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Genova aspetta il grande giorno: Nel derby il calcio non è solo un gioco

Comincia ufficialmente il countdown, il tempo stringe e la tensione sale. Poco importa se in mezzo ci sono ancora le sfide con Lazio e Juventus; la testa dei genovesi da adesso è già proiettata verso venerdì prossimo.

Ancora un derby a dicembre. Tra vento, freddo e luci natalizie, e si sa già che lo sconfitto riceverà auguri di Natale personalizzati e poco graditi da parte dei cugini. L’ultimo fu proprio nel 2019, l’ultimo derby con lo stadio pieno e colorato ma con uno scenario, quello sul campo, che purtroppo non è cambiato.

Genova aspetta il grande giorno: Nel derby il calcio non è solo un gioco
Il derby al Luigi Ferraris con i fuochi d’artificio: era il 14 dicembre 2019

Si lottava per la salvezza il 14 dicembre 2019 – proprio come oggi – e la decise Gabbiadini al 90’ facendo esplodere la Sud. Le statistiche di dicembre non sono positive per i rossoblù che contano un solo trionfo quello del 2008 con la rete di Milito; rimasto nella storia è invece il Derby di Del Neri nell’anno 1980, ancora dicembre e con una tramontana che viziò il gol dell’ex tecnico blucerchiato proprio da corner.

Sono storie di derby, quelle che ti vengono raccontate tutto l’anno da quando cominci a capire e definire il tuo schieramento. Perché a Genova questa fidelizzazione al pallone comincia dalle scuole, dai campetti il pomeriggio, dalle colazioni nei bar la mattina. Non puoi vivere a Genova e schivare l’argomento, devi definirti.

Te lo chiedono i compagni di classe: “come ti chiami?” “Sei della Samp o del Genoa?”, oppure tante volte questa domanda non viene manco chiesta, perché spunta un vessillo, un accostamento cromatico ben riconoscibile. Un portachiavi, un adesivo sul diario, una toppa sullo zaino, sei marchiato e finalmente per buona pace della collettività sei definito.

Adesso ci sei dentro e non ne esci più. Perché come diceva Javier Marias: “tutto è soggetto a cambiamento, la sola cosa che non sembra negoziabile è la squadra di calcio per cui si tifa”. Così entri in quel mondo, magari sei giovanissimo e ancora non capisci cosa avviene intorno a te, ma si fanno subito chiari due ideali: l’antipatia sfrenata verso i cugini e la totale devozione verso la tua maglia. E domenica dopo domenica cresci su quei gradoni, in mezzo a quella gente che ti ha emozionato la prima volta, e ti emoziona ancora.

Genova aspetta il grande giorno: Nel derby il calcio non è solo un gioco
Una scalinata nei pressi di piazza Guicciardini colorata con i colori della Sampdoria

Sentirai sempre parlare di derby. Perché qui a Genova si parla sempre di derby, perché è una città stretta e due squadre sono troppe, allora bisogna sempre sgomitare, rincorrere, inciampare per primeggiare l’uno sull’altro. Così ne sentirai parlare sotto gli ombrelloni d’estate, nei bar la mattina, sui giornali e per le strade, dove per 365 giorni all’anno si assiste ad una battaglia di colori e di adesivi. Ti svegli la mattina e il cavalcavia di Quarto è rossoblù, il giorno successivo blucerchiato.

Una ricerca continua alla supremazia, le sfilate dei caschi rosso blucerchiati, dei caseggiati che urlano il loro schieramento dai terrazzi, le targhe delle macchine timbrate di colori, gli zaini dei bambini a scuola, in questa città tutto ti parla di Genoa e di Sampdoria.

Però ne hai solo sentito parlare di derby, ne hai sentito parlare tutto l’anno e non sai davvero cosa aspettarti. Finalmente arriva il giorno, hai preso i biglietti subito, ovviamente in gradinata e vai allo stadio con largo anticipo.

Lo striscione di protesta dei tifosi

Nel giorno del derby, Genova ha un’aria strana, è semi deserta, tranquilla, come si stesse preparando ad affrontare una tempesta. Tu percorri il tragitto con calma, osservi lo scenario che ti circonda. Per strada vedi già i tuoi compagni, ma anche i tuoi rivali, li scorgi sugli autobus affollati e sulle fermate ad aspettare. Intorno a te le cinte di palazzi colorati, c’è chi ti incoraggia dai terrazzi e chi sarà invece tuo nemico.

Finalmente vedi le torrette rosse all’orizzonte. Che potete dire quel che volete, ma il fascino di Marassi è impagabile. L’aria in prossimità delle torrette si fa sempre più colorata, i cori iniziano a rimbalzare sul marciapiede che costeggia il Bisagno, sono le folle che saltano nei bar. Ci sono i canti dei tuoi, ma anche quelli degli altri. Le sirene strillanti della polizia avvertono l’arrivo dei pullman.

Mancano più di due ore alla partita, ma la tua via, i tuoi bar, la tua zona che è colorata dei tuoi colori, pullula già di gente. L’adrenalina comincia ad affettare l’atmosfera, non stai più nella pelle. Così si entra e nella tua gradinata se alzi gli occhi al cielo, vedi una serie di impalcature, fili, disegni, è il tracciato per la coreografia. Per la prima volta dentro la coreografia della tua gradinata, ti distribuiscono i cartoncini e i più grandi ti spiegano come dovrai fare.

Genova aspetta il grande giorno: Nel derby il calcio non è solo un gioco
Lo stadio Luigi Ferraris di Genova

C’è talmente tanto rumore da non sentire i pensieri. Fatichi a respirare ma riesci lo stesso a cantare. Sei sotto un bandierone, uno striscione, non sai cosa sia, lo vedrai poi sui giornali ma certamente sarà bellissimo. Mangi aria colorata, ti lacrimano gli occhi per l’emozione, il cuore ti sta rimbalzando in tutto il corpo.

L’arbitro fischia l’inizio, i volti delle gradinate sono tirati, tesi. C’è una sofferenza indefinibile dovuta dal peso specifico che questa partita si porta con sé. Vincere significa sopravvivere e camminare a testa alta fino al prossimo appuntamento, perdere, beh meglio non pensarci. La sconfitta nel derby è troppo umiliante per essere sopportata, ma c’è sempre un’altra occasione, un’altra partita no? Come dice Nick Hornby nella bibbia del calcio “Febbre a 90”, e il bello forse non è proprio questo?

Cosa sarebbe Genova senza il suo derby, senza le sue due anime così diverse ma accomunate dagli stessi valori. Adesso è ufficialmente partito il countdown, dopo due anni si può finalmente tornare a vivere il derby dallo stadio, con i tifosi veri protagonisti pronti a darsi battaglia fino all’ultimo coro, all’ultima bandiera, all’ultimo minuto.

Questo è il derby di Genova. Il giorno in cui la città si ferma per il calcio, ebbene si, perché il calcio qui è una cosa seria, e mai, sarà solo un gioco. Francesca Galleano