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Giacomo Agostini compie 79 anni: come lui nessuno mai nella storia del Motomondiale con quindici titoli. E pensare che il padre non voleva farlo correre

TRENTO. Settantanove anni vissuti a... duecento (e più) all'ora. Il 16 giugno 1942 nasceva a Brescia (pur essendo originario di Lovere, la sua vera provenienza) quello che è, tutt'oggi, il più grande della storia del motomondiale. Giacomo "Ago" Agostini ha una bacheca grande come una... casa e non potrebbe essere altrimenti, perché il driver lombardo in carriera ha vinto qualcosa come 15 titoli mondiali. Come lui nessuno mai e anche Valentino Rossi, il "secondo" più grande di sempre, ha sempre detto d'ispirarsi ad Agostini, suo idolo sin da bambino.

E pensare che "Ago" ha rischiato di non salirci mai su di una motocicletta: il mondo dei motori lo appassiona sin da piccolo e a 9 anni, di nascosto, prende il "Galletto" del padre per muoversi lungo le strade del paese. collezionando anche la prima caduta nella piazza di Lovere a causa della bassa statura, non riuscendo a mettere i piedi a terra al momento dello stop. Dal "Galletto" passa all' "Aquilotto" e, a bordo della moto prodotta dalla Bianchi, si dimostra un vero e proprio fuoriclasse, vincendo regolarmente le gare clandestine che si disputavano lungo il lago d'Iseo e tutte le gimcane, che si tenevano in occasione delle feste paesane.

Quando Agostini compie 18 anni può iscriversi alle gare ufficiali, ma serve l'autorizzazione paterna. E il babbo non ci vuole proprio sentire: troppo pericoloso correre con le moto. Ma il neomaggiorenne non molla, mettendo subito in mostra un carattere forte e per nulla incline ad arrendersi. Ecco, allora, che il papà decide di consultarsi con l'anziano notaio di famiglia (altri tempi...), che era notoriamente saggio, ma altrettanto sordo. "Motocicletta" diventò "bicicletta" e convise Aurelio Agostini a dire sì all'approdo nel mondo del motociclismo del futuro 15 volte campione del mondo.

Nel 1961 Giacomo Agostini riuscì ad avere la moto dei propri sogni, una "bomba" per l'epoca: la Moro Morini 175 Settebello. Inizialmente avrebbe voluto una MotoBi 175, ma i tempi di consegna si dilatarono in maniera incredibile e, allora, il pilota bresciano virò sulla "Settebello" al prezzo di 500.000 lire da pagarsi in 30 rate mensili, visto che papà Aurelio aveva dettò si alle gare ma non scucì nemmeno un centesimo.

La sua prima gara ufficiale si svolse in Trentino: sì, perché Agostini partecipò alla "Trento - Bondone" con i colori del "mitico" Moto Club Costa Volpino, gara in salita disputata il 18 luglio 1961 e arrivò secondo alle spalle di Attilio Damiani, campione italiano in carica e, all'epoca, considerato praticamente imbattibile nelle cronoscalate.

Per un fortuito (anzi, sfortunato) Agostini entrò in contatto con la squadra corse della Moto Morini, dimostrando subito di avere numeri da fuoriclasse. Il 27 maggio 1962 Alfonso Morini, presente alla Bologna - San Luca ed estasiato di fronte alle prodezze del giovane pilota, gli offrì un ingaggio e una moto ufficiale. Papà Aurelio disse ancora sì e la sua carriera iniziò a decollare. Nel 1963 vinse sia il Campionato Italiano della Montagna che il Campionato Italiano di Velocità Juniores. Venne schierato nel Campionato Seniores e nelle gare "dimostrative" del Motomondiale in sella alla "250 Bialbiero". Vinse anche il titolo Seniores e fece il proprio esordio nel circuitò mondiale, conquistando due quarti posti.

Il primo successo internazionale è datato 19 aprile 1964, con tempi inferiori rispetto addirittura al vincitore della classe 350. Era nata ufficialmente una stella e, pochi mesi dopo, Agostini passò alla MV Agusta, con il compito di sviluppare la nuova tre cilindri e come seconda guida sia in 350 che in 500. Chiuse la stagione al secondo posto in entrambe le classi e in 350 perse il Mondiale all'ultima gara.

La rivalità con Hailwood, suo compagno di squadra nella stagione precedente, esplose dopo l'addio dell'inglese per la Honda: nel 1966 Agostini vinse in 500 davanti al rivale, che s'impose nella 350 proprio nei confronti del pilota lombardo. Nel '67 la lotta si ripetè con identico esito al termine dell'annata. Al termine di quest'ultima stagione, la Honda annunciò il proprio ritiro dal motomondiale (e così sarà sino al 1979), ma continuò a pagare l'ingaggio di Hailwood purché questi non firmasse per alcun altro team. Disse sì, dedicandosi alla Formula 1.

Senza alcun rivale in grado di competere con lui, Agostini divenne "cannibale", conquistando 10 titoli mondiali piloti e 10 titoli mondiali costruttori nelle classe 350 e 500 dal 1968 al 1972. Insomma, vinse tutto quello che c'era da vincere con 82 vittorie in 102 gran premi disputati. La MV Augusta aveva provato a "ridimensionarlo", ma senza fortuna e "Ago" superò Hailwood e Ubbiali nella speciale classifica dei titoli vinti da un singolo pilota.

Nel 1973, l'annata "terribile" nella storia del motociclismo mondiale a causa della tragedia di Monza, Agostini vinse ancora nella "350", ma non nella "500", dove dovette abdicare dopo sette titoli consecutivi e arrivò terzo. Salutò allora la casa italiana e si accasò alla Yamaha con un ingaggio di 300 milioni a stagione, una cifra pazzesca per l'epoca. Centrò un clamoroso successo alla 200 Miglia di Daytona, sopravanzando Kenny Roberts che dovette ammettere che il driver italiano era il più forte di tutti. La stagione '74 fu tribolata: non riuscì ad imporsi in "500", mentre vinse ancora il "350", mentre l'anno successivo Agostini si rifece immediatamente, conquistando il 15esimo e ultimo titolo di un carriera fantastica: con la moto giapponese "Ago" superò il grande rivale Read, che guidava la MV Agusta

Corse per altre due stagioni con la MV Agusta che stave pensando a ritiro dalle competizioni: Agostini riuscì a rivitalizzare l'ambiente, mettendo in mostra insperate doti manageriali, ma con poche soddisfazioni. Le uniche gioie furono gli ultimi successi nel Motomondiale dell'azienda varesina, nella "350" ad Assen e in "500" a Nürburgring.

Vinse l'ultima gara della sua carriera motociclistica in Formula 750 in Germania il 25 settembre 1977 e poi si dedicò per un triennio alle automobili, sfruttando la sua enorme popolarità e dedicandosi anche alla Formula 2, annunciando il proprio ritiro definitivo dalle competizioni al termine della stagione 1980.

La sua straordinaria carriera però proseguì nelle vesti di direttore sportivo nel Team Marlboro-Yamaha, conquistando 6 titoli mondiali in 500, tre costruttori e tre piloti con il suo "preferito" Eddie Lawson.

Come lui nessuno mai. Auguri "Ago", più veloce del vento e di tutti gli altri.

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