Una sospensione di tre mesi per “precauzione”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha imposto fino al 28 febbraio prossimo uno stop alle attività degli allevamenti di visoni in Italia, dove già a partire dallo scorso agosto sono state riscontrate positività al Covid-19 negli animali. L’ordinanza ministeriale (Repubblica ha potuto visionarne una bozza) inserisce l’“infezione da Sars-CoV-2 nei visoni d’allevamento” tra le malattie infettive elencate nel regolamento di polizia veterinaria, disponendo il sequestro dell’allevamento in caso di sospetta positività al virus, che dovrà essere ricercato attraverso il tampone molecolare. In caso di conferma della malattia, i visoni saranno “sottoposti ad abbattimento e distruzione”. 
 

Finora in Italia il virus è stato trovato in un allevamento di 26 mila capi in provincia di Cremona intorno alla metà di agosto: due campioni positivi, di cui l’Italia ha dato notizia all’Oms lo scorso 30 ottobre, ritenendo poco significativa la circolazione del virus tanto da attribuirla “a una contaminazione o ad una risposta aspecifica”. Un terzo caso di positività però è stato rilevato il 6 novembre scorso sempre nello stesso stabilimento, uno dei più grandi d’Italia. Le infezioni riguardavano animali asintomatici, difficili da intercettare con i protocolli di sorveglianza sanitaria adottati dal ministero e basati sul controllo dei sintomi e della mortalità. In nessun caso è stato sequenziato il genoma del virus: è quindi impossibile sapere se in Italia si sia verificata una mutazione del Sars-CoV-2 come quella accertata in Danimarca e considerata rischiosa, in quanto coinvolgeva direttamente la risposta del sistema immunitario rischiando di influire sull’efficacia dei vaccini in via di sviluppo.
 

L’abbattimento di massa dei visoni in Danimarca, circa 17 milioni di capi, sta provocando proteste tra gli allevatori e un terremoto politico che ha investito il governo, con il ministro dell’Agricoltura Mogens Jensen costretto a dimettersi. In Italia la popolazione di visoni è molto più contenuta arrivando al massimo a 60 mila esemplari, ospitati in allevamenti spesso a gestione famigliare. Gli operatori sono preoccupati per le conseguenze economiche della misura e chiedono almeno di poter portare a termine il ciclo produttivo di raccolta delle pelli. L’allevamento del Cremonese al centro della segnalazione all’Oms è fermo dallo scorso agosto: “Stanno distruggendo un’attività che va avanti da oltre 40 anni sulla base di nulla, solo una debole positività su oltre 2 mila tamponi - contesta il signor Giovanni, uno dei titolari -. Abbiamo anche vinto un primo ricorso al Tar ma subito dopo ci hanno bloccati di nuovo. Io temo che abbiano già deciso che dobbiamo incenerire tutto”.  
 

Non è ancora chiaro se agli allevatori sarà concesso di finire il ciclo di estrazione e lavorazione delle pelli, che avviene solitamente nel mese di dicembre, come richiesto anche dalla Regione Lombardia. L’ordinanza permette però di mantenere in vita gli esemplari riproduttori, consentendo in teoria la ripresa dell’attività in primavera. Critica sul provvedimento del governo la Lega Anti Vivisezione, che in Italia ha contribuito a sollevare il caso: “Durante i tre mesi di stop disposti dal ministro Speranza gli allevamenti sarebbero comunque fermi perché la riproduzione dei visoni avviene nel mese di marzo. È come se venisse vietata la vendita degli ombrelloni da spiaggia nei mesi invernali. Avremmo dovuto seguire l’esempio di altri Paesi europei, come l’Olanda, dove dal gennaio 2021 non sarà più possibile detenere visoni da allevamento e anche la Danimarca sta andando in questa direzione”.

  Eventuali abbattimenti in Italia dovrebbero avvenire solo in seguito a positività riscontrate successivamente all’entrata in vigore dell’ordinanza del ministro Speranza. Mentre è atteso un nuovo provvedimento ministeriale per stabilire le misure di sorveglianza da adottare nei confronti degli allevamenti di visoni e di altri animali. Il nodo degli animali portatori asintomatici del virus resta quello più problematico, come segnalato di recente all’Oms anche dalle autorità sanitarie spagnole.