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Gaudiano, il vincitore dei giovani che scrisse la canzone in treno poche ore dopo la morte del padre

«Dedico questa vittoria a mio padre, ci ha lasciati due anni fa ma oggi è qui con me». Luca Gaudiano, di Foggia, è il vincitore delle Nuove Proposte del Festival di Sanremo. E non poteva che dedicare la sua canzone, «Polvere da sparo», al padre scomparso. Non solo perché fu il papà Ciro a regalargli, all’età di 15 anni, la prima chitarra; non solo perché fu sempre il papà Ciro ad accompagnarlo alle prime serate in provincia, perché Luca potesse inseguire il sogno di diventare un vero cantante. Ma soprattutto perché la canzone che ha sbancato Sanremo è stata scritta di getto proprio dopo le ultime ore trascorse da Luca al capezzale del padre. Durante il viaggio in treno che riportava Luca dalla natìa Foggia — dove si era appena spenta la sua luce — alla città adottiva di chiunque voglia avere successo in Italia, quella Milano in cui, da poco tempo, Luca inseguiva il sogno di una vita.

Un viaggio, quello in treno, di 7 lunghissime ore — con il Frecciabianca, perché sull’adriatica l’Alta velocità non è neanche un sogno, almeno fino a Bologna — in cui Luca, tra una lacrima e un ricordo, scrisse di getto su un tovagliolino di carta la canzone dedicata al padre. Un tovagliolino che ovviamente conserva ancora. «Una canzone così forte — spiega il fratello Emilio, 39 anni, che ha festeggiato a Sanremo la vittoria di Luca abbracciato alla mamma Rosa e alla sorella Novella, 36 anni — che Luca ha custodito nella speranza di poterla un giorno gridare a voce alta al mondo». Un mondo, per chi aspira a diventare cantante in Italia, che si chiama Sanremo. Il caso ha voluto che Luca finisse di arrangiare la canzone nel settembre del 2020. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per la partecipazione a Sanremo Giovani. Un segno del destino. «Che ha chiuso un cerchio», spiegano all’unisono tutti i membri di una famiglia così legata, come solo quelle del Sud sanno esserlo, nonostante la distanza che separa la madre Rosa (a Foggia, con Novella) dai figli Luca (a Milano) ed Emilio (a Roma). Centinaia di chilometri che durante la malattia di Ciro risultarono annullati dall’amore.

Luca, oggi 29enne, il più piccolo dei figli, è stato il più vicino al padre, morto esattamente due anni fa, nel marzo del 2019, per un tumore al cervello. Che presentatosi il 23 dicembre del 2005, poche ore prima di un Natale che la famiglia Gaudiano non scorderà mai, sembrava essere stato debellato per dieci anni grazie a un’operazione. Quei mali, però, o si estirpano del tutto o, prima o poi, si ripresentano. E così successe anche per Ciro, che dal 2016 al 2019 ha dovuto combattere il secondo tempo della battaglia, quello più duro, su una carrozzina che dopo l’operazione al Besta di Milano era proprio Luca a spingere alla ricerca di cure che potessero restituire a papà Ciro la vita di un tempo. Quella in cui era il genitore ad accompagnare il figlio nelle serate in provincia di Foggia alla ricerca di quel successo che è arrivato ieri sera. «A chiudere un cerchio», con un trionfo al quale credeva non solo la famiglia Gaudiano ma un’intera città, come Foggia, alla continua ricerca di un riscatto, in tutti i campi, che possa cancellare la brutta nomea che da qualche anno la lega alla cosiddetta quarta mafia.

Come ogni foggiano, anche Luca è molto legato alla sua città. E come ogni foggiano onesto, deve lavorare dieci volte in più del concittadino disonesto che in un attimo cancella quanto di buono si costruisce nel Tavoliere delle Puglie. Così come fece Diodato l’anno scorso, quando da Sanremo contribuì a dare una speranza alla sua altrettanto martoriata città di Taranto, Gaudiano ha regalato a Foggia il riscatto. Almeno per un giorno. Nel nome di Ciro. Che gli spettatori hanno immaginato — ma il figlio lo ha “sentito” — essere ieri sera sul palco, con Luca, ad asciugargli le lacrime. Questa volta di gioia e non più di dolore come nel viaggio in treno di due anni fa.

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