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[Il caso] La seduta decisiva al Senato fissata martedì per la paura che alcuni senatori si addormentino

Per capire quanto siano state tese le conferenze dei presidenti di gruppo di Camera e Senato parlano i tempi. A Montecitorio, dopo una sospensione dei lavori durata nove ore e trentacinque minuti, dalle 10,05 quando Roberto Fico sospende la seduta alle 19,40 quando il vicepresidente di turno Fabio Rampelli la riapre per poi chiuderla definitivamente dopo soli due minuti, la capigruppo partorisce questo testo: “La Conferenza dei Presidenti di Gruppo, riunitasi nella giornata di giovedì 14 gennaio, ha stabilito che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, svolge (in realtà svolgerà ci sarebbe stato meglio ndr) Comunicazioni sulla situazione politica nella seduta di lunedì 18 gennaio. L’ordine dei lavori prevede l’intervento di Conte, il dibattito e la replica del Presidente del Consiglio. A seguire il voto sulla fiducia al Governo posta su una delle risoluzioni presentate. Il voto si svolge con chiama per appello nominale”. E, a dare una parvenza di normalità al tutto, si precisa che si svolgerà regolarmente la 452esima seduta della Camera dei deputati della legislatura, di pura routine: “Svolgimento di interpellanze urgenti”.

Così, esattamente come a Palazzo Madama, l’unica traccia lasciata da Giuseppe Conte è una lettera letta a Montecitorio da Fabio Rampelli e a Palazzo Madama dalla vicepresidente Paola Taverna, ovviamente identica per i due rami del Parlamento, sotto il titolino “Annunzio delle dimissioni di due Ministri e di un Sottosegretario” alla Camera dei deputati e “Governo, composizione” al Senato della Repubblica.

Scandiscono quasi all’unisono, come in una stereofonia del bicameralismo perfetto, Rampelli e Taverna: “Comunico che, in data 14 gennaio 2021, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato al Presidente della Camera (e del Senato) la seguente lettera: “Gentile Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali. Con il medesimo decreto il Presidente della Repubblica mi ha conferito l'incarico di reggere ad interim il predetto Dicastero.

Il Presidente della Repubblica, con propri decreti in data odierna, adottati su mia proposta, ha altresì accettato le dimissioni rassegnate dalla professoressa Elena Bonetti dalla carica di Ministro senza portafoglio e dall'onorevole dottor Ivan Scalfarotto dalla carica di sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale. Con viva cordialità, firmato: Giuseppe Conte

Ma, davvero, fino a lunedì è e sarà l’unica traccia di Conte nelle aule parlamentari. A Palazzo Madama la capigruppo diventa quasi drammatica, anche perché è al Senato che si giocherà la conta decisiva di Conte e quindi ogni minuto di tempo guadagnato per posticipare la seduta è un minuto guadagnato per la ricerca di Costruttori.

In questi giorni il calciomercato di deputati e senatori sarà intensissimo, ma proprio la convocazione solo per martedì tiene coperte tutte le carte dei cambi di gruppo In Senato, mentre alla Camera, dopo i cinque neo-tabacciani di ieri, sono rinviate ancora di qualche ora le dimissioni per incompatibilità annunciate dall’ex segretario del Pd ed ex ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che andrà alla Fao ed ha già scritto una bella lettera letta in aula ai suoi quasi ex colleghi, e dei due leghisti Alessandra Locatelli e Guido Guidesi che andranno nella giunta regionale lombarda di Attilio Fontana, lasciando Montecitorio. In tutti e tre i casi, comunque, i seggi non resteranno scoperti, perché i tre sono eletti sul proporzionale e quindi non ci sarà bisogno di suppletive, ma subentreranno i primi dei non eletti.

Insomma, la notizia di Palazzo Madama sta nella convocazione non per lunedì come a Montecitorio, ma per martedì 19 gennaio 2021, alle 9,30, della 293esima seduta pubblica della diciottesima legislatura del Senato della Repubblica, con un ordine del giorno tanto laconico quanto da “all in”, dentro o fuori, come in una sfida a poker: “Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri”.

Per arrivare alla decisione – a maggioranza, con il voto della sola maggioranza, e scusate il gioco di parole e addirittura contro il parere di Conte che sarebbe stato disposto a giocarsi tutto già lunedì – sul calendario dei lavori si passa attraverso addirittura due sospensioni: la prima, decretata dal vicepresidente di turno Ignazio La Russa dura dalle 10,16 alle 15; la seconda, che tocca all’altro vicepresidente di turno Roberto Calderoli, dura dalle 15,01 alle 20,29, per un totale di dieci ore e dodici minuti netti di sospensione dei lavori.

E la soluzione che ne esce non piace per nulla all’opposizione. Il presidente dei senatori del Carroccio Massimiliano Romeo attacca fra gli applausi dei suoi: “Ci saremmo aspettati che il Presidente del Consiglio venisse a riferire in Aula nella giornata di oggi e non nella giornata di martedì prossimo. Giovedì, venerdì, sabato, domenica, lunedì e martedì: passano sei giorni!”. La maggioranza o ex tale scandisce Romeo “addirittura immaginava di portare avanti prima lo scostamento di bilancio e poi di chiudere il decreto-legge Natale. Diceva infatti di andare avanti per un po', per poi parlamentarizzare la crisi, però più avanti, con calma”.

E da lì ne esce un retroscena sulla capigruppo i cui atti non sono pubblici, ma il cui andamento diventa quasi uno stenografico nella narrazione dei presidenti dei gruppi di opposizione al Senato.

Ancora Romeo, fior da fiore: “Abbiamo addirittura sentito, nella Conferenza dei Capigruppo, che i Ministri potevano aver dato le dimissioni per motivi familiari”. E ancora: Non contenti di questo, nella Conferenza dei Capigruppo di questa sera è stata addirittura avanzata l'ipotesi di poter anticipare le comunicazioni di un giorno, svolgendole nella giornata di lunedì sia alla Camera che al Senato, dividendo i tempi. Ciò avrebbe comportato che al Senato avremmo votato intorno all'una di notte e improvvisamente, dopo un inizio su cui sembrava che fossimo tutti d'accordo, quando il presidente Alberti Casellati aveva già messo quasi nero su bianco questo accordo stabilito da tutti, c'è stato un dietrofront: Conte non dà più la disponibilità per lunedì perché, se si finisce all'una di notte, purtroppo è troppo tardi e forse non si riesce a portare qualcuno a votare. (…) Volete l'orario giusto perché per qualcuno magari probabilmente all'una di notte è troppo tardi e, quindi, bisogna chiamarlo prima”.

La presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini è, se possibile ancora più dura di Romeo in un’opposizione oggi monolitica: “Colleghi, ho sentito dire oggi che il presidente Conte non può presentarsi nello stesso giorno in quest'Aula del Senato e alla Camera perché ciò potrebbe pregiudicare i diritti dei senatori anziani. Noi ci siamo commossi di fronte a questa sensibilità che avete ripetutamente dimostrato quando avete forzato il calendario dei lavori in maniera vergognosa, facendo votare anche ai senatori anziani - poveretti - fiducie ad ogni ora del giorno e della notte. Eppure in questo momento, per la vostra paura che a questo Governo raccogliticcio manchi qualche senatore, magari qualche senatore a vita un po' agé, avete il coraggio di menzionare la debolezza, la vulnerabilità, la fragilità dei senatori anziani”.

E Isabella Rauti, a nome dei senatori di Fratelli d’Italia completa il quadro: “Signor Presidente, siamo reduci da una riunione kafkiana della Conferenza dei Capigruppo, durante la quale abbiamo discusso di minutaggio, compressione dei tempi, difficoltà di deambulazione di molti senatori, problemi di insonnia e altro ancora, in un modo che offende non solo la stessa Conferenza dei Capigruppo, ma anche l'intera istituzione di cui facciamo parte. (…) Avete bisogno del sabato e della domenica non per riposare, ma per cercare di puntellare una maggioranza che non c'è più, andando a prendere di qua e di là qualche anziano che sopravvive alle due di notte o qualche altro definito impropriamente responsabile”.

Si va avanti a discutere per quasi mezz’ora. Poi parte la caccia al senatore: quattro giorni e quattro notti che saranno i più lunghi della legislatura. Per una seduta che si preannuncia come il bis di quella che portò dal Conte uno al Conte bis. Ironia della sorte: esattamente come Matteo Salvini ieri, Matteo Renzi oggi è senatore. E quindi la seduta sarà davvero una sfida all’Ok Corral, un duello rusticano in cui i protagonisti si guarderanno negli occhi.

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