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Il 27 ottobre 1968 si chiudeva l'Olimpiade di Tommie Smith e John Carlos, ma anche di Peter Norman e Vera Cáslavská: dopo la protesta la ginnasta ceca non potè più gareggiare

TRENTO. Quando si parla dell'Olimpiade di Città del Messico, la prima immagine che salta alla mente è una e una sola: quella che ritrae i due velocisti americani Tommie Smith e John Carlos a piedi scalzi, con il capo chino e il pugno sollevato con un guanto nero, a sostegno del movimento denominato "Olympic Project for Human Rights" mentre ascoltano l'inno nazionale americano rispettivamente sul primo e terzo gradino del podio dopo la gara dei 200 metri.

Smith e Carlos furono estromessi dalla squadra americana, vennero espulsi dal villaggio olimpico e, una volta rientrati negli Usa, abbandonarono la carriera da duecentisti, anche in seguito alle numerose minacce ricevute con la medaglia d'oro che si "reinventò" come giocatore di football americano.

Quel giorno, però, sul podio con i due atleti a stelle e striscie c'era anche l'australiano Peter Norman, protagonista di un eccellente percorso nelle batterie e abilissimo in finale ad inserirsi tra i due favoriti americani. Ebbene, Norman, membro dell'Esercito della Salvezza, espresse la sua solidarietà alla causa dei due atleti, indossando lo stemma dell' "Olympic Project for Human Rights": al rientro in patria venne condannato pesantemente dai media australiani e continuamente boicottato dalle autorità sportive oceaniche. Quattro anni dopo, pur avendo raggiunto la qualificazione sia nei 100 che nei 200 metri per le Olimpiadi di Monaco di Baviera, non venne convocato con l'Australia che preferì non inviare alcun velocista piuttosto che puntare su di lui.

L'ostracismo nei suoi confronti durò per decenni: basti pensare che, in occasioni delle Olimpiadi di Sydney del 2000, non venne coinvolto nell'organizzazione (come, invece, accade sovente per gli ex atleti di alto livello) e nemmeno invitato a presenziare, nonostante sia a tutt'oggi il più grande velocista australiano della storia.

Norman, dopo aver lavorato come insegnante, è morto prematuramente nel 2006 a 64 anni a causa di un infarto. La Federazione Statunitense (non quella australiana, si badi) ha stabilito che il 9 ottobre (il giorno del suo funerale nel 2006) venga celebrato il "Peter Norman Day". Smith e Carlos parteciparono al funerale di quello che, da quel di giorno a Città del Messico era diventato un amico a tutti gli effetti, sorreggendo la sua bara.

Solamente nel 2012 il Parlamento australiano si è scusato tardivamente con Peter Norman, con una dichiarazione in cui veniva riconosciuto il suo coraggio nell'indossare il simbolo del Progetto Olimpico per i Diritti Umani, in segno di solidarietà con Smith e Carlos.

L'Olimpiade del 1968 non è stata solamente l'Olimpiade di Smith, Carlos e Norman, ma anche quella di Vera Càslavskà, una ginnasta capace di vincere qualcosa come 7 medaglie d'oro e quattro medaglie d'argento ai Giochi Olimpici che la rende la ginnasta con più titoli a cinque cerchi a livello individuale e, allo stesso tempo, l'unica ad aver conquistato la medaglia d'oro olimpica in tutte le specialità individuali.

La Čáslavská è anche l'unica ginnasta, a livello sia maschile sia femminile, ad aver conquistato l'oro olimpico in ogni specialità individuale (concorso individuale, trave, volteggio, corpo libero, parallele asimmetriche). Tra il 1964 e il 1968 è stata imbattuta nel concorso individuale ad ogni manifestazione internazionale.

A Tokyo 1964 vinse in tutte le categorie, ma nel 1968 il suo appoggio (dichiarato) al movimento democratico cecoslovacco, che si opponeva all'opposizione sovietica, le costò carissimo: le fu vietato d'allenarsi con il resto della squadra olimpica e la Čáslavská dovette fare da sola, allenandosi nei boschi della Moravia, utilizzando sacchi di patate come pesi e assi di legno come travi. Il risultato furono quattro medaglie d'oro e due d'argento.

Nella prova di corpo libero l'atleta ceca sarlì sul gradino più alto del podio assieme alla russa Larisa Petrik. Durante l'esecuzione dell'inno dell'Unione Sovietica, la Čáslavská distolse in maniera evidente lo sguardo, ribadendo la propria solidarietà al movimento demoratico ceslovacco.

In seguito a questo evento ala suo matrimonio con il mezzofondista Josef Odlozil (scomparso poi in tragiche circostanze), celebrato proprio a Città del Messico, la ginnasta divenne persona non gradita al regime sovietico: le fu imposto il ritiro (all'età di 26 anni) e, per 12 anni, anche di volare, lavorare o presenziare ad eventi sportivi. L'ostracismo raggiunse livelli elevatissimi, quando le autorità si rifiutarono di pubblicare la sua autobiografia e fecero di tutto per censurarla quando questa fu diffusa in Giappone.

La situazione migliorò solamente nel 1980, in seguito ad un preciso intervento del Comitato Olimpico Internazionale: la Čáslavská venne insignita dell'Ordine Olimpico e, dopo la caduta della cosiddetta Cortina di ferro, ricevette i riconoscimenti negati, venendo eletta anche alla presidenza del Comitato Olimpico della Cecoslovacchia.

Vera Čáslavská è scomparsa cinque anni fa per un tumore: di lei resta il ricordo di una delle più grande ginnaste della storia e di una donna orgogliosa, che ebbe il coraggio di manifestare le proprie idee anche, e soprattutto, nel momento di maggior importanza e visibilità per uno sportivo. Quel giorno, pur sapendo a cosa sarebbe andata incontro, decise di non arrendersi.