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Ho sognato un mondo con un’unica moneta corrente, il Tempo

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Ho sognato di vivere in un mondo in cui esisteva un’unica moneta di scambio ed era il Tempo. Il Tempo non serviva neppure coniarlo, bastava solo aspettarlo per guadagnarlo e poi viverlo per spenderlo. Niente banche, né centrali né popolari né rurali né altro, perché tanto il Tempo non si può depositare e non produce interessi perché se passa svanisce e non lo puoi capitalizzare. Prestare sì, invece, quello si può fare e anche donare, ma senza bisogno di intermediari, perché nel mettere a disposizione degli altri un po’ del tuo Tempo si genera direttamente Tempo condiviso o liberato per poterlo spendere in qualche altro modo.

Il Tempo, come unica moneta, era stato introdotto quando finalmente se ne era capito il valore, perché tutte le altre valute avevano perso il loro e tutto il sistema di scambi commerciali stava rischiando di perdere senso e con esso l’intero sistema economico mondiale. Tutto era iniziato con l’improvvisa diffusione di un virus, quando ognuno era stato costretto a restare in casa e i rapporti sociali, non solo avevano perso di interesse, ma addirittura erano diventati dannosi. Prima erano cresciuti i prezzi, di pari passo con la domanda di beni diventati inaspettatamente essenziali, e chi disponeva di soldi aveva contribuito a sostenere l’aumento dei prezzi e ad alimentare le differenze di status. Poi la domanda era cresciuta al punto da non poter più essere soddisfatta e neppure la disponibilità di denaro da spendere riusciva a garantire i rifornimenti.

Niente sembrava più avere valore finché qualcuno, un po’ per caso un po’ per antica saggezza, non disse «il tempo è denaro» e allora tutto fu chiaro. Più del virus stesso si diffuse la consapevolezza che solo il tempo continuava a mantenere il suo valore e, anzi, ne acquisiva sempre di più. Il tempo definiva il valore dei beni perché la produzione richiedeva tempo ed altro tempo serviva per la consegna e per il consumo e così via. Le nuove regole di vita sociale avevano generato un nuovo equilibrio mondiale in cui gran parte della popolazione aveva guadagnato tempo e tutti avevano imparato ad assegnare al tempo un valore preciso.

A quel punto il sistema era pronto, ma restavano da stabilire regole, criteri di valutazione universalmente validi e da fissare i tassi di cambio, perché all’inizio il tempo era ancora percepito in una molteplicità di modi differenti ed era come se ci fossero tanti tempi diversi ancora in circolazione. C’era il tempo dilatato di chi aspettava… l’esito di un tampone, la fine della quarantena, la guarigione, una notizia, un ritorno, una consegna, il proprio turno, qualcosa di ordinario come la cottura di un dolce. C’era il tempo ristretto di certi gesti come un saluto, un incontro a distanza, un respiro, uno sguardo trasmesso nonostante la mascherina. C’era il tempo quasi impercettibile delle connessioni che annullavano le distanze e superavano ogni ostacolo, in un nuovo mondo sottosopra in cui oltre i muri casalinghi tutti erano lontani, ma dentro i nodi della rete tutti diventavano vicini. C’era il tempo scambiato dei ricordi già vissuti che sostituivano un presente rinviato e c’era il tempo anticipato dei progetti, che è tempo futuro ancora da vivere, ma solo per i più ottimisti e per tutti i giovani cui il tempo permette più sogni che ricordi.

All’inizio non fu facile, ma c’era tempo, così si riunirono i direttori delle banche centrali, furono interpellati gli esperti economisti e, dopo giorni di interminabili discussioni, qualcuno disse «dobbiamo trovare una soluzione, mentre noi siamo chiusi qui dentro, fuori il tempo corre…» e tutti si guardarono in faccia soddisfatti: «Il tempo, per sua natura, corre dunque il Tempo sarà la nuova valuta corrente».

Ho sognato di vivere in un mondo in cui esisteva un’unica moneta di scambio ed era il Tempo e, come spesso accade con i sogni, al risveglio, nel silenzio di un mondo sospeso, un po’ di quel sogno è rimasto impigliato nella realtà… e forse non è successo soltanto a me.

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