracolo sonoro, nella maggior parte dei casi. Moltissime registrazioni nel box sono celeberrime, ogni buon ascoltatore di musica cosiddetta classica ne ha già in casa sicuramente molte se non tutte, eppure la sorpresa che desta il restauro sonoro è entusiasmante, davvero al limite della diffidenza. Le incisioni originali sono state sottoposte a un accurato processo di rimasterizzazione che, se lascia i fruscii intatti nelle registrazioni degli anni ’20-’30, non lascia però scappare nemmeno una frequenza udibile e il panorama armonico che ci si para davanti è davvero appagante per spazialità e profondità. Non si ha più l’impressione, come nei vecchi riversamenti, di ascoltare, tra le brume invadenti dei fruscii come in fondo al collo di una bottiglia, qualche stonato assolo o l’appiattito sfondo sonoro piallato di ogni frequenza.

D’altra parte dicevamo diffidenza, perché quando un’incisione live del 1951 come la mitologica ripresa della Nona di Beethoven per la riapertura del Festival di Bayreuth si sente come fosse stata registrata ieri (sebbene in mono), il dubbio che la manipolazione digitale sia dietro l’angolo è un pensiero che sorge spontaneamente. Del resto in 30-40 anni i processi di digitalizzazione hanno fatto passi più che da gigante e le compagnie discografiche per decenni hanno preferito riproporci masterizzazioni antiquate piuttosto che stare al passo con la tecnologia, spendendo il meno possibile sulle incisioni storiche, sebbene spesso mitiche. Se si pensa a quanto tempo ci sia voluto perché la Emi (ora Warner) fornisse delle rimasterizzazioni decenti delle incisioni in studio di Maria Callas, rimaste sempre tra l’altro in fascia alta di prezzo, o delle incisioni di Herbert von Karajan, ci sarebbe da fare più che qualche rimprovero. Ma per fortuna la misericordia della macchina si è frapposta tra le matrici originali e il nostro cd da ascoltare.

Passiamo dunque a un rapido sguardo sul contenuto del prezioso cofanetto. Una delle prime sorprese è senz’altro la superba lucidatura che ha avuto una delle incisioni anteguerra più celebri di Furtwängler e cioè la mitologica Patetica di Tchaikovskij registrata nell’ottobre del ‘38, che nelle precedenti masterizzazioni aveva un lieve sentore metallico che disturbava la naturalezza del suono: ebbene ora è praticamente scomparso e, a parte i lievi fruscii, sfoggia una gamma di frequenze amplissima e spaziosa che rende pienamente giustizia ad un’incisione giustamente celebre.

Le registrazioni degli anni Venti-Trenta sono tutte restituite in maniera sbalorditiva: dalla Quinta di Beethoven del ’27 alla serie di brani brevi che spesso costituiscono anche degli hapax nel repertorio furtwängleriano (basti pensare all’Ouverture del Barbiere di Siviglia). Ci sono anche delle prime uscite ufficiali in catalogo, come le riprese live del 1937 al Covent Garden della Tetralogia brani dal Terzo atto di Valchiria e del Crepuscolo. Fonicamente sono assai godibili e interpretativamente superbi con cast irripetibile: i nomi di Lauritz Melchior e Kirsten Flagstad nel pieno dei loro mezzi vocali (sorretti dalla bacchetta più wagneriana, forse, d’ogni tempo) dovrebbero bastare. Il resto è ovviamente notevole ma riguarda le incisioni dei primi anni Cinquanta, che già erano acusticamente buone, sebbene in mono, ma a cui una buona lucidata non ha fatto certo male, anzi. Se si pensa allo splendore del Tristano, il migliore in discografia per sempre, o al Fidelio, semplicemente insuperabile.

Ultima chicca di questo box è senz’altro il 54esimo cd con degli inediti, da far cadere in deliquio qualunque collezionista. Insomma, un box da scoprire per assaporare, in una veste sonora tutta nuova, una delle personalità musicali essenziali del trascorso Novecento.

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