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I sindacati mettono in guardia Draghi: "Green pass non sia arma per licenziare i lavoratori"

I sindacati mettono in guardia Draghi: "Green pass non sia arma per licenziare i lavoratori"

Il tavolo

Le rappresentanze del lavoro hanno anche colto l'occasione per porre il problema del ritiro dei licenziamenti fatti dalle multinazionali e hanno chiesto di fare una verifica sulle filiere produttive coinvolte dai processi di riconversione produttiva

Maurizio Landini - foto di repertorio Ansa

Fumata nera dall’incontro fra il Premier Mario Draghi e i sindacati, al termine del tavolo in cui gli interlocutori hanno affrontato il tema dell’obbligatorietà del Green Pass nelle fabbriche e, in generale, sul luogo di lavoro. Alla fine di un incontro iniziato alle 19,30 e terminato poco prima delle 21,30, il Governo “si è riservato di fare valutazioni e terrà conto delle nostre osservazioni". Lo ha detto il leader della Cgil Maurizio Landini dopo il colloquio con Draghi. Landini ha detto che non c'è nessun "no" pregiudiziale sull'utilizzo obbligatorio del Green Pass sui luoghi di lavoro, ma ha respinto l'ipotesi di sanzioni per chi decide di non vaccinarsi.

I sindacati hanno ricordato a Draghi che "si continua a morire nei luoghi di lavoro anche se vaccinati, che bisogna fare investimenti seri in prevenzione e negli ispettori" ha spiegato sempre Landini. In definitiva i sindacati, da una parte vogliono essere sicuri che il Green pass non sia usato come arma di ricatto nei confronti dei lavoratori che restano liberi di poter fare il proprio mestiere, dall’altra chiedono che si prosegua con tutte le forme di tutela sul posto di lavoro attualmente presenti per chi si è vaccinato, evitando un via libera tutti.

"Sul vaccino c'è un accordo sulla sicurezza sanitaria sottoscritto dalle parti sociali e inserito in un decreto e qualsiasi tentativo di modificarlo necessita di una legge", ha sottolineato il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri al termine dell'incontro con Draghi. "Siamo disponibili ad aprire un confronto con le associazioni datoriali per migliorare i contenuti dell'accordo", aggiunge Luigi Sbarra della Cisl.

Le rappresentanze del lavoro hanno anche colto l'occasione per porre il problema del ritiro dei licenziamenti fatti dalle multinazionali e hanno chiesto di fare una verifica sulle filiere produttive coinvolte dai processi di riconversione produttiva. Anche su questo, il Governo si è impegnato a incontrare di nuovo le sigle sindacali entro la fine del mese e prendere delle decisioni concertate. 

Un confronto tra Governo e sindacati per stabilire se, e in caso positivo come, il Green Pass debba essere reso obbligatorio sul posto di lavoro è dunque fondamentale prima della ripartenza dopo la pausa estiva. A oggi l’obbligo vaccinale per lavorare non è stabilito per legge, e le aziende che volessero arbitrariamente farlo rispettare potrebbero incorrere in cause da parte dei lavoratori.

Le aziende che hanno iniziato a vaccinare internamente hanno da subito chiarito che si tratta di una facoltà, e non di un obbligo, e il governo ha stabilito l’obbligo soltanto per il personale medico sanitario che lavora a contatto con il pubblico e che, in caso di rifiuto a vaccinarsi, deve essere spostato su altre mansioni che non lo comportano. Il dialogo prosegue e il nodo dovrebbe essere sciolto entro i prossimi giorni, visto che il governo si prepara a varare un nuovo decreto che dovrebbe estendere l’obbligo di certificato verde a diversi altri ambiti della vita.

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