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Guerra e pace. Il dialogo sul nucleare iraniano allontana Israele dagli Usa

Il difficile cammino dell’accordo sul nucleare (Jcpoa)

Per quanto le premesse fossero incoraggianti (non per Israele) la vita del Jcpoa è durata davvero poco. Poco meno di tre anni. Israele è sempre stata profondamente contraria a questa intesa per questioni di sicurezza nazionale (ha sempre sostenuto che l'Iran punta ad un arsenale atomico). Accorso in suo aiuto, l’ex presidente americano Donald Trump era uscito unilateralmente dal Jcpoa nel maggio del 2018, ripristinando le sanzioni economiche contro Teheran, per poi inasprirle nei mesi e negli anni successivi.

Sanzioni durissime. Che hanno messo in ginocchio l’economia iraniana. Temendo la scure dell’embargo americano, e quindi le conseguenze finanziarie, molte grandi aziende di tutto il mondo, incluse quelle europee, hanno subito interrotto i loro affari e i grandi progetti che intendevano realizzare una volta che le sanzioni fossero state definitivamente rimosse.

Teheran accusa Israele, che non smentisce

Tornando all’attacco dell’11 aprile, il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, considerato l’architetto del Jcpoa, non ha avuto dubbi: «Questo attacco è stato un episodio di terrorismo nucleare. Ci riserviamo il diritto di rispondere, i sionisti vogliono vendicarsi per i nostri progressi sulla strada della revoca delle sanzioni, hanno detto pubblicamente che non lo permetteranno. Ma noi ci prenderemo la nostra vendetta». Seguendo un copione già visto, il Governo israeliano non ha smentito né confermato.

Ma le parole pronunciate poche ore dopo la diffusione dell'attacco dal capo dell'esercito israeliano, Aviv Kochavi, non sono enigmatiche «Le operazioni (di Israele, ndr) in Medio Oriente non sono nascoste agli occhi dei nemici», ha detto.

La nuova linea americana incoraggia Bruxelles

Senza il sostegno di Donald Trump le cose non si stanno però mettendo bene per Israele. Quanto Trump era determinato a far carta straccia dell'accordo sul nucleare, tanto è deciso l'attuale presidente Joe Biden a portare avanti gli sforzi per farlo rivivere. Galvanizzata da questa nuova linea, Bruxelles ha lanciato un duro monito: «Rigettiamo qualsiasi tentativo di minare o indebolire gli sforzi diplomatici in coso». E ha perfino annunciato che aprirà un’inchiesta sull'incidente a Natanz per appurare se si è trattato davvero di un atto di sabotaggio. Poche ore prima, dalla base aerea di Nevatim, in Israele, il Segretario Usa alla Difesa, Lloyd Austin, aveva precisato che gli sforzi americani per tornarsi ad impegnare con l'Iran sull'accordo nucleare continueranno. Un messaggio chiaro al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Che aveva incontrato Austin domenica 11 aprile assicurando di fare tutto ciò che è in suo potere per fermare l'accordo sul nucleare.

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