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Ha il Covid ma non lo sa, infermiera prosegue il suo lavoro in reparto

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Dopo aver fatto il tampone ha lavorato per una settimana in reparto, a Palermo infermiera positiva al Coronavirus. Nessuno l'aveva avvisata.

Coronavirus, a Palermo infermiera positiva al lavoro
Al lavoro con il Coronavirus, a Palermo infermiera non sa di essere positiva.

A Palermo, infermiera con il Coronavirus continua a lavorare in reparto dopo aver effettuato il tampone. La donna in realtà non sapeva di essere positiva, così ha proseguito a prestare servizio presso Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Cervello.

Palermo, infermiera positiva al Coronavirus

Sembra infatti che nessuno le avesse comunicato l’esito del tampone, lasciandola lavorare come nulla fosse ed esponendo al contagio colleghi e pazienti. Un fatto gravissimo, ha detto Vincenzo Munafò, segretario provinciale della Fials-Confsal, a Palermo Today, “Abbiamo tenuto una professionista sanitaria a portare in giro il virus per una settimana”. L’ospedale starebbe provvedendo ad effettuare tutte le verifiche del caso, sanificando corridoi e stanze nelle quali l’infermiera ha lavorato.

Una falla nel sistema ospedaliero?

La donna ha scoperto di essere positiva al Coronavirus quando ha dovuto fare il secondo tampone. Il primo l’aveva eseguito tra il 19 e il 20 ottobre 2020, chiedendone quindi l’esito e facendo l’amara scoperta: era stata contagiata. Non è ancora chiaro se la direzione avesse inviato o meno il referto all’interessata, nel frattempo lei ha allertato le forze dell’ordine per denunciare il fatto.

“È normale che il Coronavirus si diffonda a macchia d’olio se questo è il modo in cui vengono gestite le situazioni di crisi“, ha dichiarato Munafò, “L’ospedale adesso dovrebbe contattare i pazienti che possono essere stati in contatto con l’infermiera e informarli dell’accaduto”.

La prassi per il Coronavirus

Probabile che l’errore sia derivato da una falla nella burocrazia, dal momento in cui il tampone arriva al laboratorio di Microbiologia senza l’indicazione dell’unità operativa del dipendente, comunque identificato con nome e cognome.

Così, il laboratorio manda una mail alla direzione sanitaria, che dovrà contattare il soggetto. “Un giro che potrebbe essere evitato per snellire la comunicazione e renderla più sicura ed efficace”, conclude il segretario provinciale della Fials-Confsal, “Bisogna evitare il ripetersi di questi errori”.

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