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Galatea, arte e violenza possono coesistere?

Secondo la mitologia greca Galatea era la statua a cui la dea Venere diede vita per far felice Pigmalione, artista di Cipro, per il quale sembrava non esistere nessuna donna alla sua altezza. Ora questo mito - che ha ispirato anche il film con Audrey Hepburn My Fair Lady - rivive nella novella Galatea edita da Sonzogno. L'opera è firmata dalla scrittrice Madeline Miller che già in passato aveva creato opere di narrativa usando come materiale di partenza ciò che appartiene al mito. Dopo il debutto con lo struggente La canzone di Achille, la Miller è tornata a scrivere di mitologia con Circe, romanzo che ripercorre la vita della maga che Ulisse incontra sulla sua strada verso Itaca. Tanto La canzone di Achille quanto Circe sono opere che miscelano gli elementi dell'immaginario collettivo con una scrittura evocativa capace di intrecciare la leggenda con forti ricostruzioni storiche. Elementi che è possibile ritrovare anche in Galatea, che arriva in libreria con le meravigliose illustrazioni di Ambra Garlaschelli, che rendono la lettura quasi un'esperienza sensoriale.

Con la sua nuova opera Madeline Miller sceglie di portare la sua Galatea in una dimensione atemporale, che potrebbe benissimo essere il presente, e la posiziona all'interno di quello che sembrerebbe essere un istituto psichiatrico. Il luogo adatto a ospitare una donna che dichiara di essere stata di pietra, che viene visitata da dottori e infermiere che non credono alla sua storia, ma che sono pronti a sparire dietro una porta chiusa quando Galatea riceve le visite di suo marito Pigmalione, l'uomo che l'ha creata e che a ogni amplesso si aspetta che lei finga di nuovo di essere una statua, di essere ancora una figura inerme nelle sue mani, pronta a essere plasmata. Ma nell'animo di Galatea c'è una scintilla di consapevolezza e libertà che, se da una parte la spingono a sottomettersi allo status quo per il quieto vivere, dall'altra le impongono di prendere in mano il suo destino ed essere la donna che ha sempre sognato di diventare.

Trattandosi di una novella, Galatea è una lettura breve e veloce, ma nonostante questo riesce a restituire al lettore una storia profonda e piena di tematiche attuali. A emergere con più forza è il concetto di amore tossico e di violenza psicologica. Un tema che ancora capeggia sui giornali e che definisce il destino di molte donne. Galatea è alle prese con un uomo insicuro, ma investito di un potere che la sua condizione sociale e il suo status di artista gli concedono. Un uomo che sente di averla creata e che, per questo, si arroga il destino di decidere della sua vita, dei suoi desideri e delle sue ore di veglia. Un uomo che si aspetta che tutto sia esattamente come lui si figura nella fantasia e che non tiene minimamente conto dei pensieri e delle opinioni della donna che ha sposato. Perché il Pigmalione di Madeline Miller è un uomo accecato dalla bellezza e dall'idea del possesso che finisce con l'abusare del suo stesso potere. Galatea è una vittima di violenza psicologica: in lei vive una costante paura di comportarsi nel modo sbagliato, di ridere a voce troppo alta, di essere l'oggetto degli sguardi oggettificanti degli altri uomini come se fosse costantemente una sua colpa. E in queste società descritta dalla Miller è sempre Galatea la responsabile delle sue sventure, non è mai la vittima.

Questo conduce anche alla riflessione sul fatto che l'arte - che è la rappresentazione del divino nell'umano - spesso viene concessa a personaggi problematici, se non proprio discutibili. Ma violenza e arte possono coesistere? Qualcuno reo di atti immondi può essere capace di creare qualcosa di bello? Sembra essere questo ciò su cui si interroga Madeline MIller mentre descrive con la sua scrittura questo rapporto malsano e questa donna che chiedeva solo di essere amata. Si tratta di nuovo di un interrogativo e di una tematica affatto scontate, che ben si sposano con molte conversazioni che ancora oggi investono il mondo dell'arte. È possibile dividere l'opera dall'artista? È la domanda, ad esempio, che da anni accompagna la carriera di Roman Polanski, i cui film sono piccoli capolavori, ma la cui fedina penale lo rende un ricercato negli Stati Uniti. È la stessa domanda che oggi si pongono coloro che vogliono boicottare la saga di Harry Potter per colpa di alcune dichiarazioni della sua autrice J.K. Rowling. Madeline Miller, con la sua Galatea, si pone lo stesso quesito e sembra voler suggerire che a volte la bellezza si trova nelle mani di chi non la merita, ma che l'esperienza di quella stessa arte, per chi ne fruisce, rimane qualcosa di unico anche per chi non la capisce. Con la sua attualità e l'eleganza dell'impaginazione, Galatea è un capolavoro narrativo che conferma ancora una volta il talento della sua autrice.