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Green pass per il lavoro, la mappa degli obblighi per dipendenti pubblici e privati

ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDal 15 ottobre

Ultime settimane per organizzare i controlli sulle certificazioni e individuare i responsabili in struttura: verifiche quotidiane all’ingresso e a campione

di Eugenio Bruno e Valentina Melis

28 settembre 2021

Green pass, obbligo dal 15 ottobre per babysitter, badanti e colf: ecco le regole

Da lasciapassare nato prima dell’estate per viaggi e spostamenti a strumento indispensabile per lavorare. È la parabola compiuta dal green pass anti Covid-19 negli ultimi cinque mesi: grazie a tre distinti decreti arrivati da fine luglio in poi, ben otto disposizioni sono andate ad aggiungersi alla norma base, l’articolo 9 del Dl 52/2021. Il punto di arrivo è che, dal 15 ottobre, quasi 23 milioni di lavoratori dovranno avere la certificazione verde - che attesta la vaccinazione, la guarigione dal Covid o un tampone negativo - per poter accedere ai luoghi dove lavorano.

La platea si è ampliata progressivamente, includendo prima i medici e gli infermieri (dal primo aprile), poi il personale di scuola e università (dal primo settembre) e i lavoratori di mense e pulizie scolastiche (dall’11 settembre), infine gli addetti delle Rsa (dal 10 ottobre), per arrivare a coprire tutti i dipendenti pubblici e privati. Una tale stratificazione di norme, concentrata in un arco temporale così ristretto, ha reso il quadro degli obblighi e dei controlli tutt’altro che pacifico.

I dubbi nella Pa

Per un dubbio che sembra sciolto - e cioè che l’introduzione di un obbligo generalizzato per il pubblico impiego non cancelli le norme ad hoc introdotte in precedenza per sanità, scuola e università - ce ne sono altri ancora in piedi. A partire dalla disparità di trattamento che vede coinvolti (sulla carta) i prof e i collaboratori scolastici, da un lato, e il resto degli statali. Mentre per i primi, al quinto giorno anche non consecutivo di assenza, scatta la sospensione dal servizio e dallo stipendio, i secondi si vedranno interrompere solo la retribuzione.

Inoltre, come rileva Sandro Mainardi, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bologna, «resta da capire, dato il flusso di informazioni verso gli uffici che dovranno registrare le “assenze ingiustificate” dei dipendenti, come le amministrazioni, soprattutto quelle minori, possano far fronte all’adempimento con le proprie risorse umane, finanziarie e strumentali, a invarianza di spesa».

A rigore poi, poiché l’obbligo per il lavoratore è di avere il green pass oltre che di esibirlo, dovrebbe averlo anche chi è in smart working, soprattutto se entra in determinati giorni nel proprio luogo di lavoro. Pur essendo «pacifico - aggiunge Mainardi - che il mancato possesso del green pass non possa essere criterio di adibizione allo smart working».

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