Gemma ha due spalle belle larghe a forza di tirare col mattarello la pasta dei tajarìn, i suoi leggendari tagliolini all'uovo, e non ha nessuna voglia di smettere anche se ha 72 anni, anche se ormai è una leggenda della cucina di Langa e potrebbe godersi la gloria, qui sul cocuzzolo di Roddino, nell'Albese, dove regna nella celebre trattoria che porta il suo nome.

"Sognavo questo mestiere già da bambina, quando la mia bisnonna Margherita e mia mamma Pina mi insegnarono a cucinare, e nei fornelli non ci trovo niente di riduttivo: è un lavoro che fa contenti me e gli altri, è una grande passione e allora va bene così". Se solo non ci fosse questo maledetto virus: "Chiudere, aprire, di nuovo chiudere: fare a singhiozzo è peggio che chiudere del tutto".

Da ragazza, Gemma Boeri andò a bottega per diventare sarta ma un giorno le proposero di gestire il circolo Endas, così ha cominciato a spadellare e non ha più smesso. "Sono solo una paesana che cucina", si schermisce, ma lei è molto altro. E poi c'è il rito magico del lunedì, quando Gemma e un gruppo di arzille signore si mettono a preparare i ravioli del plìn, che in piemontese vuol dire pizzicotto: quello che si deve dare alla pasta perché assuma la sua bella forma di ombelico.