Italy

Il Codice rosso svela la piaga revenge porn. "Due vittime al giorno"

Roma. Due episodi di revenge porn al giorno, due video ogni 24 ore che mandano in giro immagini intime di giovani donne (sempre più spesso minorenni), tenute sotto scacco, minacciate, ricattate da fidanzati, ex fidanzati, compagni. Sono numeri spaventosi quelli che vengono fuori dopo il primo anno di applicazione del Codice rosso, la legge che ha introdotto modifiche rilevanti al codice penale a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Reati nuovi di zecca e per i quali, dunque, non c’è confronto. Ma i numeri assoluti (che ovviamente non tengono conto di un sommerso ancora enorme per una paura e una resistenza alla denuncia ancora dure da vincere tra le donne) parlano chiaro e restituiscono una radiografia davvero allarmante di nuove e vecchie violenze, uniche a non diminuire neanche durante i mesi di lockdown in cui migliaia di donne sono rimaste chiuse in casa prigioniere dei loro aguzzini.

“Un anno di codice rosso”, il dossier messo insieme dal Servizio analisi della Direzione centrale della Polizia criminale, accende i riflettori sui quattro nuovi reati introdotti a luglio 2019: dal revenge porn alla violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o di avvicinamento alla vittima, dalla costrizione al matrimonio alle lesioni permanenti al viso. E il monitoraggio degli strumenti pensati per rispondere tempestivamente alla richiesta di aiuto delle donne ci racconta di un’Italia in cui sempre più vittime hanno cominciato a denunciare ma anche in cui moltissimi uomini continuano ad aggredire, minacciare, usare violenza, uccidere nonostante i provvedimenti che impongono loro di stare lontano da quelle donne decise a dire di no e a riconquistare la loro libertà.

I dati dunque: 718 casi di diffusione illecita di immagini o video “sessualmente espliciti” con l’81 per cento di vittime di sesso femminile, la Lombardia in testa alla classifica, seguita da Sicilia, Campania ed Emilia Romagna. E ancora 1.741 violazioni di divieti di allontanamento dalla casa familiare o, al contrario, di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. Pochi, 11, gli episodi di costrizione al matrimonio, 4 dei quali con minorenni. Di difficile lettura invece il dato del reato per lesioni che provochino sfregi permanenti al viso: sono stati 56, ma il reato ha inglobato quelle che in precedenza si chiamavano lesioni gravissime e dunque tutta una serie di episodi che non riguardano le violenze di genere. Per questo le vittime sono più uomini che donne.

«Quando le vittime cominciano a capire che si possono fidare le cose cambiano — dice Alessandra Simone, dirigente dell’Anticrimine a Milano — . Quando una donna entra in ufficio di polizia per chiedere aiuto scatta immediatamente la rete di protezione. Può stare certa che mai nessuno la manderà via o le suggerirà di tornare a casa e provare a far pace. Il codice è servito a far alzare la soglia di attenzione». Preoccupa, e non poco, il coinvolgimento di giovanissimi, carnefici e vittime, negli episodi di revenge porn. «In quest’ultimo periodo — dice Alessandra Simone — sono particolarmente aggressivi e dopo il lockdown la curva dei reati si è impennata. Le ragazze, spesso minorenni, da una parte sono ingenue, sottovalutano, ma dall’altra parte pensano di essere in grado di gestire la situazione. Riscontriamo una sorta di bullismo al femminile che si manifesta con un atteggiamento di sfida che però non le mette al riparo da questi abusi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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