Italy

I giovani non vanno molto dal medico (e chiedono consigli ai farmacisti)

Gli adolescenti non vanno dal medico: un luogo comune o la fotografia della realtà? E qual è il loro rapporto con le farmacie e i farmacisti? Sono le domande a cui ha cercato di dare risposta un’indagine realizzata da Laboratorio Adolescenza (associazione no-profit che si occupa di ricerca sociale), Istituto di ricerca Iard e Clinica pediatrica Università di Pavia - Fondazione Irccs Policlinico San Matteo (in collaborazione con Federfarma e con il sostegno non condizionato di Reckitt-Benckiser) su un campione nazionale, rappresentativo di 2.100 studenti delle scuole medie superiori (nel periodo pre-Covid). «Orfani» del pediatra e dei suoi bilanci di salute, ciò che appare dai risultati dello studio è che manchi l’abitudine a un controllo routinario della propria salute. Oltre due terzi del campione va dal medico di famiglia se e quando emerge una specifica esigenza; nella migliore delle ipotesi una o due volte all’anno. Percentuali di frequentazione che non si discostano molto da quelle che si ritrovano relativamente ad altri specialisti (dentisti, dermatologi e oculisti).

Una cultura da cambiare

«Che gli adolescenti godano complessivamente di buona salute — commenta Gianluigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica Università di Pavia - Fondazione Irccs Policlinico S. Matteo — è un’ innegabile e positiva realtà, ma la frequentazione del medico rarefatta è un retaggio di una cultura che dobbiamo cercare di modificare abituando i giovani a comprendere che dal medico non ci si va solo quando si ha un problema conclamato, ma si va per prevenire che i problemi sorgano. Vale per i medico di famiglia come per i controlli specialistici». Frequentazione tanto rarefatta che quando si tratta di assumere un antidolorifico solo il 37% lo fa dietro specifica indicazione del medico. I principali «prescrittori» sono i genitori (44,4%), mentre il 4% sceglie da solo e il 3% si fa consigliare dal proprio coach o dall’allenatore. «Non dobbiamo lasciarci fuorviare dal fatto che alcuni antidolorifici siano prodotti che non richiedono la prescrizione medica — sottolinea Maria Teresa Zocchi, medico di medicina generale e membro del consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Milano — sia perché non sono tutti uguali e ugualmente efficaci per sintomatologie differenti, sia perché il parere del medico, quantomeno alla prima assunzione, è indispensabile per definire i dosaggi e verificare il rischio di interferenza con eventuali altri farmaci assunti».

Le ragazze non vanno dal ginecologo

Ma l’aspetto più critico emerso dalla ricerca riguarda, ovviamente al femminile, il rapporto con i ginecologo. Il 52,7% delle intervistate (età dai 14 ai 19 anni), senza differenze territoriali significative, non ha mai fatto una visita ginecologica. «Purtroppo la famiglia, e in particolare le “mamme”, continuano a considerare ilcontrollo ginecologico come un appuntamento da donna adulta e non da adolescente — commenta Annunziata Marra, referente area ginecologica di Laboratorio Adolescenza e dirigente Agite (Associazione Ginecologi Territoriali) — e questo non solo perché la visita ginecologica rimanda istintivamente all’attività sessuale delle figlie che molti genitori cercano di rimuovere come concetto stesso. Spesso anche i casi di dismenorrea o irregolarità significative del ciclo (dall’indagine risulta che oltre il 50% delle ragazze intervistate afferma di avere un ciclo, anticipato, ritardato o senza ritmi definiti), che col sesso non c’entrano niente, non vengono portati all’attenzione del ginecologico». Concorda Ilaria Brambilla, responsabile ambulatorio di endocrinologia e ginecologia pediatrica della Clinica Pediatrica UniPv - Irccs S.Matteo che aggiunge: «Centri come il nostro, che vengono percepiti a metà tra il consultorio e l’ambulatorio, per altro abbastanza diffusi su tutto il territorio, possono facilitare un primo importantissimo approccio delle giovanissime alla prevenzione ginecologica, non solo intervenendo là dove serve, ma anche creando cultura in tal senso.

Personale competente

In tutto questo qual è il ruolo del farmacista, altro «attore» in gioco quando si parla di salute, e in che relazione sono gli adolescenti con la farmacia? Il 70% trova la farmacia un luogo gradevole e accogliente e solo il 30% lo considera asettico o addirittura «tetro». Quando si deve acquistare un farmaco senza ricetta medica il 38% chiede spesso consiglio al farmacista. Ma, soprattutto, il 67% considera il farmacista «un professionista competente a cui potersi rivolgere per un consiglio», mentre meno di un quinto del campione lo percepisce come un «venditore di medicine». Un dato che Marco Cossolo, presidente di Federfarma, accoglie con evidente entusiasmo: «Questa evidenza premia anche i nostri sforzi finalizzati a rendere sempre di più le farmacie e i farmacisti dei punti di riferimento per il benessere e la salute collettiva. Essere riusciti a guadagnare la fiducia degli adolescenti, “pubblico” non facile da attrarre, è indubbiamente una bella soddisfazione».

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