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Gianluca Gazzoli: “Davide Astori è morto per quello che ho io. Avrebbero dovuto installargli un defibrillatore come il mio”

Il famoso deejay, ospite di Claudia Rossi e Andrea Conti nel talk "Programma" vive con un defibrillatore impiantato nel petto. Durante la diretta ha parlato anche della morte del calciatore: "E' stata veramente scioccante, anche perché è avvenuta di notte, nel letto, quindi per un calciatore che fa controlli dalla mattina alla sera"

Una vita al massimo e di corsa, proprio come il suo cuore che però ha fatto i capricci per la prima volta quando aveva 15 anni. Aritmie ventricolari di grave entità che gli facevano ‘esplodere il petto’ quando faceva si sforzava. Accade che il cuore raggiunge un numero elevatissimo di battiti al secondo fino a fermarsi completamente, per poi riprendere dopo pochi istanti. Una situazione che allo stremo può portare alla morte. Unica soluzione possibile impiantare nel petto un defibrillatore che con delle scariche elettriche riporta il cuore al ritmo giusto, ogni volta che si verifica una accelerazione impazzita. Gianluca Gazzoli racconta la sua vita nel libro “Scosse” del quale oggi ha parlato a Programma, il talk condotto da Claudia Rossi e Andrea Conti su FQMagazine. “Molte di queste storie sono legate allo sport e quelle che diventano storie di cronaca sono legate a personaggi molto famosi, lo stesso Davide Astori, di cui tanto si è parlato anche in questi giorni. La sua è stata una morte che ha colpito tutti, è stata veramente scioccante, anche perché è avvenuta di notte, nel letto, quindi per un calciatore che fa controlli dalla mattina alla sera. La patologia che ha avuto lui, cioè l’attacco di aritmie ventricolari maligne è la stessa che ho io, il medico avrebbe dovuto almeno avere dei sospetti e si sarebbe dovuti a installare un defibrillatore come quello che ho io“. È di due giorni fa la notizia della condanna a un ano del professor Giorgio Galanti per aver rilasciato a Davide Astori due certificati di idoneità, pena sospesa, nel processo con rito abbreviato per la morte del calciatore della Fiorentina, trovato senza vita la mattina del 4 marzo 2018 nella sua camera di albergo a Udine mentre era con la squadra. Galanti, unico imputato, era accusato di omicidio colposo. All’epoca del rilascio dei documenti era direttore sanitario di Medicina dello sport dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi (Firenze).

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