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Gastaldello: “Tornare a giocare è una forzatura, farlo alle 16.30 è scandaloso”

Oramai si tornerà a giocare, la Serie A riprenderà a giugno e proverà a raggiungere la fine entro gli inizi di agosto, così da rispettare le direttive sui tempi richieste dall'Uefa e permettere di delineare senza ulteriori fastidiosi strascichi verdetti sia in chiave tricolore che in qualificazioni europee e retrocessioni. La discussione si è spostata non più sul quando ma sul come, perché è qui che si sta riaccendendo il cerino da passare di mano in mano. Playoff e playout, orari, giorni di gara, piani B. Tutto è al vaglio di istituzioni, federazione e Lega ma anche da parte dei diretti interessati, i calciatori, in primo luogo, che non sembrano essere disposti ad accettare supinamente quanto verrà stabilito.

Da un lato, i giocatori hanno già acconsentito senza troppe frizioni, al ritorno agli allenamenti. Malgrado protocolli castranti che impongono distanze dentro e fuori dal campo, nessuna possibilità di contatto,  misure restrittive nella gestione dello spogliatoio e dei classici rapporti che si creano all'interno di un gruppo di lavoro. Il tutto frenando la preparazione che, di conseguenza, subisce rallentamenti e ritardi aumentando il rischio di eventuali infortuni in ottica di disputare partite ufficiali. Dall'altro, gli stessi calciatori stanno iniziando a farsi sentire proprio sulla ripartenza, senza puntare i piedi ma alzando il coro di chi vuol essere ascoltato perché principale parte in causa.

Il punto focale delle ultime ore, con un calendario stilato a marce forzate per permettere di chiudere la stagione, è legato più che ai giorni e alle cadenze delle singole partite, agli orari delle stesse. Si sarebbero delineate tre fasce di gioco, soprattutto per esigenze televisive, ridando alle emittenti che hanno pagato milioni per i diritti, di poter avere la massima visibilità per le gare in programma. Una prima fascia tra le 16 e le 16.30, una seconda pre serale alle 18.30 e una serale dalle 21. Se per le ultime due non vi sono particolari problemi, il nodo è quello del pomeriggio quando si concentrerebbe il maggior numero di match in una fascia oraria comunque condizionata dalle temperature estive.

Noi calciatori siamo uomini, non macchine.Siamo fermi da più di due mesi e non è come la pausa estiva classica in cui ci fermiamo massimo per un mese e poi ci prepariamo per un mese e mezzo. in questo momento, ripartire fra un mese significa metterci a rischio di seri infortuni

Tra chi non è d'accordo c'è anche il difensore del Brescia, Daniele Gastaldello che ha acceso la miccia di un malcontento latente: "Finire questo campionato per me resta sempre una forzatura perché ritengo si vada incontro a dei rischi per l'incolumità di noi calciatori. Penso non sia fattibile nemmeno scendere in campo di primo pomeriggio alle 16 o 16.30: è scandaloso giocare così tante partite con temperature alte. Già di per sè tornare a giocare non sarà facile, in queste condizioni tutto è più complicato".

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