Italy

Giornata della donna, in Italia più del 70% dei medici è obiettore di coscienza. Il record (negativo) lo detiene l'Alto Adige

TRENTO. In occasione della Giornata internazionale della donna sembra doveroso ricordare le molteplici forme di controllo perpetrate nei confronti dei corpi delle donne. Tra le numerose facce della biopolitica quella legata all’interruzione volontaria di gravidanza è una questione che continua a essere di assoluta attualità. Sebbene la legge 194 che depenalizza e disciplina le modalità di accesso all’aborto sia in vigore dal 1978, in Italia si assiste tuttora a un attacco a quello che dovrebbe essere considerato un diritto fondamentale.

dati del 2016 rilasciati dal Ministero della salute riflettono, infatti, una situazione nazionale dove l’obiezione di coscienza è un fatto endemico: se in Italia settentrionale gli obiettori sono il 63,9% dei ginecologi e delle ginecologhe, il 40,1% degli anestesisti e delle anestesiste, il 33,4% del personale non medico; in Italia centrale le percentuali diventano il 70,1% per il primo gruppo, il 47% per il secondo gruppo, il 32,7% per il terzo gruppo; nelle isole si raggiunge il 77,7% tra gli appartenenti alla prima categoria, il 67,1% tra quelli della seconda categoria e il 71,7% tra quelli della terza categoria; mentre in Italia meridionale si toccano punte del 83,5% per i ginecologhi, il 66,1% per gli anestesisti, il 75,7% per il personale non medico.

Anche per quanto riguarda la provincia di Trento lo scenario non è rassicurante: 58,7% di obiettori tra i ginecologi, 25,3% tra gli anestesisti e 14,8% tra il personale non medico, numeri, questi ultimi, che fanno riflettere, ma rimangono lontani da quelli che interessano la provincia di Bolzano dove l’84,4% dei ginecologi, il 68,8% degli anestesisti e il 69% del personale non medico si rifiuta di praticare l’aborto. Questi dati sono conseguenza dell’articolo 9 della 194/78 che sancisce che “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui gli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezioni di coscienza, con preventiva dichiarazione”.

A limitare la possibilità di autodeterminarsi e il concetto stesso di libertà, esistono anche realtà come le associazioni pro life e contesti universitari come il Campus bio-medico di Roma, un policlinico privato e cattolico ma accreditato con il Servizio sanitario nazionale. Negli scorsi mesi, per esempio, le strade di Trento sono state percorse da camion vela che promuovevano la nuova campagna di Pro Vita & Famiglia e alcuni muri della città accolgono ancora manifesti antiabortisti. Quella dell’obiezione è una cultura trasmessa anche all’interno delle aule universitarie dove si specializzano le future e i futuri medici. La Carta delle finalità del Campus bio-medico romano che offre anche una Scuola di specializzazione in ginecologia e ostetricia sottolinea come “L’assistenza e l’attività clinica sono esercitate nel rispetto incondizionato della vita umana, dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale” (QUI PER APPROFONDIRE).

Dopo la denuncia lanciata da Amica (Associazione medici italiani contraccezione e aborto), l’Associazione Luca Coscioni e Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) e alla loro richiesta di revocare l’accreditamento della scuola in ostetricia e ginecologia qualora non fosse assicurata agli specializzandi una formazione completa, il Campus ha modificato la sua Carta delle finalità eliminando il “crimine” dell’aborto, ma compare la sudditanza al ''Magistero della Chiesa cattolica'' (articolo 10.1: “L’università ha una identità cristiana. Ciò implica sia il rispetto per la libertà personale di tutti quanto alle proprie scelte religiose, sia l’impegno per operare, in tutte le sue dimensioni, secondo il Magistero della Chiesa Cattolica”). Con altre parole si ribadiscono quindi gli stessi principi.

L’elevato numero di obiettori non è però determinato esclusivamente da una convinzione etica. La decisione di non essere obiettori si scontra infatti con politiche di assunzione che talvolta privilegiano gli obiettori e con il fatto che, data la loro scarsità all’interno degli ospedali, i non obiettori rischiano di praticare solo aborti limitando le opportunità di crescita professionale. Quella di non optare per l’obiezione di coscienza sembra diventare una scelta da prendere a scapito della propria carriera invece che a garanzia di un accesso per tutte a tecniche mediche sicure. A 43 anni dalla 194 quella dell’interruzione di gravidanza continua dunque a essere una questione che pur coinvolgendo esclusivamente il corpo delle donne accende questioni di morale e realizzazione lavorativa altrui.

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