"La causa primaria dei delitti di genere è legata a fattori culturali: le violenze sono il frutto di una considerazione della donna come un oggetto di proprietà". Il capo della polizia Franco Gabrielli interviene così presentando la nuova edizione di "Questo non è amore", che prosegue la campagna della polizia contro la violenza di genere.

"Le forze di polizia sono sempre più preparate, si sono dotati di luoghi idonei dove accogliere la vittima, la rete e il funzionamento dei centri antiviolenza è ormai consolidata. Il ruolo decisivo ora spetta alla comunità: tanto più una donna si sentirà protetta nel contesto in cui vive tanto più capirà che uno schiaffo ricevuto non è solo uno schiaffo, che la denuncia non sarà un atto di cui vergognarsi, ma la giusta soluzione a un percorso di violenza subita. Fino a quando la comunità non si farà carico di sostenere le vittime il nostro impegno resterà incompiuto".

L'analisi dei dati sulla violenza di genere raccolti nel report della polizia sottolinea come è stato alla fine del lockdown che i numeri dei femminicidi hanno ripreso ad impennarsi mentre durante i mesi di confinamento sono cresciuti quelli dei maltrattamenti in famiglia. Nel 62 per cento dei casi autore dei reati il coniuge, il convivente, il fidanzato o l'ex partner della vittima. Le donne italiane quelle più colpite dalla violenza, seguite da romene e marocchine.

A sopresa, le regioni in cui si è registrata la maggiore incidenza di denunce la Campania ( 171) e la Sicilia (168), poi Lazio (133) e Lombardia (119), smentendo il luogo comune che al Sud ci sia una scarsa propensione a rivolgersi alle forze di polizia. Sono state 542 poi le segnalazioni arrivate sulla app YouPol attraverso la quale è possibile chattare anche in modo anonimo con le sale operative delle questure per segnalare situazioni di disagio, mandare messaggi o immagini.