Italy

Governo, scelte chiare che archiviano gli equilibri del passato

Chi continua a teorizzare la continuità tra l’attuale governo e quello presieduto da Giuseppe Conte, da ieri faticherà un po’ di più a puntellare questa tesi. Il cambio della guardia al vertice dei servizi segreti deciso dal premier Mario Draghi chiude un capitolo controverso e delicato. E conferma la volontà di seguire una propria agenda, senza troppi condizionamenti esterni. Il modo in cui ha ridisegnato i vertici dello «Stato profondo» in poche settimane archivia una fase ritenuta superata e sotto alcuni aspetti opaca. La sostituzione del prefetto Gennaro Vecchione con il segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni al vertice del Dis (Dipartimento per l’informazione e la sicurezza), era nell’aria. Ma non per questo appare meno significativa, perché Vecchione era considerato, a torto o a ragione, vicino all’ex premier grillino: al punto da sollevare sospetti e diffidenze tra gli alleati. Per questo dalla Lega, che pure dal 2018 al 2019 è stata alleata col M5S, arrivano parole di soddisfazione.

Il tracciato di Draghi

Le decisioni prese ieri sono accolte dal partito di Matteo Salvini come «l’ennesimo segnale di discontinuità rispetto alle scelte di Conte e dei 5 Stelle». Ma la discontinuità si manifesta nei confronti un po’ di tutti. Draghi ieri ha risposto alla Camera alle domande del «question time». E ha tracciato una strategia sull’immigrazione senza concessioni alla stessa Lega. «Nessuno sarà lasciato solo in acque territoriali italiane», ha detto. Il «rispetto dei diritti umani è una componente fondamentale della politica migratoria». La stessa gradualità, ribadita anche ieri, sulla riapertura delle attività commerciali, mostra la determinazione a non cedere alle pressioni trasversali dei partiti; a non assecondare una spinta che potrebbe tuttora compromettere i risultati raggiunti contro il Covid.

Malumori trasversali

I tentativi di strattonare il premier dando voce alle proteste di settori consistenti di opinione pubblica sono comprensibili. E tuttavia si rivelano imprudenti per le conseguenze che possono avere. Draghi ieri si è limitato a scansarle, ribadendo il proprio messaggio alla maggioranza e al Paese. Anche se forse sarebbe meglio dire che ha confermato di perseguire un proprio schema. L’obiettivo non è tanto di barcamenarsi tra partiti eterogenei e assillati da calcoli elettorali. Semmai, è di conciliare un programma obbligato sulle vaccinazioni e il Fondo per la ripresa, con le esigenze di forze politiche alle quali è riservata una funzione di sostegno, non un ruolo da protagoniste. Si tratta di un approccio che suscita malumori trasversali; e che imporrà in alcuni passaggi un maggiore coinvolgimento. La scommessa è come farlo senza perdere tempo, e senza rischiare di perdere gli aiuti europei.

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