Chi conosce un po' la Germania aveva capito da metà luglio che il risultato del partito socialdemocratico sarebbe stato migliore di quanto i sondaggi stavano indicando fino ad allora. La svolta è venuta con l'alluvione che ha devastato soprattutto il Nord-Reno Vestfalia, ma il motivo è a primo sguardo contro-intuitivo.

La maggior parte degli analisti politici, infatti, a fronte dell'improvviso evento climatico previde un aumento dei consensi per il partito Verde, da sempre promotore dei temi ambientalisti. L'interpretazione convenzionale era che la campagna ideale del partito guidato da Annalena Baerbock avrebbe avuto il vento nelle vele dopo che gli allarmi sulla crisi climatica si erano manifestati con tanta violenza da dare corpo all'ideologia. Per reazione, l'elettorato sarebbe stato attratto dall'atteggiamento conservatore nelle politiche ambientali del partito cristiano-democratico.

Chi ha un po' di esperienza di politica tedesca aveva motivo di dubitare di questa saggezza convenzionale. Il motivo è che la catastrofe ambientale avrebbe preso la forma di un "rischio" da cui assicurarsi. In tal caso, la questione politica non sarebbe stata ideologica bensì finanziaria: lo Stato doveva coprire il costo di assicurarsi dal rischio che la propria casa venisse distrutta? Avrebbe dovuto ricostruire il ponte e la strada? E per farlo, avrebbe dovuto alzare le tasse?

Una lettura politica centrata sul ruolo dello stato e sul livello delle tasse avrebbe riportato il discorso politico nel campo classico del partito socialdemocratico e, in contrapposizione, del partito liberale. La polarizzazione creata dall'alluvione non sarebbe stata lungo l'asse "moderno" tra Verdi e cristiano-democratici, bensì lungo l'asse tradizionale "novecentesco" tra socialdemocratici e liberali. Anche se il risultato delle elezioni - e ancor più dei negoziati successivi - è del tutto aperto, in due mesi il partito guidato da Olaf Scholz è passato dal 16 al 26% dei sondaggi (Allensbach) e i liberali hanno consolidato il recupero che avevano già avviato.

Può sembrare limitante porre i temi ambientali in termini di soli costi per gli individui e per la collettività. Tuttavia, proprio questa è la caratteristica di gran parte del sistema delle politiche pubbliche tedesche. Si tratta di un sistema che nel discorso pubblico viene abitualmente descritto come un sistema assicurativo, cioè la disposizione di risorse finanziarie a fronte di quattro rischi per il benessere degli individui: la vecchiaia, la disoccupazione, la malattia e la necessità di altra assistenza (Pflege). A questi rischi si aggiunge ora quello ambientale. La politica si divide sull'importanza di distribuire i rischi individuali sull'intera collettività o meno.

Decifrare questa dinamica del pensiero politico è importante anche per i partner della Germania e in particolare per l'Italia. Quando Berlino chiede di avere politiche di gestione austera dei denari pubblici non intende chiedere ai partner di aderire ideologicamente a un presunto ordo-liberalismo (basterebbe conoscere le politiche di Adenauer per dubitarne), ma di mettere da parte le risorse che saranno utili quando le condizioni peggioreranno, cioè di assicurarsi da un rischio. Si può molto stigmatizzare l'incapacità tedesca di affrontare i rischi in anticipo, cioè investendo per prevenirli, ma la storia dell'economia tedesca non può che constatare i buoni risultati del loro atteggiamento previdente