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Gm attacca Fca: ecco i conti offshore per pagare i sindacati

scontro nell’auto

Si riaccende la battaglia legale. Fiat che definisce «disgustose» le «folli accuse» del competitor

di Marco Valsania

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(AFP)

Si riaccende la battaglia legale. Fiat che definisce «disgustose» le «folli accuse» del competitor

4' di lettura

NEW YORK - Spie nel consiglio di amministrazione. Una rete di conti offshore per pagare – e nascondere - tangenti ai danni d’una concorrente. No, tutte menzogne e calunnie, cospirazioni inventate di sana pianta e già ripudiate dai tribunali.

È una saga legale che non accetta la parola fine quella che dallo scorso novembre contrappone negli Stati Uniti due colossi globali dell’auto, la General Motors, nei panni di grande accusatore, e Fiat Chrysler Automobiles, che contrattacca con la medesima foga. Anzi, adesso affianca al duello toni da romanzo di cappa e spada. L’ultima puntata, come nei racconti d’appendice che si rispettino, è stata scritta nel caldo di agosto.

Detective al lavoro

Gm ha assicurato la giustizia americana d’aver trovato, grazie a propri detective, inedite indicazioni dell’esistenza di conti segreti nelle isole Cayman, in Svizzera, Lussemburgo, Singapore e anche Italia che sarebbero stati impiegati da Fca per una trama di bustarelle volta a danneggiare Gm nei negoziati con il sindacato sul costo del lavoro. «Questo network di conti, utilizzato dagli accusati e controllati in parte da individui che in teoria agivano per Gm, rivela una dimensione di corruzione e attività illegali che specificamente prendeva di mira General Motors e non era nota», asserisce. E aggiunge, in particolare, che l’ex esponente del consiglio di amministrazione di Gm ed ex sindacalista Joe Ashton, in attesa di sentenza per corruzione nei prossimi giorni, sarebbe stato in realtà una delle talpe prezzolate dal nemico.

L’obiettivo per Gm è riaprire a tutti gli effetti in tribunale un caso contro Fca che era parso altrimenti chiuso, archiviato a inizio luglio con un nulla di fatto dal magistrato incaricato, l’81enne giudice distrettuale del Michigan Paul Borman. Ma, indipendentemente dall'esito di questi o altri tentativi, la nuova escalation dello scontro appare destinata a lasciare una pesante eredità nelle relazioni tra le due grandi imprese. E, soprattutto, a diventare cartina di tornasole delle tensioni che oggi scuotono le case automobilistiche tradizionali, rivoluzioni tecnologiche e di mercato che innescano fusioni e consolidamenti e premiano una nuova arrivata quale Tesla, regina delle vetture elettriche e hi-tech nata nel 2003, quotata dal 2010 e volata a leader della market cap del settore globale.

La dura replica di Fca

Fca, segno dell’acrimonia tra le due società, ha risposto a General Motors con linguaggio altrettanto forte. «Il proposto ricorso emendato di Gm si legge come una sceneggiatura d’un film di serie B, pieno di assurde accuse che Fca avrebbe pagato spie per infiltrare Gm e estrarre informazioni usando appositi fondi in una vasta rete di conti bancari esteri e segreti. Nulla di ciò è vero». Fca ha proseguito definendo «disgustose» le «accuse folli e senza traccia di prove». E ha esplicitamente citato quale motivazione della rivale, adesso come ieri, il desiderio di sabotare il merger da lei orchestrato con la francese Psa, che crearà un gruppo capace di scavalcare Gm.

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