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Gli ebrei romani sono rastrellati: su 1000 se ne salvano 16. Quale fu il ruolo della Rsi nello sterminio?

L'ebraismo mondiale è stato durante 16 anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo” (dal discorso di Benito Mussolini a Trieste del 18 settembre 1938)

Come voi sapete, si sta in questi giorni provvedendo al prelievo dei patrimoni ebraici. Si tratta, per non fare della retorica, appunto di sangue succhiato al popolo italiano. È giusto che questo sangue ritorni al popolo. Mi pare non vi sia migliore via, per farlo tornare al popolo, che quella di provvedere ai bisogni dei sinistrati dai bombardamenti, di coloro che furono colpiti dalla guerra, la cui principale responsabilità risale agli ebrei” (dalla relazione di Alessandro Pavolini, segretario del Partito repubblicano fascista, al Congresso di Verona del 14 novembre 1943)

TRENTO. Quando, all’alba del 16 ottobre 1943, gli uomini della Gestapo accerchiarono il ghetto di Roma dando avvio al rastrellamento, durato fino al primo pomeriggio, gli ebrei romani già avevano avuto modo di saggiare l’attitudine nazista. Eppure, al di là delle vessazioni e dei ricatti – era stato loro intimato di consegnare 50 chili d’oro – certo non pensavano che le autorità occupanti avrebbero proceduto alla deportazione, potendo contare anche sulla secolare protezione del papato. Così, d’altra parte, fu: oltre 1200 persone venivano arrestate e 1007 avviate verso i lager. Solamente 16 sopravvissero.

I nazisti, sotto il comando del tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, utilizzarono all’uopo le liste predisposte dai fascisti, compilate con le leggi razziali del 1938 coi nomi di tutti gli ebrei italiani, dei “sangue misto” (cioè dei figli di coppie miste) e delle “abiure” (cioè dei convertiti al cattolicesimo). Caricati alla stazione Tiburtina su un convoglio composto da quasi 30 carri bestiame, gli ebrei romani raggiunsero il campo di concentramento di Auschwitz, in cui vennero divisi fra abili al lavoro e non. I primi vennero poi smistati nei differenti lager della galassia concentrazionaria nazista; per i secondi, invece, il destino fu la camera a gas.

Nella capitale, caduta sotto controllo tedesco il 10 settembre, quelli rastrellati il 16 ottobre 1943 non furono gli unici ebrei catturati o deportati. Quasi 2000 furono coloro che caddero nelle mani naziste, arrestati spesso grazie alle delazioni di qualche “solerte” cittadino. Nondimeno, questi non furono che una parte degli 8529 ebrei spediti nei lager tra il 1943 e il 1945 – al momento della nascita della Rsi le persone di religione ebraica sul territorio nazionale erano poco più di 32.300 (Mimmo Franzinelli).

Ancor prima di Roma, infatti, era stato effettuato il rastrellamento degli ebrei triestini. Ancora il 16 di settembre, in una città che parimenti al capoluogo giuliano figurava ormai solamente pro forma nel territorio sottoposto a sovranità italiana, Merano, si concludeva la deportazione della piccola comunità locale, composta per lo più da persone anziane. Nelle case private e nella sinagoga si ripeterono saccheggi e furti, mentre il destino per pressoché tutti – si salvò solo una baronessa, grazie all’intervento delle autorità svizzere – coincise con la deportazione.  

Dopo Roma, l’intero territorio sottoposto della Repubblica sociale fu attraversato dalle operazioni antigiudaiche. A sostenere l’azione tedesca sono le questure, che consegnano ai nazisti gli elenchi redatti nel ’38. Per evitare la fuga in Svizzera, le autorità repubblicane decidono di provvedere affidando il controllo alle frontiere alla Milizia. Oltre 200 ebrei milanesi, proprio fra ottobre e novembre, vengono catturati e inviati ad Auschwitz.

Firenze, Bologna, Ferrara, Mantova, Venezia e Chioggia sono interessate dai rastrellamenti, compiuti in alcuni casi con la complicità o il protagonismo degli agenti delle questure, delle camicie nere e dei carabinieri. Numerosi sono infine i bambini catturati nelle province e nelle periferie, dove avevano cercato di nascondersi, tentando di sottrarsi alla deportazione. Solamente nell’ottobre-novembre del 1943, furono 192 i bambini catturati, 276 nella retata di Roma del 16 ottobre.

A seguito dei dettami del Congresso di Verona, il ministro degli Interni Guido Buffarini Guidi dirama l’ordinanza di polizia numero 5, datata 30 novembre 1943. “A tutti i capi provincia” si intima “l’immediata esecuzione” delle seguenti misure: “1. Tutti gli ebrei, anche se discriminati, a qualunque nazionalità appartengano, e comunque residenti nel territorio nazionale, debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni, mobili e immobili, debbono essere sottoposti ad immediato sequestro, in attesa di essere confiscati nell’interesse della Repubblica sociale italiana, la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche”.

“2. Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero, in applicazione delle leggi razziali vigenti, il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana, debbono essere sottoposti a speciale vigilanza di polizia”. L’ultima disposizione dell’ordinanza fissava la sorte degli arrestati: “Siano per intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento provinciali in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati”.

Come disposto al punto 1, dopo la deportazione, gli ebrei venivano completamente spogliati dei loro beni. Giornali e radio pubblicizzano i sequestri, gli ebrei vengono presentati come profittatori, infidi, mascalzoni che hanno derubato gli ariani. Per guadagnarsi il consenso della popolazione, non a caso, si promette la distribuzione dei beni sequestrati ai sinistrati dalla guerra. Oltre agli oggetti di valore ed ai patrimoni più economicamente rilevanti, però, le liste delle confische raccontano di una spoliazione totale: si sequestrano mobili, lenzuola, biciclette, vestiti, e così via. In molti casi, all’origine delle appropriazioni ci sono delazioni dovute a gelosie o avidità, per impossessarsi dei beni del vicino o del concorrente negli affari. In quei venti mesi terribili, si raccolgono i frutti di anni di propaganda antisemita.

L’itinerario dei deportati segue per lo più lo schema tracciato dall’ordinanza numero 5 del 30 novembre ’43. Rastrellati e riuniti, gli ebrei vengono caricati sui treni e deportati nei campi di transito. Il 5 dicembre partono i lavori per la costruzione del Polizei und Durchgangslager di Fossoli, nel Carpigiano. Qui, fino all’estate del ’44, quando l’avvicinamento del fronte consiglierà di spostare il campo più a nord – si sceglierà Gries, a Bolzano - passeranno circa 5000 fra prigionieri politici o razziali. Dal capoluogo altoatesino, invece, nell’ottobre e nel dicembre ’44, prenderanno la via del Reich due tradotte con rispettivamente 300 e 150 deportati, per più della metà ebrei.

Oltre ai campi di transito, però, sul suolo italiano – nella parte de facto annessa al Reich del Litorale adriatico – comparirà anche un  campo di sterminio: si tratta della Risiera di San Sabba, alla periferia di Trieste. Qui verranno costruiti i forni crematori. Nondimeno, le complicate operazioni di deportazione richiederanno un fiorire su tutto il territorio repubblicano di piccoli luoghi di concentrazione dei deportati, poco conosciuti e studiati.

Attorno al ruolo della Repubblica sociale e più in generale del fascismo nella partecipazione allo sterminio degli ebrei, nel dopoguerra calerà un velo di silenzio. Non solo la pubblicistica nostalgica eviterà ogni riferimento, nutrendo lo stereotipo della subordinazione in materia all’alleato tedesco, ma si diffonderà e radicherà anche la falsa credenza dell’estraneità italiana e fascista all’antisemitismo. È sullo sterminio degli ebrei, infatti, che il mito del bravo italiano (e del cattivo tedesco) troverà maggiore fortuna, come dimostrato anche dal sempre maggiore accento dato ai salvatori di ebrei, il cui cono d’ombra nasconde una ben più vasta zona grigia o nera di silenzio o attiva partecipazione agli arresti e alle deportazioni. Per questo, il 16 ottobre è stato proposto come data ben più efficace del 27 gennaio per riflettere sul ruolo italiano nella Shoah.