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Hong Kong e Oms, Trump attacca la Cina

NEW YORK Dopo aver sospeso il pagamento delle quote, Donald Trump completa la sua guerra contro l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ritirando totalmente gli Stati Uniti dall’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della salute sul nostro pianeta.

«E’ un’organizzazione Cina-centrica» accusa il presidente americano, che comunica la rottura in un breve discorso alla Casa Bianca nel quale ha annunciato anche un ventaglio - vasto ma ancora non be definito - di ritorsioni nei confronti della Cina contro la quale lancia una raffica di accuse: dallo spionaggio al furto di segreti industriali, dalla concorrenza sleale all’«espansionismo illegale in territori dell’Oceano Pacifico che minaccia la libertà di navigazione», fino alla legge sulla sicurezza nazionale appena approvata a Pechino che mina l’autonomia di Hong Kong e pone fine alla libertà della quale hanno fin qui goduto i cittadini dell’ex colonia britannica. Una violazione degli accordi internazionali che dovrebbero garantire questa autonomia almeno fino al 2047.

«La Cina» dice Donald Trump, «afferma che sta proteggendo la sua sicurezza nazionale. In realtà a Hong Kong sta invadendo col suo apparato di sicurezza quello che fino a ieri era un bastione di libertà».La misura più grave annunciata da Trump è la fine dello statuto speciale fin qui concesso dagli Stati Uniti al territorio di Hong Kong. Pessima notizia per la Cina, ma soprattutto per la città il cui dinamismo industriale e finanziario è alimentato proprio da questi privilegi commerciali. Non è, però, chiaro quanto rapido e profondo sarà l’intervento di Trump, che si è limitato ad «avviare l e procedure per la revoca» senza fissare una scadenza e senza indicare quali trattamenti preferenziali verranno eliminati. Il presidente ha precisato che «il mio annuncio odierno riguarda l’intero spettro degli accordi che abbiamo con Hong Kong, compresi la revoca del trattamento preferenziale e le facilitazioni di viaggio e doganali con le quali oggi trattiamo la città in modo diverso dal resto della Cina». In futuro non sarà più così, ma il presidente ha anche detto che ci saranno alcune eccezioni.

Trump ha anche aperto un nuovo capitolo di sanzioni contro la Cina, per ora indirizzate ai personaggi identificati come responsabili diretti degli atti che stanno togliendo a Hong Kong le sue libertà. L’annuncio dato da Trump nel Giardino delle Rose della Casa Bianca è il punto d’arrivo di un’escalation della tensione con la Cina alimentata prima dallo scontro su temi commerciali e finanziari (l’accusa alla Cina di manipolare la sua valuta e di approfittarsi dell’America sul piano industriale), poi su quelli geostrategici (l’espansionismo cinese sui mari) e sanitari (la pandemia provocata dal «virus cinese» che Pechino ha nascosto per settimane).

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la nuova legge sulla sicurezza nazionale promossa nei giorni scorsi a Pechino. «Se la varate, per noi Hong Kong non sarà più autonoma», aveva avvertito il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Pechino è andata avanti comunque: il giorno dopo l’approvazione della norma, ecco che arriva la reazione di Washington.

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